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Regalati un angolo di Bologna -quadri d’autore

Fotografie uniche e particolari. Sono veri ,,ritratti” di Bologna. Le fotografie in alta risoluzione perfette per la stampa e arredo casa ,uffici, hotel, sale di attesa, bar, ristoranti ecc.Perfette per un regalo originale che dura per sempre .Stampe di qualitá e le foto d’autore scattate con la cura ,amore e passione rendono i quadri unici e non trovabili.

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Misura 120x80cm

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Stampa Finart su panello fotografico 60x40cm

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Semplicemente Bologna-da scoprire e amare

Bologna riscoperta, fotografata , dipinta e creata .Qui trovate le curiosità e particolari di Bologna ,giardini e cortili segreti,posti nascosti e dimenticati, fotografie e dipinti .

,,Bologna non è solo grassa rossa e dotta… Bologna è una galleria d’arte antica e moderna spesso i suoi quadri sono incorniciati dalle balaustre, cancelli, finestre ,finestrelle e dalla natura … Appena entri dentro porta sei dentro il grembo della città ti trovi dal’altra parte dello specchio come Alice in un paese delle meraviglie…
Bologna è bella fuori ma bellissima dentro e non si mostra subito al turista la devi corteggiare, la devi conquistare e in cambio ti darà il tiro alle porte … Su e giù scoprirai il suo tesoro nascosto tra portici, luoghi misteriosi, giardini segreti e palazzi divini. Poi ti innamorerai per sempre con amore sincero e quando la notte coprirà col suo mantello blu la città sarai perso sarai immerso.”
-AnetaMalinowskaART

Amo Bologna e amo scoprire tutti i segreti di una città meravigliosa circondata dall’arte ,storia, segreti e curiosità infinite .In più di 10 anni ho visitato tantissimi angoli di Bologna e ho raccolto una immensa galleria delle fotografie di ogni genere in più mi ha inspirato a dipingere .Arrivato il momento di condividere tutte le sue bellezze

BOLOGNA

Sei la mia  più amata del mondo...

Mi hai ospitato,mi hai adottato da vagabondo ….

Sotto le tue ali che sono i portici mi sentivo protetto ,

ho vissuto amando il tuo dialetto ….

Sei la mia musa ti ho dipinto nelle varie pose ,

sei la mia modella ti ho fotografato più di mille volte .

Mi sono incantato, mi sono  innamorato ,mi sono inspirato

ed oggi con grande euforia ti dedico  questa  mia  poesia.,,

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Museo Casa Carducci

Si trova in piazza Giosuè Carducci 5 a Bologna , inaugurato il 6 novembre 1921. Fu residenza del poeta Giosuè Carducci ,oggi sede di un Istituto culturale a lui dedicato che comprende la dimora storica con giardino e monumento inaugurato nel 1928 a lui dedicato dallo scultore Leonardo Bistolfi .

La casa, con gli arredi originali, dove poeta ha abitato dal 1890 fino alla morte (1907) .Biblioteca e archivio, casa-museo, raccolta di oggetti e documenti carducciani, centro di informazione specializzata sull’opera dello scrittore, centro per gli studi letterari del XIX e XX secolo. L’istituto è sezione speciale della Biblioteca dell’Archiginnasio.

Per quanto riguarda il patrimonio conservato, la biblioteca di Casa Carducci possiede attualmente più di 35.000 volumi (di cui 880 cinquecentine), 3.300 opuscoli, ritagli tratti da giornali e riviste con articoli di e su Carducci, i manoscritti del Carducci, l’epistolario del poeta costituito da 37.796 lettere inviate da circa 9.000 corrispondenti.

L’istituto cura e promuove la conservazione, la fruizione pubblica e lo studio dell’archivio letterario dello scrittore, nonché la valorizzazione della dimora storica, della casa museo e del giardino monumentale che la circonda.

L’edificio è stato costruito al primo decennio del XVI secolo, sul lato interno delle mura furono addossati una chiesa e oratorio . L’edificio rimase luogo di culto fino alla fine del XVIII secolo quando a seguito dell’occupazione napoleonica, la confraternita fu soppressa e il complesso devozionale, espropriato e venduto a privati .Dopo 1870 stabile va trasformato in casa per appartamenti .Nel vano di ex chiesa è stata costruita una scala a chiocciola per dare accesso ai diversi appartamenti.

Nel 1890 arriva Carducci con la sua famiglia , vi abitò, con la moglie Elvira fino la sua morte (1907)

Sala da pranzo con il quadro di Raffaele Santoro sopra la credenza e il quadro co l’immagine di Carducci nel dipinto di Vittorio Corcos . Salotto tutto in rosso con ricca documentazione fotografica con volti dei famigliari e amici.

