Posta antica -PRIMO UFFICIO DELLA POSTA DELLE LETTERE DI BOLOGNA(1768)-curiosità postali di Bologna.

Via Parigi 2 Casa Castelli

,,IN QUESTO FABBRICATO
IL PRIMO GENNAIO 1768
VENNE APERTO IL PRIMO UFFICIO
DELLA POSTA DELLE LETTERE
DI BOLOGNA''

La dimora (metà del secolo XV) in forme gotiche appartenne alla famiglia Castelli, e in seguito ai Gozzadini e ai Davia. Qui ebbe sede il primo ufficio postale della città, aperto il primo gennaio 1768.Il portico fu modificato nel 1702, la facciata è stata restaurata nel 1949.

Cominciò con l’adozione dei primi timbri postali di arrivo, avvenuta a partire dalla fine del 1768. Si voleva far sì che le lettere distribuite per posta fossero contrassegnate: la mancanza di bollo era chiaro segno di contrabbando. L’altra novità del 1768 fu la nuova e più ampia sede dell’ufficio, nel luogo (il portico di casa da Castello invia Parigi) ove tuttora una lapide commemora erroneamente il primo ufficio di posta lettere di Bologna. Abbiamo visto come in verità la storia dell’ufficio fosse più antica.

Al di fuori dai pochi itinerari maggiori si stendeva la rete dei collegamenti minori e rurali.La posta governativa ignorava questa dimensione locale. Già nel XVII secolo diverse comunità, costrette a periodici viaggi per far sbrigare le pratiche a Bologna o prendere ordini, si erano create dei messi che prendevano anche lettere di terzi. Nel ‘700 era una vera e propria organizzazione, alternativa a quella postale, imperniata su alcune locande, botteghe o stallatici del centro, con tariffe proprie ed un suo giro.Queste “mini-poste” erano in contrasto col monopolio, che ribadiva i di far capo solo all’ufficio delle lettere. Il Legato diramava ingiunzioni, comandando ai messaggeri: “tuttele lettere che vi saranno consegnate da portare a Bologna le dobbiate portare alla Posta delle Lettere di questa città e non altrove, ad effetto che quelle siano dispensatein detto Officio della Posta e non da voi, né da alcuna persona“. Le comunità invece difendevano queste organizzazioni minori, obiettando che se la posta ufficiale voleva incamerare gli utili doveva prima assicurare il servizio, e poiché ciò mancava non poteva sussistere alcuna illecita concorrenza

1 maggio 1802, quando la posta si trasferì nei locali del convento di S. Francesco, nella piazza omonima, sequestrato e nazionalizzato dalle leggi rivoluzionarie. Fu a tutti gli effetti la fine della storia antica della posta a Bologna.

Entra in scena il francobollo L’uso, a partire dal 1850, dei francobolli per indicare l’avvenuto pagamento anticipato della tassa per il trasporto della corrispondenza, da parte di parecchie nazioni europee,spinse i responsabili dell’amministrazione Pontificia a considerare l’utilità di un simile mezzo di esazione, anche nella speranza di impedire, o almeno ridurre, le irregolarità egli abusi fino allora compiuti a livello di distribuzione rurale, che in pratica sfuggiva ad ogni controllo diretto.

Eccocome esordiva il regolamento del 19 dicembre: “ I bolli franchi consistono in tante etichette, ossia bollini portanti il triregno e le chiavi, coll’iscrizione franco bollo postale e l’indicazione della valuta“. “Gli Uffici di posta dovranno imprimere il loro timbro d’Ufficio, che è destinato per le corrispondenze in partenza, su di una parte dei bollini“.

La Direzione Postale di Bologna ed il relativo Ufficio erano sempre situati nella ,,Seliciata di S.Francesco”( l’attuale piazza Malpighi )dove la direzione rimase fino al 1911,mentre ufficio postale fu trasferito nel 1876 in piazza Nettuno rimanendovi sino ai primi anni del nostro secolo ,fino alla costruzione dell’attuale palazzo delle poste in piazza Minghetti.

La nuova residenza postale Intorno al 1876 il Palazzo Comunale di Bologna fu oggetto di consistenti opere di ristrutturazione, di adeguamento funzionale e di restauro. Questi interventi rientravano nel quadro delle rilevanti trasformazioni del tessuto urbano e edilizio eseguite nel trentennio successivo all’Unità d’Italia, suggello del rinnovato corso politico e del mutamento della struttura socio-economica del capoluogo. Nel grande ed articolato complesso edilizio trovarono nuova sistemazione numerosi uffici comunali ed extra comunali. Il Palazzo poté ospitare, fra l’altro, anche un moderno Ufficio Centrale delle Poste, in sostituzione degli sportelli annessi alla Direzione Postale Principale che dal periodo napoleonico (1802) aveva sede in piazza Malpighi, in un’aladel Convento di S. Francesco, requisito dalle leggi rivoluzionarie.Il trasferimento post-unitario nasceva dall’intenzione e, allo stesso tempo, dalla necessità di offrire alla cittadinanza una sede “in località centralissima“, con spazi più consoni alle rinnovate esigenze del pubblico e più comodi per il personale: il servizio offerto nei locali .

Curiosità

Velocità media delle lettere nei secoli XIV e XV.

Barcellona Bologna 20-22 giorni

Avignone Bologna 12-13 giorni

Milano Bologna 3-4 giorni

Venezia Bologna 3-4 giorni

Genova Bologna 11-12 giorni

Pisa Bologna 4-6 giorni

Firenze Bologna 2-3 giorni

Roma Bologna 7-10 giorni 

Napoli Bologna 9-15 giorni

I messaggi, vergati con penne d’oca, erano su fogli di carta o pergamena leggera ripiegati in piccolo. Non esisteva la busta e il mittente a chiusura applicava il sigillo su cera rossa o ceralacca. Lettere di stato e di personaggi illustri erano più ricche, ornate da speciali sigilli e grandi pendenti spesso molto belli.

Questi dati – desunti dall’Archivio Datini – sono piuttosto confortanti, ma bisogna tenere conto che si coprivano solo itinerari economicamente rilevanti e a costi elevati. A Bologna, ad esempio, nel Trecento si poteva agevolmente inoltrare una lettera a Londra,ma non esisteva alcun collegamento regolare con Ravenna. Per mandare missive ai parenti o agli amici, risparmiando rispetto agli onerosi collegamenti ufficiali, si sceglieva spesso di affidarle a vettori occasionali, sfruttando le occasioni, meno costose ma più incerte

Il Seicento, la crisi economica, la peste

Il nuovo secolo segna una battuta d’arresto allo sviluppo dei servizi postali, che nel cinquantennio precedente aveva avuto caratteri di boom. La crisi dell’importante manifattura bolognese della seta, che aveva alimentato una fiorente rete di commerci e scambi, offrì lo spunto al mastro di posta per chiedere un risarcimento per il minor traffico. Urgeva recuperare fondi: nel 1603 apparve il primo di una lunga serie di bandi bolognesi sull’estensione del monopolio postale: l’esclusività traspare assoluta, almeno nelle enunciazioni, e nessuno può ingerirsi nel pubblico servizio. Per evitare rischi fu anche vietato ai vetturali di portare addosso un qualsiasi tipo di plico chiuso.(testo e cit.- archivio ,,storia postale di Bologna ”)

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