Vi presentiamo un artigiano che crea le pipe fantastiche di ottima qualità! Pipemaker di Bonfiglioli Alberto
L’attività di vendita di Alberto comincia nel 1967 al fianco del padre e nel 1974 inizia la propria produzione .Oggi invece al suo fianco sempre il figlio .Tutti e due sempre disponibili ,simpatici, accoglienti .
La bottega si trova in via Bertiera 8 a Bologna . Un posto molto curioso ,dalla vetrina si capisce che la simpatia , ironia e buon gusto artigiano non mancano.
Un piccolo museo che raccoglie nn solo le pipe e accessori per fumatori ma anche ricordi famigliari come le foto ed oggetti vari e scritte divertenti.
Questo posto incantevole si trova sul confine tra Romagna e Toscana in un ora partendo da Bologna, a pochi chilometri di distanza da Castel del Rio.
Cascata si getta nel fiume Santerno rendono questo luogo perfetto per chi cerca la freschezza e contatto con la natura .
Conosciuta anche come Cascata del Rio Dei Briganti , l’acqua precipita da trenta metri d’altezza e si unisce al fiume Santerno creando una piscina naturale .
Purtroppo però il posto nel weekend estivi è spesso affollato e la superficie rocciosa non vi permette di stare molto comodi ma il bagno nella acqua fresca sarà veramente molto piacevole in più è un posto perfetto per far divertire i bambini e dove portare anche amici a 4 zampe. Location ottima anche per un pic nic .
Consigli utili
-meglio scegliere i giorni feriali (posto meno affollato)
-consigliate le scarpe da bagno (pietre scivolose e sassolini nel fiume)
-arrivare presto per scegliere il posto migliore
-portare pranzo al sacco e acqua.
-portare telo morbido
-scarpe da trekking in caso se vi piacerebbe visitare anche il borgo abbandonato sulla collina adiacente ⬇
Portici illuminati dall’Arco del Meloncello fino alla Basilica di San Luca per una settimana (dal 19.06.2023 al 25 06 2023 ) Un progetto di Cesare Cremonini in omaggio per la città è nato per celebrare i portici bolognesi ,patrimonio Unesco .
Un’atmosfera magica avvolge i portici con la sua luce colorata. Fra tante polemiche anche questa che i portici non meritano di essere trattati cosi con la luce da discoteca ,con oscenità e dispetto….
Non so come a voi ma per me è una meraviglia che omaggia i portici bolognesi con un linguaggio giovanile aperto verso l’universo. Colori sono la vita ,sentimenti, la voce, magia. In più ogni colore ha il suo significato è cosi i portici trasmettono un messaggio completo comprensibile a tutti aperti verso il mondo.
Foto di Aneta Malinowska ART – Polognese RIPRODUZIONE RISERVATARIPRODUZIONE CONSENTITA CON LINK ORIGINALE e CITAZIONE FONTE – https://arte-4-you.com/– ti potrebbe…
Oggi vi propongo questa gita fuori porta a contatto con la natura , perfetta con i bambini ,divertente ed educativa .
Questo piccolo museo si trova all’interno dell’antico Ospitale di San Giacomo a 4 km. dal centro di Zocca. La struttura menzionata per la prima volta in un documento del 1186 quando un cero prete Guido acquisto per conto dello stesso un castagneto in località Berzo a pochi km dal Ospitale. In passato era gestita dai frati e dava alloggio ai pellegrini che attraversavano queste terre.
La struttura è gestita dall’associazione “La Slucadora” che nel 2000 inaugura Museo. Al interno troveremo tre sale tematiche dedicate ai vecchi attrezzi per la raccolta e lavorazione delle castagne e degli oggetti di uso domestico per la conservazione della farina ,utensili e attrezzi per curare il castagno. Invece nell’edificio accanto troviamo sala espositiva con laboratorio per lo studio e produzione del borlengo.
Museo del Castagno racconta la storia della castagna attraverso gli oggetti , nelle due stanze laterali si trovano gli strumenti per la cura del castagneto lavorazione dei prodotti, nella sala centrale invece una serie di pannelli illustrano i caratteri dell’albero di castagno tipico della zona. Molto interessante è la ricostruzione dell’ambiente faunistico della zona preappenninica .