Nel 1902 la dimora col il giardino compra Margherita di Savoia .Poeta era gravemente malato e bisognoso di un sostegno finanziario. Nel 1907 Margherita dona la casa biblioteca alla città di Bologna .In foto la sua sedia a rotelle e la fotografia di moglie Elvira Menicucci.

Il giardino e il monumento

Il spazio verde attorno la casa è stato trasformato in giardino nella prima metà dell’Ottocento. Il monumento eseguito nell’arco di quasi vent’anni da Leonardo Bistolfi terminato nel 1927, inaugurato nel 1928.Monumento il marmo di Carrara con la figura di Carducci seduto ,dietro di lui  l’altorilievo.

La composizione e suddivisa in tre campi che raffigura una sintesi dell’opera letteraria carducciana co due gruppi statuari ai lati : 1.Natura e il poeta e 2.Libertà sul sauro destrier della Canzone .

Secondo l’interpretazione di Bistolfi simboleggiano le componenti principali della poetica carducciana .Nel primo il sentimento della natura ,nell’altro la storia e la fantasia evocatrice .

Dietro del monumento troviamo dei arbusti e alberi ;allori, pioppi, cipressi e un bagolaro secolare. https://arte-4-you.com/2020/07/23/albero-monumentale-il-bagolaro-2/

SALA PIANO TERRA – MUSEO CIVICO DEL RISORGIMENTO

Il museo civico del Risorgimento è uno spazio espositivo dedicato principalmente al Risorgimento. La datazione dei reperti è ascrivile a un periodo compreso tra la prima discesa di Napoleone in Italia (1796) e la prima guerra mondiale (1918), con particolare attenzione ai cimeli legati al territorio.

Venne inaugurato il 12 giugno 1893 in una sala appositamente del palazzo Galvani. L’idea della creazione del museo era seguita al successo ottenuto dal “Tempio del Risorgimento” realizzato nell’ambito dell’Esposizione Emiliana del 1888. Fondatore e primo direttore fu l’ex-garibaldino Raffaele Belluzzi. Durante la prima guerra mondiale il museo raccolse testimonianze e memorie della “quarta guerra d’indipendenza” e soprattutto ricordi e documenti legati ai bolognesi caduti nel conflitto.


Nel 1990 il museo, affiancato dai depositi dei materiali museali e dalle strutture didattiche, venne trasferito nella sede attuale, al piano terreno della Casa Carducci, che fu l’ultima abitazione del poeta padre del mito del Risorgimento.

Nell’occasione venne realizzato un nuovo percorso espositivo.
Le vicende della città fanno da filo conduttore all’esposizione di cimeli, dipinti, armi, uniformi, bandiere, oggetti “patriottici” vari, corredati e completati da manifesti, stampe e opuscoli, provenienti dalla biblioteca annessa al museo. La biblioteca-archivio, specializzata in storia contemporanea (dalla fine del XVIII secolo alla Seconda guerra mondiale), raccoglie migliaia di volumi e opuscoli, periodici, centinaia di fondi archivistici, carteggi, stampe, fotografie cartoline, manifesti, documenti di storia postale e una ricca raccolta di tesi di laurea.

Porta Sant’Isaia eseguita da F.Biavati nel 1905 ,Modello in scala 1:50 .Oggi la Porta non esistente è stata demolita nel 1903.


La datazione dei reperti parte dall’età napoleonica (1796-1814), e passa alla Restaurazione (1815-1848), per giungere alle Guerre d’indipendenza italiane (1848-1866) e ai primi anni dell’Italia unita (1861-1914). L’ultima sezione è relativa alla prima guerra mondiale (1915-1918). Tutta l’esposizione è centrata sugli avvenimenti legati a Bologna e al suo territorio. Completano le collezioni una sezione di filatelia e di storia postale.

Festa dello statuo 1860 -il modellino ricostruisce parte di via Mercato di Mezzo(ora via Rizzoli) addobbata a festa e mentre è in corso una rivista militare realizzata dai studenti della scuola di scenografia dell’Accademia di Belli Arti di Bologna.

Cannone accanto al Museo del Risorgimento.

