MOSTRA-52 settimane con Covid….la storia continua.

Un anno passato e nulla è cambiato ,12 mesi lunghi,52 settimane lunghissime ,365 giorni di attesa , 8760 ore di speranza , 191975400 minuti di disperazione ,11518524000 secondi di rabbia …..E cominciamo da capo. Sisifo riparte.

Non ci vogliono le parole bastano immagini. Immagini che parlano da sole…….

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Mostra di ,,Merda” sotto i portici di Bologna

Bellissima insegna che non c’è più

Nel 2020 calzolaio S. Burani in Via de’ Musei chiuso per andare in meritata pensione .Il suo mestiere ha cominciato in età di 14 anni; Il negozio era una delle ultime botteghe storiche rimaste a Bologna. Purtroppo scomparsa anche bellissima insegna .Insegna più fotografata non solo di turisti ma anche dai bolognesi , insegna che faceva parte di questo bellissimo scorcio di Bologna.

Oggi purtroppo non c’è più.

via de Musei

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Palazzo de’ Rossi a Pontecchio.(Sasso Marconi)

Il complesso è situato nella valle del Reno a Pontecchio Marconi in stile tardogotico bolognese, con coronamento a merlature e decorazioni in cotto. Nel 1482, un senatore di origine parmense Bartolomeo de’ Rossi ( erede di una famosa famiglia di banchieri bolognesi) ha cominciato a costruire la sua dimora in campagna, lontano dagli affanni della guerra. Quando morì l’opera continuarono i figli. Residenza che potesse ospitare nobili, intellettuali ed ecclesiastici in visita a Bologna.Tra gli ospiti più illustri che vi alloggiarono lo scrittore Torquato Tasso (1587),Paolo III (1507) e Leone X (1516) e Papa Giulio II che soggiornò qui nel 1507.

Il Castello fu costruito su due livelli vicino al canale del Reno che garantiva l’acqua per tutte le necessità del Castello e del Borgo, che nacque lì vicino.Alla metà dell’Ottocento la corte chiusa ospitava una cartiera, mulini e altre attività produttive; nella seconda metà del XVIII secolo il conte Camillo Rossi-Turrini ne modificò alcune parti interne ed esterne, con la demolizione di una torre. Passato in proprietà prima ai Marsili e poi ai Bevilacqua-Ariosti che ancora oggi lo detengono durante la Seconda Guerra Mondiale fu base logistica delle truppe tedesche, ospedale militare, campo di smistamento per prigionieri civili.

Cortile interno del palazzo.

Chiusa e Il canale artificiale che passa dal palazzo preleva l’acqua dal Fiume Reno.

Oggi dopo la recente ristrutturazione il borgo offre servizi di ristorazione ,meeting e di ospitalità: hotel e appartamenti .


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Lampione più bello di Bologna – messaggero di vita? No-era un progetto mai compiuto.

Purtroppo tanti di voi non vorranno accettare la verità ….Lampione non è il messaggero di vita……..era bellissimo a pensare che la sua luce lampeggiante poteva segnalare una nuova nascità…..

Più famoso lampione di Bologna e di tutta Emilia Romagna si trova  all’angolo di palazzo Re Enzo, tra Piazza del Nettuno e Via Rizzoli al altezza di 3,5metri .Messo nel 1920 come un lampione per illuminare la strada .Lampione in stile Liberty è un vero gioiello della città che appartiene al Comune di Bologna. Nel 2012 lampione è stato restaurato ,da anni non illuminava più l’angolo della piazza e  grazie ad un intervento di restauro diretto dall’architetto Francisco Giordano, la luce è stata ripristinata per la gioia di tutti abitanti.

Lampione –messaggero di vita -un progetto mai compiuto

Una legenda che gira in tutta Italia dal 2012 – dice che il lampione è un messaggero di vita, è collegato a due dei più importanti ospedali bolognesi Sant’Orsola e Maggiore e ogni volta che in sala parto si celebra una nuova nascita, con l’apposito pulsante subito fa illuminare il lampione per annunciare a tutti coloro che passano di qua questa immensa gioia…….