All’esterno si trovano diversi percorsi naturalisitico-didattici : Museo aperto del Castagno, Bosco delle Betulle e percorso Art in wood (laboratorio per creare opere d’arte con materiali naturali)
Il Museo-Laboratorio del Borlengo,
Il museo racconta le storie, leggende e conserva oggetti legati al borlengo. Qui si può anche imparare l’arte del borlengo ( previa prenotazione ). Fin dai tempi antichi il borlengo è un prodotto che fa parte della tradizione della valle del Panaro. Cibo povero a base di farina , acqua, lardo di maiale e Parmigiano Reggiano tipico di alcuni comuni tra l’Appennino modenese e bolognese.Origine va comunque rintracciata nell’area collinare emiliana, tra le province di Modena e Bologna. L’origine del borlengo è decisamente antica: i primi documenti certi risalgono al 1266 e collegano il borlengo con Giuglia. Oggi quasi in tutta provincia di Modena e nella provincia di Bologna più vicina a Modena (Gaggio Montanaro ,Poretta Terme , Vergato, Savigno , Castello di Serravalle, Castel D’Aiano )A Bologna e provincia borlenghi sono conosciuti con il nome di zampanelle.
Sul posto si possono acquistare anche le prelibatezze del territorio come miele ,frutta secca ,aceto ,marmellate ,vino, liquori e conserve .
Orari :
Aprile: a partire da domenica 9, domenica e festivi 14.30 -18.30 Maggio: domenica e festivi 14.30 – 18.30 Giugno: domenica e festivi 14.30 – 18.30 Luglio: sabato 14.30 – 18.30, domenica e festivi 10.00 – 12.00 / 14.30 – 18.30 Agosto: Lunedi chiuso, feriali 14.30 – 18.30, domenica e festivi 10.00-12.00 /14.30 – 18.30
Purtroppo il borlengo qua si puo mangiare solamente qualche volta al anno durante dei eventi ,ma a soli 20 min in macchina vi consiglio un ottimo posto dove mangiare questa specialità. Ristorante Pizzeria La Braglia a GIUGLIA ,ottimo prezzo qualità con la pizza e cibo tipico della zona ovviamente anche i borlenghi .
In foto Borlenghi con tartufo e nutella Buon appetito!
Visitiamo l’ultima casa di Petrarca, dove lo scrittore concluse la sua vita.
Francesco Petrarca (1304-1374) è stato uno dei primi poeti italiani, scrittore del primo Rinascimento, filosofo e filologo italiano, considerato il fondatore del periodo dell’umanesimo europeo. La casa di Petrarca si trova sui verdi colli Euganei nel piccolo borgo di Arquà Petrarca, vicino a Padova. Nel 1369 Francesco Petrarca decise di trasferirsi proprio ad Arquà, forse perché questo luogo gli ricordava molto il paesaggio toscano che amava. Qui trascorse gli ultimi anni della sua vita in completa tranquillità. . Nel 1868, dopo l’incorporazione del Veneto nel Regno d’Italia, si decise di cambiare il nome del paese da Arquà ad Arquà Petrarca in onore del poeta.
la vista dallo scalone della casa
Perché visitare la casa di Petrarca. Arcquà Petrarca stessa è un bellissimo borgo medievale, che nel 2017 si è classificato al secondo posto tra i 20 borghi più belli d’Italia secondo “KILIMANGIARO” 2017, RAI 3. , è una splendida occasione per vedere la casa ben conservata dello stesso Petrarca, conoscerne la storia e visitare il luogo in cui il poeta visse più di 700 anni fa.
Visita della casa
I muri e le pietre sono gli stessi di secoli fa, quando il poeta sedeva nel suo studio, passeggiava per la casa e camminava nel giardino, le siepi verdi che si estendono davanti alla casa come un tappeto verde e il sentiero che conduce ai due ingressi della casa, uno al piano terra e l’altro al primo piano.