,,La casa dove abita Giosuè Carducci è quasi fuori della città, su le mura tra Porta Mazzini e Porta Santo Stefano. Si passa attraverso a via della Fondazza, a via del Piombo, ad altre ignote viuzze dai portici bassi, dal selciato tormentoso, a notte profondamente oscure e anche temute, così che mai gli amici lasciano oltre la mezzanotte il Carducci rincasare da solo. Ma in fondo a quella via stretta ed eccentrica un largo tra due siepi di verdura si apre, dando sùbito immagine di campagna libera: lì è la casa del Poeta. Al primo piano si passano tre camere dalle pareti coperte di scaffali e si entra nell’immenso studio. È una camera rettangolare che, a sinistra di chi entra, ha due finestre grandi su la valle del Savena senza vista di case. Come la porta rompe la parete da un fianco, proprio accanto alla porta è la lunga tavola dove il Carducci scrive, e presso la tavola in alto pende un ritratto grande della regina con la cortese dedica autografa. Tutto in torno, le mura sono coperte di libri disposti bellamente in ordine cronologico. Opere rare ed edizioni principi abbondano: massima gemma è una copia della Comedia nella prima edizione Aldina, dono di un ammiratore; la raccolta delle edizioni di Dante e di Petrarca è veramente cosa meravigliosa. Ma il Carducci più si compiace della sua collezione di opuscoli del risorgimento italiano, che è certo la maggiore d’Italia. Su la parete opposta alle finestre è uno scaffale a mo’ di [p. 8 modifica]cassapanca, che contiene i dizionarii; nel mezzo di esso sorge il busto di Dante, e dai lati in belle cornici i ritratti di Mazzini, di Garibaldi, di Hugo, di Mario e – reliquia dolcissima – una lunga ciocca dei capelli di Goffredo Mameli avvinta da un nastro di seta.” (Ugo Ojetti, Alla scoperta dei letterati, 1899)

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Antica Abbazia di San Giovanni Battista di Valsenio

 Il complesso parrocchiale dell’Abbazia , costituito dalla chiesa, l’attigua canonica ed il cimitero è un luogo particolarmente attraente, ricolmo di pace, di serenità, di semplicità, spiritualità e di storia. l’edificio più antico dell’alta valle del Senio, conserva l’aspetto tipico delle chiese romaniche maggiori: struttura a tre navate con abside semicircolare. Si trova in provincia di Ravenna vicino ala strada principale a circa due chilometri da Casola Valsenio, in direzione di Riolo Terme. Appena passati sulla strada vi accorgerete senza dubbio della sua presenza.

Abbazia ha più di 10 secoli ma è tenuta benissimo grazie a tanti interventi di non solo ristrutturazione ma anche di ricostruzione fortemente voluti dalla popolazione locale. La chiesa è rimasta chiusa per circa 25 anni. Dopo che sono stati raccolti i fondi, grazie alla Regione Emilia Romagna, e con aiuto della gente locale nel 2009 cominciano finalmente lavori di recupero della chiesa. Dopo quasi 5 anni nel 2014 c’è stata una grande festa di inaugurazione…. Oggi possiamo ammirare il posto magnifico in tutto il suo splendore. Recentemente ci sono rivelati qui anche lavori archeologici che hanno portato alla luce  l’antica parte sotterranea in cui anche la cripta ,resti delle colonne e tre livelli di pavimentazioni ,vestigia della primitiva costruzione, databile tra tardo antico ed alto Medioevo. Inoltre sono stati ritrovati l’antico frantoio dei monaci benedettini in marmo rosso di Verona e una lastra marmorea d’epoca bizantina raffigurante una croce intrecciata sulla quale sono posati due uccellini.

I consistenti lavori di restauro effettuati nell’ultimo decennio hanno permesso alla Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Emilia-Romagna di realizzare una serie di indagini archeologiche .Per approfondire leggi 👉http://www.archeobologna.beniculturali.it/ra_casolavalsenio/abbazia_valsenio.htm

Monastero oggi splende anche grazie al lavoro di volontari. Si pùo visitare gratuitamente è gestito proprio dai volontari in cui il sig. Bruno Boni presidente della Pro Loco di Casola Valsenio vi accoglie con una grande gentilezza e vi racconterà la sua storia e vi farà da cicerone.

Bruno Boni

Visiteremo la chiesa ,la cripta, il chiostro e anche il presepe . Nel chiostro si trova un vecchio pozzo del 1500 con colonne che fornisce abbondante e fresca acqua sia per la casa sia per le cantine poste sotto il piano del chiostro.

Inoltre qui crescono varie piante in cui un bel albero di magnolia , lavanda che ha cresciuto spontaneamente ,altri fiori, le piante rampicanti ed piante spotnanee .Un microambiente dove stanno bene non solo le api ma anche un ospite molto maestoso -rospo comune (bufo, bufo). L’ho trovato immobile su un gradino delle scale che riposava al ombra .

,,Che bello ranocchio forse è un principe? Cosa dici se lo bacio?,, 😀- Ho chiesto il mio fidanzato .