Purtroppo è solo una legenda ,o piuttosto un progetto annunciato dal Comune di Bologna ma fin oggi purtroppo mai compiuto…Come riporta un documento del comune di Bologna

,,Il sistema di telecontrollo gestito da alma Mater non è mai entrato in funzione perchè il lampione fu ritenuto poco visibile ,specialmente di giorno ,inoltre fu giudicato di troppo impegnativo per il personale sanitario coinvolto nella comunicazione in tempo reale dei dati di nascità,,

Ci piaceva cosi tanto l’idea di questo splendido e significativo progetto che oggi pensare che non sia la verità fa male e delude…..Quanti di voi vedendo la luce lampeggiare credevano che proprio in questo momento fosse nato un bambino?………………………………………………………………………………………………………………………..

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Lampioni di Bologna

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Bolognese Giovanni Aldini ispirò Mary Shelley a scrivere romanzo Frankenstein.

Giovanni Aldini detto anche Frankenstein Italiano (1762-1834)era un fisico e accademico  nato a Bologna nel 1762 .Proseguì lo studio dell’ elettricità animale dello zio  Luigi Galvani divulgandone l’opera. Molti dei suoi esperimenti, condotti con parti di animali e cadaveri, fecero scalpore all’epoca in quanto giudicati spettacolari e raccapriccianti. Compì viaggi a Parigi e Londra dove eseguì numerosi esperimenti sulle applicazioni mediche dell’elettricità.

In breve -Chi era Luigi Galvani ? -medico italiano (Bologna 1737-1798). Professore di anatomia all’Università di Bologna (1763).Si dedicò fin dal 1780 a ricerche sull’ elettricità  nelle rane pervenendo a formulare una teoria sulla natura elettrica del fluido nervoso che segnò l’inizio degli studi di elettrofisiologia .La sua teoria era fondata sull’osservazione che stimolando i muscoli di una rana scorticata, con un arco formato da due metalli rame e zinco , si generavano contrazioni: ritenne quindi che il fenomeno fosse dovuto all’esistenza di un’elettricità animale, che pensò originarsi nel cervello  e diffondersi nel corpo tramite i nervi   Tale tesi, diffusa nell’opera De viribus electricitatis in motu musculari (1791; Le forze elettriche nel moto muscolare), fu contestata da un suo allievo, Vòlta, Alessandro  che dimostrò come l’elettricità si sprigionasse dall’arco formato dai due metalli diversi.

Galvanismo e Frankenstein

Nel 1803 pubblicò a Londra  uno studio sul galvanismo intitolato An account of the late improvements in Galvanism nel quale sostiene che in determinate condizioni sarebbe possibile riportare in vita un cadavere mediante stimoli elettrici, una teoria che troverà poi spazio nel romanzo Frankenstein di Mary Shelley. La scrittrice inglese, pubblicò una prima versione del romanzo nel 1818 all’età di 20 anni, dichiara di aver scritto il libro dopo un incubo notturno, nel quale essa stessa guardava uno studente, mentre dava vita ad una creatura che somigliava “mostro”…….

Prove raccapriccianti di Aldini, attiravano folle di curiosi: gli impulsi elettrici trasmessi ai cadaveri facevano scuotere le teste ad animali e corpi umani , roteare i bulbi oculari, e muovere le lingue nella bocca. Organizzava veri e propri spettacoli in cui inscenava le sue scoperte. E lo faceva in maniera assai teatrale. I giornali del 1802 e del 1803 erano colmi delle descrizioni delle sue performance.

Sempre mediante stimoli elettrici, durante i suoi spettacoli, induceva movimenti spasmodici ai muscoli facciali, alle braccia e alle gambe di esseri umani e di animali. Alcuni dei suoi studi possono essere collegati al cardiocentrismo .Con i suoi studi perseguiva l’obiettivo di riportare in vita i morti, ma purtroppo per lui in quasi tutta l’Europa i condannati a morte venivano decapitati……

In cerca di un morto con la testa e show davanti al pubblico

Galvani non molla e in questo punto nel 1803 si spostò a Londra in quanto paese più vicino dove vigeva la condanna a morte per impiccagione. Nelle carceri trovò un uomo che definiva ideale per i suoi esperimenti:  George Foster accusato di aver ucciso moglie e figlia e in attesa di verdetto. Pare che Aldini abbia corrotto i giudici per condannarlo e impiccarlo. Entrato in possesso del corpo, lo scienziato eseguì un esperimento davanti al pubblico utilizzando una grande pila, sconvolgendo i presenti a tal punto da provocare (indirettamente) la morte del suo assistente la notte stessa per infarto causato dall’esperimento. Durante l’esperimento il cadavere ricominciò a respirare e il suo cuore a battere. Gli elettrodi applicati sulla faccia gli fecero compiere delle smorfie con la bocca e aprire un occhio…..Secondo gli scienziati, Aldini riuscì per pochissimo tempo a ristabilire alcune funzioni fisiologiche del corpo, pur non alterandone lo stato di morte cerebrale. Gli stimoli di movimento, infatti, erano derivanti da input esterni.