Ancora più suggestivo è l’ingresso dell’antica villa in pietra con l’aria un po’ fresca e umida e l’odore di “quel tempo”, vari cimeli in vetrine, libri e persino la sedia e l’armadietto di Petrarca, ancora presenti nel suo studio. Molte pareti sono decorate con afreschi e dipinti che si riferiscono alle opere e alla vita dello scrittore.
Descrizione delle sale
Sala centrale (“Sala delle Metamorfosi”)
I dipinti della sala centrale provengono dalla ricostruzione effettuata da Paolo Valdezocco nel XVI secolo. Gli affreschi sono ispirati alle opere del Petrarca. Le scene sono dipinte nella fascia superiore, mentre la parte inferiore delle pareti è decorata con motivi ornamentali che imitano i tessuti damascati, forse ripresi da un’antica decorazione trecentesca ancora in parte visibile nello studio. Gli affreschi, stilisticamente simili ad alcuni dipinti eseguiti a Padova alla metà del XVI secolo, sono attribuibili ad almeno due artisti attivi a Padova nella seconda metà del IV secolo, la cui identità è sconosciuta.
Le decorazioni pittoriche raffigurano scene ispirate alle allegorie della canzone di Petrarca, “Nel dolce tempo della prima etade del Canzoniere”.
La Sala di Venere (sala del caminetto)
è probabilmente la camera da letto di Petrarca; sulla mensola del camino, un dipinto ben conservato raffigura Venere con Vulcano che forgiano le armi per Cupido e su una delle pareti,
In una teca, è esposto il gatto imbalsamato di Petrarca, che spesso lo accompagnava quando scriveva.
Lo studio di Petrarca
La stanza è un luogo di lavoro e di meditazione dove Petrarca conservava i suoi preziosi libri la famosa sedia in stile moresco e la libreria del poeta. Subì diverse modifiche nel corso degli anni fino al 1919-1923, quando fu restaurata come il poeta l’aveva adattata: un’unica piccola stanza con una finestra che si affaccia sul retro della casa. Sulle pareti sono ancora visibili le decorazioni trecentesche, raffiguranti sfaccettature colorate e, sotto di esse, un fregio costituito da uno stemma, in cui si riconosce una striscia dorata in campo azzurro, identificativa dello stemma di Petrarca. Fu nella notte tra il 18 e il 19 luglio 1374 che il poeta morì in questa stanza, immerso nelle proprie note….Il poeta fu sepolto poco distante dalla casa, e oggi possiamo visitare anche la sua tomba monumentale in marmo rosso di Verona, che si trova di fronte alla chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta.
La Sala della Visione La Sala della Visione è un fregio dipinto che raffigura scene ispirate alla canzone di Petrarca “Standomi un giorno solo a la finestra del Canzoniere”. Sono rappresentati sei diversi dipinti, a partire da sinistra dal ritratto di Petrarca.
Pace d’Africa conosciuta anche come Cleopatra o Lucrezia Il primo nome deriva dalla prima serie di dipinti di ispirazione africana che raffigurano il poema latino di Petrarca sulle imprese di Scipione d’Africa. Il secondo nome deriva da un rilievo dipinto del XVI secolo che raffigura l’eroina di Roma morente, Lucrezia. Il dipinto è collocato in un’alcova sopra la porta della saletta a destra. Sulla mensola del camino, sopra la figura di Cleopatra, è raffigurata la poetessa Safona mentre si getta da una scogliera nel mare dell’isola di Lefkada. Le tre eroine descritte da Petrarca sono accomunate dalla loro tragica fine suicida e formano cicli letterari e pittorici ispirati a donne notevoli del XVI secolo.
Sala di sinistra e sala di destra
La stanzetta di sinistra e quella di destra rappresentano i locali di servizio della sezione padronale e il passaggio alla sezione rustica. Non sono rimaste tracce
Breve storia della casa È probabile che la casa sia stata donata al poeta dall’amico Francesco I da Carrara, signore di Padova. Petrarca decise di occuparsi personalmente del restauro della proprietà. Il piano terra fu riservato a lui e alla sua famiglia, mentre i piani superiori furono utilizzati per la servitù. Il poeta si dedicò all’abbellimento dello studio e alla cura del giardino, nel quale amava trascorrere la maggior parte delle sue giornate. Dopo la sua morte, avvenuta nel 1374, l’edificio e la biblioteca furono ereditati dall’amato genero Francescuolo da Brossura. In seguito, la proprietà passò nelle mani della famiglia Giustinian e di altre famiglie veneziane, finché, nel 1875, fu donata dal cardinale Silvestri al Comune di Padova, con la clausola che nessuno avrebbe potuto abitarci.