Lui mi rispose un pò ingelosito😠 .Hmm ..Ce l’hai già !

L’ho preso e lo lasciato giù nel verde e gli ho detto ,,Si è vero io già ce l’ho mi spiace devi trovare un altra”….Ciao principe …….Cosi se ne andato ,mi sembrava anche felice fra le foglie umide e fresche.

Con la testa in su noteremo un vecchio campanile che rimasto intatto anche se la chiesa subì pesanti manomissioni durante i secoli .

A sinistra del chiostro si entra alla antica sagrestia ,cappella invernale e alla chiesa . La cappella nella sua rustica modestia, è uno dei pochi ambienti che ancora e rimasto indenne alle manomissioni; e infatti ancora visibile il vecchio pavimento in cotto.

Al interno della chiesa troviamo una statua della Pietà di terracotta di autore anonimo ,statua di S. Francesco opera di scultori faentini. (Ballanti e Graziani) e Madonna del Rosario.

A destra del chiostro ,dietro il portone si trova il presepe.

Storia

fonte-Comune di Casola Valsenio

,,Fu fondata dai Monaci Benedettini attorno all’anno 1000. Si pensa essere stato il primo nucleo abitato della Vallata del Senio. Non si sa da quanti monaci fosse abitato il monastero, ma la vasta mole della Chiesa e il fatto che si senta l’esigenza di creare alle sue dipendenze, a circa 600 metri a sud-ovest, una foresteria che si chiamerà “Il Cardello”, e che sarà, molti secoli dopo la casa paterna di Alfredo Oriani, fa supporre che si trattasse di una comunità di una quindicina di elementi sotto la guida di un abate.
Dal chiostro mediante una scala si accede alla canonica ristrutturata ed adattata ad abitazione del parroco, scomparendo così la sala capitolare e diverse celle dei monaci.
Sulla scala c’e un’edicola dov’era posta una statuetta della Madonna di foggia Bizantina, che ora è stata portata all’interno. Dal chiostro si accede, inoltre, alla vecchia sagrestia che oggi funge da “cappella invernale”. Pur nella sua rustica modestia, è uno dei pochi ambienti che ancora e rimasto indenne alle manomissioni; e infatti ancora visibile il vecchio pavimento in cotto.
La facciata della Chiesa, in stile romanico è stata recuperata dalle intonacature che l’avevano totalmente deturpata. Purtroppo la Chiesa subì pesanti manomissioni durante i secoli. Tutta la Chiesa era senza intonaco e non aveva che le tre facciate nude divise da otto colonne o pilastri per parte. La navata centrale terminava con il catino dell’abside affrescato. Oggi, in seguito a restauri non felici e rispettosi, è tuttavia possibile vedere il soffitto riportato a capriate, com’era in passato.
All’interno si conservano una pieta di terracotta in stile bizantino e una statua di S. Francesco opera di scultori faentini. (Ballanti e Graziani).”

Da questo link potete vedere in 3d tutta la chiesa

ABBAZIA DI VALSENIO-PARROCCHIA DI SAN GIOVANNI BATTISTA IN VALSENIO VIA CARDELLO 1448010 CASOLA VALSENIO

ORARIO APERTURA E VISITE GUIDATE:
orario estivo (maggio-settembre) tutti i sabati e le domeniche dalle ore 15,30 alle ore 17,30

LE OFFERTE RICEVUTE VANNO A SOSTEGNO DEL RESTAURO

PER VISITE INFRASETTIMANALI:
Informazioni Don Sante Orsani cell. 335 6534176
oppure Bruno Boni cell. 347 1714411 – Claudia Cavallari  335 6666744

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Scale elicoidali e scale a chiocciola di palazzi bolognesi .

La scala a chiocciola è un tipo di scala il cui percorso, circolare, prosegue con un andamento elicoidale. Spesso, il percorso si snoda intorno a un asse centrale verticale ,altre volte, manca invece il piantone per cui la scala si limita a girare intorno al cosiddetto occhio. Le scale a chiocciola vennero ideate e realizzate in passato per accedere in cima a torri e minareti. Questo avveniva a causa della loro principale peculiarità, quella di occupare poco spazio rispetto alle scale a rampe, tanto da arrivare a essere usate anche all’interno di colonne monumentali o pilastri. Grazie a questa caratteristica, sono tuttora utilizzate. Una scala a chiocciola può essere ottenuta sovrapponendo due rampe, ad esempio riservandone una all’ascesa e l’altra alla discesa. È questo, ad esempio, il caso della famosa scala elicoidale del Castello di Chambord l’introduzione di questa struttura doppia viene attribuita a Leonardo da Vinci)Le scale a chiocciola possono seguire anche un andamento a pianta quadrata.

la scala elicoidale presenta una struttura meno compatta e più imponente ,non ruota attorno al piantone si sviluppa seguendo il suo cosiddetto occhio, formando due eliche – una esterna ed una interna – che sorreggono il tutto. La sua forma ricorda quella di una spirale irregolare.  Non c’è il piantone centrale, a parità di diametro le scale a chiocciola di tipo elicoidale diventano più ampie nella gradinata, determinando un maggior comfort nel passaggio.