Aldini morirà a Milano nel 1834, destinando al Comune di Bologna la sua cospicua collezione di modelli e strumenti – e notevoli sostanze economiche – per la fondazione di una scuola di formazione tecnico-scientifica.

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Nadir calzature “Alla Fabbrica” -made in Italy- ha quasi 100 anni .

Questo storico negozio è specializzato in calzature, donna, uomo che propone una propria linea di scarpe dal marchio omonimo.

L’attività di fabbricazione e vendita tramandata in ambito famigliare da quattro generazioni iniziò nel 1924 in via Castiglione al 10.

Nel 1934 si trasferì nell’attuale sede in via Castiglione 9 , dove utilizza ancora oggi gli scaffali, il bancone, le sedie, i poggiapiedi dell’epoca.

Loro specializzazione è la calzatura classica e confort sia donna che uomo con particolare attenzione alle calzature predisposte per inserimento plantare. Hanno anche un vasto assortimento di pantofoleria in pelle, spugna e cotone. Tutti i prodotti sono made in Italy e sono sinonimo di qualità.

Oggi il negozio gestisce la sig. Serena .Nelle ,,Storie di Quartiere” gestito dalla Associazione Amico Portiere in quartiere Santo Stefano – racconta :

,,Questa attività è iniziata come fabbrica di calzature nel 1924 … Infatti il nome è Nadir alla fabbrica…. La, sede era in via Castiglione 10 di fronte a quella attuale. Il proprietario era uno zio di mio suocero che poi chiuse la produzione e spostò la vendita in via Castiglione 9, tutt’ora sede della attività, subentro’ poi mio suocero e da allora e’ sempre stata della stessa famiglia e da qui la mia decisione assieme a mio marito di proseguire l’attività alla sua morte…. In questi anni (25) in cui ho gestito l’attività ho sempre sentito l’affetto della nostra clientela che veniva accompagnata dai genitori e poi ci ha ritrovati anche da adulti. Tante storie in questo senso mi sono state raccontate.. L’arredo del negozio risale agli anni trenta e non ho mai voluto cambiare perché rende la nostra attività un punto di riferimento per chi ha bisogno di una modalità di acquisto improntata alla professionalità alla cortesia e alla soddisfazione di eventuali problematiche.

La Sig. Serena ci svela alcune piccole curiosità .Nel negozio notiamo la presenza di simpatici Pinocchi di legno .Una volta quando si vendevano le scarpe per i bambini qui si regalava a loro proprio un pinocchio. Uno di questi indossa vere scarpette da bambino che si usavano ai tempi.

Come altra curiosità sono esposte le scarpe di una signora che le aveva prenotate nel 1930 ma poi mai ritirate -scarpe fatte a mano in camoscio -una meraviglia!

In negozio troveremo anche le vecchie foto della fabbrica e del negozio.

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l’antico ospizio dei frati Crociferi in via Mazzini.

Ex convento dei frati Crociferi o Cruciferi (detti anche Crociali)si trovava sulla antica via Cruciali .Il vecchio percorso di via Crociali coincide con l’attuale da via Giuseppe Massarenti fino a via Vermiglia .Dalla strada non si nota ma se guardiamo bene il palazzo in via Mazzini 105 vediamo un’entrata con il cancello .

In fondo a sinistra notiamo un cortile di un vecchio convento .Oggi il palazzo è abitato e non c’è nessuna scritta che potrebbe indicare la sua storia .

Appena entrati sulle scale si nota un affresco Madonna con bambino

Chi erano Cruciferi?

Erano un ordine molto antico, fondato da un crociato di nome Cleto, il quale apri il primo Ospedale presso la chiesa di Santa Maria del Morello a Bologna. Nel periodo di massimo splendore l’ordine possedeva in tutta Europa oltre 200 Ospedali e in Italia era divisa nelle cinque provincie di Bologna, Roma, Napoli, Milano e Venezia

Il nome di crociferi/cruciferi deriva dall’uso di portare sempre in mano una croce di legno o metallo.