vecchie decorazioni, forse non erano presenti fin dall’inizio. Nella saletta a sinistra si trovano dipinti a olio su tavola: Ritratto (Laura) di autore anonimo che imita i costumi del XV secolo, Ritratto di Francesco Petrarca di Leopoldo Toniolo (1833-1908), (Incontro di Petrarca e Laura) di Elisa Benato Beltrami (1812-1888).
Incontro di Petrarca e Laura
Le modifiche più significative all’edificio furono apportate a metà del XVI secolo dall’allora proprietario Paolo Valdezocco, che voleva farne un museo di cimeli e reperti petrarcheschi. Furono aggiunte una loggetta e una scala esterna per consentire l’accesso al primo piano – nella falsa convinzione che questa fosse la residenza più adatta al grande poeta e alla sua famiglia – e furono apportate modifiche alla disposizione delle stanze interne. Lo stesso Valdezocco commissionò affreschi cerimoniali raffiguranti la vita e il contenuto di alcune opere del poeta. La decorazione della sala centrale raffigura scene ispirate a composizioni del ciclo del “Canzoniere”, mentre la sala “Africa” rievoca le gesta di Scypion di Sfranco contenute nel poema epico
in latino intitolata “Africa”; la camera da letto denominata “di Venere” prende il nome dalla dea qui raffigurata accanto al dio Vulcano che forgia le frecce di Cupido.
Tra il 1906 e il 1985 sono stati effettuati numerosi restauri che hanno reso questo luogo accessibile a un numero sempre maggiore di visitatori. Dopo la visita alla casa, vale la pena di visitare anche la tomba del poeta, situata nelle vicinanze in Piazza Francesco Petrarca.
I biglietti sono disponibili al costo di 5 euro (ridotto a 2 e 3 euro) prima dell’ingresso del museo. Via Valleselle 4 , Arcqua Petrarca
Orari di apertura: dal martedì alla domenica 9.30 – 12.30 , 15.00 – 19.00 dal 1° marzo al 31 ottobre 9.30 – 12.30 , 15.00 – 17.30 dal 1° novembre al 28 febbraio
Se ivece non riuscite ad andarci si pùo visitare la casa virtualmente
Carnevale a Venezia: ne vale davvero la pena? Certo che sì! È uno dei carnevali più famosi al mondo e ogni anno i turisti arrivano da tutto il mondo per godersi questo momento magico, un carnevale famoso per la sua forte identità, per la conservazione delle maschere tradizionali, per la fantasia e la creatività dei suoi artigiani. La città è molto affollata, soprattutto nei fine settimana di Carnevale, quando le strade principali sembrano formicai di persone che vagano.
L’attrazione principale è Piazza San Marco, dove si svolgono iniziative di ogni tipo, come la selezione della maschera più bella. È anche un’occasione straordinaria per gli amanti della fotografia con un po’ di pazienza per scattare dei ritratti davvero unici, cosa che non sarà facile perché altri fotografi si faranno largo a gomitate in primo piano e la gente comune sarà comunque nell’obiettivo. Questo insolito carnevale si svolge da quasi 1.000 anni; le prime notizie risalgono al 1094, quando la festa fu chiamata per la prima volta “Carnevale”, ma fu solo nel 1296 che l’evento divenne ufficiale e dichiarato festa. All’epoca il Carnevale durava sei settimane e per molti anni i festeggiamenti sono iniziati a febbraio e sono durati circa 15 giorni, quest’anno dal 4 al 21 febbraio. Fin dall’inizio il carnevale ebbe un grande successo, soprattutto perché era aperto a persone di tutte le classi sociali: le maschere erano un simbolo di libertà e trasgressione, in un certo senso sfumavano la distinzione tra poveri e nobili, un momento in cui i poveri potevano fingersi nobili e ricevere da loro inchini e viceversa. Come spesso accade nella vita, sotto le maschere si nascondevano anche i ladri che si sentivano in paradiso e potevano rubare ed essere riconosciuti; per questo motivo, nel 1339 fu emanato un decreto che vietava l’uso delle maschere di notte e circa 120 anni dopo anche l’ingresso nei luoghi sacri. Con il tempo, il prestigio del carnevale crebbe e i costumi e le maschere divennero sempre più elaborati; non tutti potevano permettersi un vero costume veneziano, e nel 1436 fu registrata una nuova professione di mascheraio. Il Carnevale di Venezia è un autentico trionfo di colori, folclore e tradizione, una splendida sfilata di maschere, costumi e personaggi, un susseguirsi di eventi e iniziative che animano la città con musica e balli. Cosa celebra davvero il Carnevale? 2 febbraio, festa del giorno della Purificazione della Beata Vergine Maria. A Venezia era consuetudine celebrare il giorno della benedizione delle spose, durante il quale i matrimoni di dodici fanciulle, scelte tra le più povere e le più belle della città, venivano benedetti insieme nella Basilica di San Pietro di Castello.