Palazzo Isolani – Lo scalone elicoidale di Palazzo Isolani (1550)in via S.Stefano 16.L’edificio, progettato da Giuseppe Antonio Torri nel 1708 ha una singolare scala elicoidale che risale al 1550 ed è attribuita a Jacopo Barozzi da Vignola, detto comunemente Il Vignola (Vignola, 1507 – Roma, 1573

palazzo Boncompagni 

Le scale di palazzo Boncompagni in via del Monte . .Largamente impiegata nell’architettura romana e medievale quando si trattava di sfruttare ambienti angusti e nascosti per superare più piani senza interruzioni, la scala a chiocciola venne proposta in soluzioni più ampie fin dal Quattrocento .A Bologna sono attribuite al JACOPO BAROZZI IL VIGNOLA scale , come quelle di Palazzo Boncompagni ,di Palazzo Isolani .

Museo Specola

Scala a chiocciola della torre della Specola(1712 e 1726)

Museo Carducci

La scala a chiocciola 

Palazzo in piazza San Martino

La scala a chiocciola

palazzo Pepoli

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Monte Sabbiuno-Monte della Memoria

Il monte Sabbiuno è una piccola cima del basso Appennino bolognese, compresa in un lembo meridionale del comune di Bologna, pertanto facente parte del cosiddetto gruppo dei colli bolognesi.

La vetta del monte Sabbiuno, posta soltanto a 391 metri sul livello del mare, è tuttavia più elevata rispetto ad altri rilievi localizzati nei dintorni. Essa è raggiungibile direttamente dalla città di Bologna, dal cui centro dista circa 9 chilometri.

Il monte Sabbiuno è tristemente ricordato per via dell’omonimo eccidio perpetrato dai nazifascisti verso i partigiani nel dicembre 1944; presso la frazione Sabbiuno di Montagna un monumento ricorda tale evento, insieme con le commemorazioni annuali che si svolgono in questo luogo.

L’eccidio di Sabbiuno di Paderno

Fu l’uccisione, avvenuta il 14 e il 24 dicembre 1944 di quasi un centinaio di partigiani e prigionieri .

Il 14 dicembre 1944 un primo gruppo di prigionieri, comprendente partigiani la cui identità ed attività erano certi, venne prelevato dal carcere e condotto a Sabbiuno di Paderno, collina a sud della città. Qui vennero uccisi in massa a colpi di fucile. Alcuni corpi rotolarono lungo i fianchi della collina verso il Reno……..

Il 22 dicembre diversi carcerati vennero deportati nel campo di transito di Bolzano e nel campo di concentramento di Mauthausen. Molti non fecero mai ritorno. Un terzo gruppo di prigionieri fu prelevato dal carcere di San Giovanni in Monte il 23 dicembre e ucciso a Sabbiuno con le stesse modalità del primo gruppo….

Si stima che furono almeno 58 le persone uccise, ma – date le difficoltà nell’identificare i corpi – non è da escludere che siano avvenute ulteriori fucilazioni anche nei giorni successivi. Nelle esecuzioni vennero fucilate anche persone che non erano direttamente legate alla Resistenza.

La precisa identificazione del numero e dell’identità delle vittime dell’eccidio è resa difficile dalle contraddizioni presenti nelle poche fonti disponibili, nonché dalla difficoltà nell’individuare e identificare le salme.

Monumento di Monte Sabbiuno

Monumento ai caduti di Sabbiuno uno dei più importanti luoghi della memoria dell’antifascismo bolognese si trova a circa 9 km dal centro di Bologna , è un sacrario ai caduti della Resistenza situato nel parco collinare di Sabbiuno, all’estremità meridionale del territorio bolognese. Situato in via Sasso Marconi, tra i calanchi del Monte di Paderno.

Inaugurato il 2 giugno 1973, realizzato dal Gruppo Architetti Città Nuova (Letizia Gelli Mazzucato, Umberto Maccaferri e Gian Paolo Mazzucato) fra il 1972 e il 1973 e commemora i circa 100 partigiani anche perché non si è potuto ritrovare tutti i corpi delle persone trucidate. Uccisi dai nazifascisti fra il 14 e il 23 dicembre 1944 in quello che è conosciuto come l’eccidio di Sabbiuno di Paderno.