L’origine di questi frati è incerta. Storici sostengono che i monaci hanno avuto origine in oriente, nel primo secolo, da un certo san Cletus e che furono ricostituiti da San Cyriacus patriarca di Gerusalemme, nel IV secolo. In Italia erano presenti già nel dodicesimo secolo, dato che nel 1169 il papa Alessandro III diede loro le costituzioni e una regola di vita che si ispirava alla Regola di sant’Agostino ed era molto simile a quella professata dagli Agostiniani. Nel 1460 Il papa Pius II ne riformò le costituzioni e sostituì con una piccola croce d’argento quella di legno, assai più grande, che portavano con sè e l’abito blu.

Mario Fanti, Le vie di Bologna, Bologna, 2000, pag. 315.

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NINFA della scalinata del PINCIO -la moglie di Nettuno bolognese.

Bassorilievo in centro di fontana sulla scalinata del Pincio, (eseguita da Diego Sarti (1859-1914) e Pietro Veronesi, su disegno di Muggia e Azzolini) Rappresenta una ninfa assalita da una piovra. Sarà chiamata volgarmente “la moglie del Gigante”, cioè del Nettuno, e Giosue Carducci le dedicherà un famoso sonetto (1898) all’interno della raccolta “Rime e ritmi”. Mi è venuto un dubbio è una Ninfa o una Sirena? Sono due cose ben diverse. Ninfa cmq è stata rappresentata sulla fontana ma poi Carducci la descrive come Sirena.

LA MOGLIE DEL GIGANTE

il nettuno

Bianchi verni, estati ardenti,Quante mai pesâr su me!

Trapassar maree di gentiVidi e nuvole di re.

Bella mia, dal fondo algoso Del mar nostro vieni su!

In te vuole il suo riposo La mia bronzea gioventú.

la sirena

Dal confin che il sol rallegra Qual mai voce risonò?

Di quest’acque immense l’egra Solitudin lascerò.

O tu azzurro il crine e il dosso Bel cavallo, a me, a me!

Vo’ vedere il sole rosso E la faccia del mio re.

il nettuno

il mio petto si confonde Di lassezza e di desir.

Bella mia, per le glauche ondeNon ti sento anche salir?

Bella mia, quando in ciel dorme La caligine lunar

Ne la veglia de le forme Ci vogliamo disposar.

la sirena

Ahi, mio re! l’informe eterno Demo gorgone non vuol,

E la tenebra d’inferno Mi sorprende in faccia al sol.

Ahi, mio re! la tua carezza Chiedo in van, son tratta giú;

E fu in van la mia bellezza Com’è in van la tua virtú.

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Stemmi a Bologna

Lo stemma di Bologna è uno scudo ovale diviso in quattro parti: due con la croce rossa su sfondo bianco sovrastata da un capo d’Angiò e due con la scritta in oro “Libertas” in diagonale su sfondo azzurro. Testa di leone posta di fronte. La fusione, dei due stemmi del Comune e del Popolo avvenuta nel XVI secolo.Sul balcone del palazzo comunale, ai piedi della statua di papa Gregorio XIII, è posto uno stemma in arenaria del Comune di Bologna, che sostituisce le insegne papali abbattute dal popolo bolognese ( 1859).Purtroppo arenaria di cui è composto, col tempo si è trasformata in un pezzo di roccia tutto illeggibile ….

In giro per la città troviamo stemmi non solo di Bologna ma anche Stemmi di varie famiglie 

Stemmi in cortile di Arcidiocesi di Bologna

Leone con la testa bruciata– Purtroppo al momento non si trovano informazioni su questo particolare. Stemma si trova in via Castiglione sopra la porta di un ingresso vicino alla chiesa di S.Lucia .Lo stemma è parzialmente rovinato sembra che ha dei segni di una ricostruzione ,alcuni pezzi centrali sembrano essere caduti e poi rimessi a posto , a parte destra manca un frammento che fa parte della scritta libertas e un particolare che fa pensare ad un incendio. – superficie nera sulla testa del leone.

stemmi in via Rizzoli

Altri stemmi

Una marea di Stemmi troviamo nel Archiginnasio- (La ricchissima decorazione dell’Archiginnasio costituisce il maggior complesso araldico murale esistente, ed ha suscitato l’ammirazione di visitatori e studiosi di tutti i tempi. Gli stemmi dovevano rafforzare l’idea di autorità e di potere dell’istituzione), nel museo Comunale e nella Camera del Commercio

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Antichi orologi meccanici a Bologna

Vecchi pozzi di Bologna

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