Vicolo- è una strada urbana secondaria di limitata lunghezza è spesso molto stretta. Tanti vicoli spesso sono chiusi e hanno solo un’estremità senza alcuno sbocco. Nell’articolo troverete le foto solo di quelle vie denominate ,,vicolo,,
Vicoli la sera diventano magici con la luce calda e accogliente
Vicolo del Purgatorio-Vicolo cieco
Il vicolo della Colombina comincia dalla strada di S. Mamolo, e termina nella via dei Pignattari.La sua volgare denominazione la trae dall’insegna di un’ osteria detta della Colombina
Vicolo San Damiano
vicolo Trebisonda
vicolo Trebisonda
Vicolo Spirito Santo, che comprende anche le antiche Pugliole dei Celestini. abbiamo qui anche la chiesa dello Spirito Santo
Vicolo Bianchetti Il vicolo prese il nome dalla famiglia Cospi che ebbe case e palazzi tra il Vicolo Cospi e via San Vitale.
Vicolo Alemagna. Comincia nella strada S. Stefano, dal marciapiede Isolani e termina in Strada Maggiore
Vicolo dell’Orto Questa strada si trova notata col nome di Androna, e di via Patarina ai 28 settembre 1514.
Il vicolo dei Facchini comincia nella via di Mezzo di S. Martino , e termina al voltone dei Mezzavacca, o del Borgo della Paglia.
Vicolo Posterla .Da Strada Maggiore a via Santo Stefano. Quartiere Santo Stefano. Prima documentazione dell’odonimo: 1296
Se siete curiosi di sapere di più sui origini delle strade di Bologna vi consiglio a visitare questa pagina di ,,Origine di Bologna,,
,,Piazza coperta ,,nasconde una grande storia di Bologna .I resti archeologici ci portano indietro nel tempo ,nella antichissima origine di questa città .Già in epoca romana questo posto era di grande importanza della vita politica e pubblica.
Un’area archeologica venuta alla luce tra il 1989 e il 1990 in occasione di un restauro della Sala Borsa .sono state scoperte le fondazioni della basilica civile della città romana( I sec.a.C.) anche le tracce di un insediamento precoloniale, risalente al III e II sec a. C.: ,alcuni pozzi per il prelievo dell’acqua di falda, un interessante cunicolo in laterizi che rimanda a una primitiva rete fognaria , muretti realizzati con tecnica arcaica, le tracce di un insediamento villanoviano (VII sec.a.C.) e precoloniale della Felsina di origine etrusca (III/II sec.a.C.),
I resti di epoca romana sottto il pavimento di vetro sono più evidenti .Per visitare sotterranei bisogna entrare in Salaborsa dopo girare a sinistra ,scendere le scale e seguire l’indicazione.
L’antica città etrusca, da poco conquistata ai Galli Boi divenne con decreto del Senato una colonia romana di diritto latino nel 189 a.C. e prese il nome di Bononia.