53 sassi, su ognuno dei quali è inciso il nome di un trucidato, più un cinquantaquattresimo per ricordare i quarantasette caduti ignoti……

Gli edifici colonici della vicina Cà Croce ospitano una piccola mostra(fotografie ,oggetti) sull’eccidio.

Un muro curvo di cemento a vista, alto come una spalla, che rappresenta lo schieramento dei soldati tedeschi: dentro le feritoie, ancorate con supporti cromati, mitragliatrici fuse, ricalcate da un modello del tempo, con fari puntiformi innestati dalla parte dello sparo. Il precipitare dei corpi nel calanco è riprodotto da rulli di filo spinato rosso che scendono fino a valle, dove è posata una croce bianca. Null’altro.
Vicino al casolare, nel piccolo spiazzo del parcheggio, un impianto mangianastri trasmette il discorso sulla Costituzione di Piero Calamandrei: finisce affermando che “allora non è una carta morta, ma un testamento di centomila morti, un impegno per l’avvenire, e se vogliamo andare dove è nata la Costituzione, dobbiamo recarci nelle carceri e sui monti dove morirono i partigiani, perché li è nata la nostra Costituzione”.
I massi sono un dono delle cooperative: li hanno scelti, uno per uno, nel bacino del Brasimone, presso Castiglion dei Pepoli, e trasportati gratuitamente. Gli operai hanno lavorato anche nei giorni festivi per recingere i sassi con piantine da campo, come dettava l’estro, in modo naturale.
Gli architetti insistono: “Questo monumento non è calato dall’alto, è un prodotto collettivo. Non è finito, ma aperto alla nostra partecipazione, continuerà a vivere se noi la faremo continuare, se no è una carcassa vuota e in sfacelo. Se noi saremo capaci di venire qua, di ascoltare, di guardare, di perfezionare, di portare avanti questi ideali, il monumento grazie a noi vivrà: vivrà di pari passo col nostro senso di democrazia”.
Invano tentiamo di indurli ad un discorso figurale. Lo rifiutano: “Volevamo evitare la magniloquenza, ma anche l’assenza di espressione. Quindi abbiamo deciso di sottolineare i luoghi con segni leggibili. Del resto, i luoghi sono già scolpiti in modo così tragico che sembrano essi stessi il monumento reale dei nostri morti. Il filo spinato rosso spunta dalla terra e riaffoga nella terra. La croce bianca è appoggiata al terreno, come caduta ”.
In effetti, il visitatore non ha niente da contemplare. È coinvolto, deve rivivere. Scende dalla collina costeggiando i massi, proprio come chi andava alla fucilazione. Il muro cementizio gli consente di mirare la valle con gli stessi occhi di chi sparava; le mitragliatrici sono collocate all’altezza giusta,“Questo monumento è il punto d’incontro e confronto dei passi dei partigiani uccisi con i nostri passi pesanti su di loro, di quello che loro hanno visto con quello che noi vediamo, di quello che loro hanno pensato con quello che noi oggi pensiamo. Tutti questi valori, queste considerazioni, questa partecipazione collettiva, questa realtà collettiva hanno determi-nato il monumento, che non è più monumento perché nessuna cosa conclusa poteva contenere tanta ricchezza umana.
Il monumento ora non c’è più, e resta invece il vero monumento: il territorio e la partecipazione umana”. (…)
Monumento dunque che non esiste per sé, ma prolunga la propria storia di lotta al fascismo. Spiace che Einaudi abbia stampato “Spazi dell’architettura moderna” prima che fosse completato: il secolare itinerario critico-visivo poteva concludersi con questo frammento paesaggistico, celebrando i moventi topici dell’azione architettonica.

IL TESTAMENTO NEL MANGIADISCHI

di Bruno Zevida L’Espresso, 5 agosto 1973

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ZAP e IDA

Ho incontrato per caso questa simpatica coppia di vignettisti Zap e Ida, Vincenzo Zapparoli( 65 anni) e Ida Cassetta( 55 anni) con il suo ultimo libro Wikibolario ,davanti alla libreria di Mondadori in via D’Azeglio.

,,Buongiorno bellissimi questi fumetti…..veramente buffi ”.Grazie ma lei è una fotografa ? Sig.ZAP mi ha fatto la domanda vedendo sul mio collo la macchina fotografica.

Subito dopo con un sorriso birichino….. è partito con la mano a disegnare dei tipi fotografi.

Uno con lo zoom esagerato che fuori esce ….😂 si chiama FOTO AMATORE

Nel libro troverete tutti i disegni

dal libro WIKIBOLARIO

Io aggiungerei anche la mia versione del fotografo

Perchè no a un fotografo naturalista?

Libro creativo con i giochi di parole accompagnato dalle immagini e personaggi buffi che strapperanno il sorriso anche a chi non ride mai. Un libro pieno di umorismo , antidepressivo e rilassante che fa morire dalle risate.

MONDO VINO – dal libro WIKIBOLARIO

CANE

dal libro WIKIBOLARIO

BABBO

dal libro WIKIBOLARIO

Ma dopo questo libro saremo tutti seri ,come diceva Fryderyk Chopin ,,Chi non sa ridere, non è una persona seria

Comprando il libro si poteva avere una firma particolare -un fumetto personalizzato ☺️

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Lucio Dalla tornato in ,,Piazza Grande” seduto su una panchina.

50 anni fa Lucio Dalla comporre una canzone .La piazza Cavour ispirò Dalla nel comporre la canzone ,,Piazza Grande” ,composta da G. Baldazzi S. Bardotti , Ron  oltre allo stesso Dalla.

Diversamente da come alcuni credono, la canzone, dedicata a un senzatetto, non si riferisce a piazza Maggiore, bensì a piazza Cavour di Bologna dove il cantautore ha anche abitato da giovane. Un attento ascolto della canzone parla, infatti, di “panchine” e di erba che non ci sono in Piazza Maggiore a Bologna .

La statua donata alla città

La statua di Lucio Dalla è stata realizzata in bronzo dell’artista Antonello Paladino è stata collocata (10.07.2021 ) in ,,Piazza Grande” di Lucio cioè in piazza Cavour con lo sguardo rivolto verso la sua casa natale con un sorriso malinconico .

L’opera è una donazione alla città di Bologna .Il donatore cugino del cantautore, Lino Zaccanti però non era tanto d’accordo per la scelta del luogo, preferiva la piazza dei Celestini ,il posto più vicino all’abitazione di Lucio

.Prossimamente arriva anche la lapide commemorativa, che sarà apposta alla facciata della casa natale dell’artista in Piazza Cavour, è stata voluta dai cugini di Lucio e curata da Lucio Dalla Fondazione

Giardino pubblico (giardino Cavour)

Si trova in centro della piazza , realizzato nella seconda metà del XIX secolo abbattendo alcuni edifici del Cinquecento, sostituiti da altri edifici dotati di portici che circondano la piazza medesima.

Piazza Grande

,,Santi che pagano il mio pranzo non ce n’è
sulle panchine in Piazza Grande
ma quando ho fame di mercanti come me
qui non ce n’è.

Dormo sull’erba, ho molti amici intorno a me:
gli innamorati in Piazza Grande
dei loro guai, dei loro amori tutto so,
sbagliati e no.

A modo mio
avrei bisogno di carezze anch’io.
A modo mio
avrei bisogno di sognare anch’io.
Una famiglia vera e propria non ce l’ho,
e la mia casa è Piazza Grande.
A chi mi crede prendo amore e amore do,
quanto ne ho.

Con me di donne generose non ce n’è,
rubo l’amore in Piazza Grande
e meno male che briganti come me
qui non ce n’è.

A modo mio
avrei bisogno di carezze anch’io,
avrei bisogno di pregare Dio,
ma la mia vita non la cambierò mai, mai
A modo mio
quel che sono l’ho voluto io.

Lenzuola bianche per coprirmi non ne ho,
sotto le stelle, in Piazza Grande
e se la vita non ha sogni, io li ho
e te li do.

E se non ci sarà più gente come me
voglio morire in Piazza Grande
tra i gatti che non han padrone come me,
attorno a me.
A modo mio
quel che sono l’ho voluto io.”

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Polsko-włoskie pułapki językowe

DROGA ,GARBATA KURWA hmmmm. po polsku brzmi to naprawdę nieciekawie ….odkryjmy te słowa w znaczeniu włoskim .

Jak w każdym innym języku także i we Włoskim znajdziemy słowa pułapki Często polskie słowa używane we Włoszech mają identyczną lub podobną wymowę lecz odmienne znaczenie ,nie dziwcie się ,że właśnie tu najpopularniejszym słowem będzie curva czyt.kurwa, tu możecie przeklinać do bólu nikogo to nie obrazi i nikt wam nie zwróci uwagi .Kurwa usłyszycie zwłaszcza jadąc samochodem .Nie zapomnę dawno temu siedząc obok kierowcy ,kierowca wciąż narzekał :

,,Quante curve ci sono qua,,! ile tu kurw ! a ja w odpowiedzi ,,ma dove???,non vedo neanche una! ależ gdzie? ja ani jednej nie widzę! Dopiero po czasie dowiedziałam się co znaczy ta ich curva .