In quel periodo si rinnovarono gli edifici pubblici con largo uso di marmi e quelli privati in cui si diffuse l’uso del mosaico entrarono in funzione le terme, un teatro, l’arena e sorsero le prime fabbriche di tessuti. Bononia era costruita in mattoni, selenite e soprattutto legno.
Nel XV giardini delle case romane (viridarium )danno spazio al orto dei semplici e l’orto botanico fondati dal bolognese Ulisse Aldrovandi. (naturalista ,botanico e ed entomologo ). Ancora oggi possiamo vedere i resti della vasca delle piante acquatiche e pozzi di mattoni
Gli scavi archeologici sotto la Piazza coperta di Salaborsa sono aperti al pubblico il lunedì dalle 14.30 alle 19.00 , dal martedì al sabato dalle 10.00 alle 19.00
Un contest lanciato dalla galleria Mauritshuis d’Aia (paesi bassi) per creare la propria versione della ,,Ragazza con l’orecchino di perla,, di Vermeer ha avuto un grande successo .,,
Fra i 170 vincitori anche Aneta Malinowska d’origine polacca che opera a Bologna da più di 15 anni .Artista e fotografa innamorata di Bologna si mette in gioco e vince il contest con altri 169 artisti di tutto il mondo .
Un concorso internazionale dove hanno partecipato più di 3500 persone creando la propria versione della ragazza ,,mygirlwithapearl,,
Da febbraio a giugno 2023, al posto del quadro originale nella cornice digitale saranno esposte le creazioni selezionate , ciascuna per una settimana nella cornice digitale.
L’opera di Aneta sarà esposta dal 17 al 23 aprile
Come è nata questa idea?
La mia ragazza è stata creata dalla insalata, le bucce ed orecchino di oliva.
,, Quando ho visto il contest avevo tanta voglia di mettermi in gioco, non volevo ovviamente fare la coppia della ragazza dipingendola o scattando una ragazza con turbante ,volevo creare qualcosa di diverso ma non molto impegnativo ed ecco quando ho guardato dentro il frigo fra insalata ho trovato l’ultima oliva dentro un vasetto cosi è scattata l’idea. Poi ho mandato la mia foto e da poco mi è arrivata una mail con congratulazioni di essere scelta .Non ci credevo ma poi ho trovato una mia foto su instagram del museo dove sono esposti dei vincitori .
Dopo questo ritratto ho voluto creare altri è cosi è nato proprio un progetto che sto completando .
Un palazzo storico di Bologna conosciuto anche come Palazzo di Galliera oggi sede della Prefettura di Bologna . E’ uno degli edifici più affascinanti della città ,il suo interno è ricco di storia, dove sono passati personaggi illustri e da secoli luogo di potere e di governo.
Il palazzo fu commissionato da Girolamo Caprara è tradizionalmente attribuito a Francesco Terribilia che lo terminò nel 1603. I Caprara, divenuti conti nel 1608 e senatori nel 1616, ampliarono il loro palazzo, arricchendolo con decorazioni e arredi.Successivi restauri nel 1705 furono opera di Giuseppe Antonio Torri e del suo allievo Alfonso Torreggiani.Il grande scalone d’accesso al piano nobile è attribuito ad Antonio Laghi. Il piano nobile presenta affreschi di Petronio e del figlio Pietro Paltronieri detto il Mirandolese, Vittoria Maria Bigari (1720 c.) e Bernardo Minozzi. Nel 1805 fu ospitato Napoleone, che acquistò da Carlo Caprara il palazzo l’anno seguente. Nel 1807 lo dona alla neonata Giuseppina, figlia di Eugenio, insieme al titolo di Principessa di Bologna, creando per i suoi eredi il Ducato di Galliera.
A gennaio 1877 Antonio d’Orléans, duca di Montpensier, ultimo figlio del re di Francia Luigi Filippo, riceve in dono palazzo Caprara dalla nobildonna genovese Maria Brignole Sale, vedova del duca Raffaele de Ferrari, e nel 1888 eredita anche il titolo di Duca di Galliera, legato ad esso dai tempi di Napoleone.
Il palazzo è composto da circa duecento locali, tra saloni, sale, stanze e gabinetti nei quali, a partire dal Cinquecento, operarono artisti quali Ludovico Carracci, Pietro Paltronieri detto il Mirandolese, Serafino Barozzi , Ercole Graziani e Gaetano Gandolfi.