Jesli niechcący widząc pochyloną staruszkę wymsknie się wam ale garbata! Staruszka nie tylko nie obrazi się ale wam nawet podziękuje ,garbata po włosku to grzeczna ,miła osoba.

Uwaga na słowo DROGA to nie asfalt ani trasa ale narkotyk !Wypowiedziane słowo może wzbudzić podejrzenia .

Oto ponad 50 słówek pułapek .Życzę miłej lektury

Inne ciekawostki

Zgodnie z przepisami ustawy z dnia 4 lutego 1994 roku o PRAWIE AUTORSKIM I PRAWACH POKREWNYCH (DZ.U.nr 24, poz. 83) zabronione jest kopiowanie i rozpowszechnianie tekstu i zdjęć umieszczonych na tej stronie bez wiedzy i zgody arte4you / Rozpowrzechnianie dozwolone tylko wraz z oryginalnym postem .

Aneta Malinowska fotograf ,artysta we Włoszech

Co warto wiedzieć przyjeżdżąjac do Bolonii

Torre dell’orologio-Bologna

Torre dell’orologio (torre Accursi) è visitabile da pochi mesi dopo un accurato restauro che ha anche ripristinato il meccanismo che fa  funzionare l’orologio. Torre è alta 46,20 m(nella sua parte a forma di quadrilatero è alta 36,20 metri dal suolo; l’edicola superiore è alta 10 metri)

Dalla torre potrai affacciarti su un’imperdibile vista di Piazza Maggiore.

Accursio Intorno al 1250 costruì la propria casa, con una torre nell’angolo, sul lato di ponente della piazza centrale di Bologna. La torre era una ,,casatorre,, utile ai fini abitativi per l’ampiezza degli spazi interni. Nel 1287 figli di Accursio, vendettero la proprietà al Comune di Bologna che, per costruire il Palazzo della Biada, primo nucleo del Palazzo Comunale, demolì la casa ma ne conservò integralmente la torre. Nel 1451 sulla Torre Accursi è stato installato un orologio. La torre venne quindi alzata di circa 10 metri per accogliere orologio del diametro di 6,40 m, tra i più grandi d’Italia è tra i primi in Italia di tipo astronomico.

Come visitare la torre

Punto di ritrovo:
Torre dell’Orologio,
ingresso da Sala Farnese, secondo piano di Palazzo D’Accursio, Piazza Maggiore, 6 – 40124

Quota: Biglietti -Bologna Welcome – Piazza Maggiore 1/e – 40124

oppure dal sito https://www.bolognawelcome.com/it/luoghi/torri-edifici-storici/torre-accursi-o-dellorologio


Intero: €8,00 p/persona
Ridotto: €5,00 p/persona (under 12; over 65; scolaresche; studenti universitari; gruppi)
Ridotto Card Cultura: €5 p/persona (possessori Card Cultura)
Gratis per bambini sotto i 4 anni; disabile e accompagnatore; guide turistiche autorizzate; accompagnatori con gruppi con minimo 20 partecipanti

Con stesso biglietto si possono visitare anche –Collezioni Comunali d’Arte– 
Martedì e giovedì dalle 14:00 alle 19:00
Mercoledì e venerdì dalle 10:00 alle 19:00
Sabato, domenica e festivi dalle 10:00 alle 18:30

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MURI FERITI

Muri Feriti
Progetto fotografico che racconta una risposta verso chi scrive e dipinge sui muri di Bologna .Muri hanno delle orecchie ,la voce e gli occhi, ci osservano, ascoltano e rispondono. Muri di Bologna sono stanchi e preoccupati….Ragioniamo insieme…. I vostri pensieri feriscono intera città ,lasciateli liberi nel aria , gridate la vostra poesia ,frustrazione ,amore e rabbia senza sporcare i muri della nostra casa ….Quanto pùo essere banale avere la ragione usando la mente .Questa è una Bologna che non vorrei, orfana fra la gente che non vuole prendersi cura di lei, che non ha chi la difende….Io sono la vostra vergogna…..

Un reportage che invita a ragionare, a sentire la voce di questi muri ,di intera cittá .Muri feriti che chiedono di essere ascoltati e lasciati in pace ,muri che sono la nostra coscienza muri, che sono la nostra vergogna.

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Il progetto che ha partecipato ad un concorso

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