Lo scalone settecentesco attribuito ad Antonio Laghi con il quale si accede ancora oggi agli appartamenti del piano nobile.
All’interno si visitano sale magnificamente decorate:
oltre al Salone della Guardia, dove le tempere del Mirandolese sono andate distrutte durante il secondo conflitto mondiale, la stanza della Regina, che ha ospitato Josephine de Leuchtenberg di Svezia, la Camera di Napoleone, il Salone degli Specchi, la Sala da pranzo con teatrino per l’orchestra, la Cappella.
Galleria del Volto Santo
Sala del Teatrino
All’interno del palazzo sono conservati alcuni importanti dipinti del Guercino, di GM Crespi, Tiarini, Carracci.
In quasi tutte le sale si notano bellissimi lampioni di dimensioni molto grandi
Alcune foto del evento- 8cento -Ballo con abiti napoleonici
,,Crescentone,,- Pavimentazione rettangolare rialzato di 15 cm costruito in granito bianco e rosa nel 1934.
Perchè si chiama crescentone?
Perche vista dall’alto ricorda la forma della tipica focaccia bolognese. Cosi dice la gente del posto ,In tanti non ci hanno fatto mai caso perchè per accorgersi bisogna vederlo proprio dall’alto .Si vede benissimo dal palazzo comunale ,nel ultimo piano dove è possibile entrare e vedere la piazza dalle 2 finestre.
Curiosità
Alcuni danni visibili sulla pavimentazione si notano sul lato orientale ,si credeva che sono stati provocati 21 aprile 1945 (giorno della liberazione della città) da un carro armato statunitense .Alcune immagini del repertorio però mostrano come al termine della guerra non vi fosse alcun danno. Si ritiene che essi siano invece stati causati negli anni Settanta in occasione di una fiera nazionale agricola , quando una mietitrebbiatrice in esposizione salì su di esso dal lato orientale e ne scese dal lato meridionale: questi mezzi sono molto più pesanti di un carro armato, sprovvisti di cingoli ammortizzati, e oltretutto sembrerebbe che nel 1945 fossero anche state apposte delle rampe davanti al crescentone per fare salire i carri .
Nel 2018 sono state realizzate due rampe di accesso per consentire l’accesso alle persone disabili.
𝐁𝐚𝐳𝐳𝐚𝐧𝐚 – in Italiano arcaico definisce sostanzialmente le foderature in pelle di montone ,in termine viene probabilmente dal mondo orientale -Nel caso bolognese e generalmente in tutta pianura padana ,bazzane erano grandi coperture in cuoio che venivano montati sui telai che servivano a coprire le pareti di grandi sale di palazzi nobiliari o cappelle per 𝐦𝐚𝐧𝐭𝐞𝐧𝐞𝐫𝐞 𝐫𝐢𝐬𝐜𝐚𝐥𝐝𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 e nello stesso tempo avevano anche valenze 𝐝𝐞𝐜𝐨𝐫𝐚𝐭𝐢𝐯𝐞 .ஜ۩۞۩
In foto una Bazzana con lo stemma di 𝐟𝐚𝐦𝐢𝐠𝐥𝐢𝐚 𝐁𝐚𝐫𝐠𝐞𝐥𝐥𝐢𝐧𝐢 ( Museo Civico Medioevale -Bologna) probabilmente del XVII sec. che era montata al interno della cappella Bargellini che si trovava nella chiesa di Santa Maria dei Servi in Strada Maggiore davanti al celebre palazzo Bargellini .
Questo articolo è stato scritto grazie a Paolo Cova (storico dell’arte al museo medievale di Bologna ) .Un giorno al Museo Civico Medioevale avevo notato un telo enorme che mi ha incuriosito molto appeso in sala 18 (Armi e armature) al 4 piano ,unico oggetto senza la descrizione in quel momento. Ho chiesto le spiegazioni ad una signora addetta e lei mi ha indicato proprio Paolo Cova che era presente in sala accanto. Cosi ho potuto informarmi direttamente dalla fonte preziosa .