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Regalati un angolo di Bologna -quadri d’autore

Fotografie uniche e particolari. Sono veri ,,ritratti” di Bologna. Le fotografie in alta risoluzione perfette per la stampa e arredo casa ,uffici, hotel, sale di attesa, bar, ristoranti ecc.Perfette per un regalo originale che dura per sempre .Stampe di qualitá e le foto d’autore scattate con la cura ,amore e passione rendono i quadri unici e non trovabili.

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Misura 120x80cm

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Alcuni spazi allestiti :
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Altre foto troverete su

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Semplicemente Bologna-da scoprire e amare

Bologna riscoperta, fotografata , dipinta e creata .Qui trovate le curiosità e particolari di Bologna ,giardini e cortili segreti,posti nascosti e dimenticati, fotografie e dipinti .

,,Bologna non è solo grassa rossa e dotta… Bologna è una galleria d’arte antica e moderna spesso i suoi quadri sono incorniciati dalle balaustre, cancelli, finestre ,finestrelle e dalla natura … Appena entri dentro porta sei dentro il grembo della città ti trovi dal’altra parte dello specchio come Alice in un paese delle meraviglie…
Bologna è bella fuori ma bellissima dentro e non si mostra subito al turista la devi corteggiare, la devi conquistare e in cambio ti darà il tiro alle porte … Su e giù scoprirai il suo tesoro nascosto tra portici, luoghi misteriosi, giardini segreti e palazzi divini. Poi ti innamorerai per sempre con amore sincero e quando la notte coprirà col suo mantello blu la città sarai perso sarai immerso.”
-AnetaMalinowskaART

Amo Bologna e amo scoprire tutti i segreti di una città meravigliosa circondata dall’arte ,storia, segreti e curiosità infinite .In più di 10 anni ho visitato tantissimi angoli di Bologna e ho raccolto una immensa galleria delle fotografie di ogni genere in più mi ha inspirato a dipingere .Arrivato il momento di condividere tutte le sue bellezze

BOLOGNA

Sei la mia  più amata del mondo...

Mi hai ospitato,mi hai adottato da vagabondo ….

Sotto le tue ali che sono i portici mi sentivo protetto ,

ho vissuto amando il tuo dialetto ….

Sei la mia musa ti ho dipinto nelle varie pose ,

sei la mia modella ti ho fotografato più di mille volte .

Mi sono incantato, mi sono  innamorato ,mi sono inspirato

ed oggi con grande euforia ti dedico  questa  mia  poesia.,,

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Mille MIGLIA -BOLOGNA

La Mille Miglia è stata una competizione automobilistica stradale di granfondo disputata in Italia  in 24 edizioni tra il 1927 e il 1957 . Si trattava di una gara di velocità in linea con partenza e arrivo a Brescia in cui i concorrenti arrivavano fino a Roma  attraverso il centro-Nord Italia.

Il nome della gara deriva dalla lunghezza del percorso; infatti, nonostante diverse variazioni nel corso degli anni, rimase lungo circa 1600 km  equivalenti a circa mille miglia imperiali .

Dal 1977 la Mille Miglia rivive sotto forma di gara di regolarità storica a tappe la cui partecipazione è limitata alle vetture, prodotte entro il 1957 , che avevano partecipato (o risultavano iscritte) alla corsa originale. Il percorso Brescia-Roma-Brescia ricalca, pur nelle sue varianti, quello della gara originale mantenendo costante il punto di partenza/arrivo in viale Venezia all’altezza dei giardini del Rebuffone.

L’edizione del novantesimo anniversario del  2017  è quella con il record di iscritti: 705

Il 1938  fu segnato da un grave incidente a Bologna, infatti una Lancia Aprilia   uscì di strada, finì sulla folla, uccise dieci spettatori, di cui sette bambini, e ferì altre ventitré persone. In seguito a tale sciagura il capo del governo, Benito Mussolini decise di non concedere più l’autorizzazione per svolgere gare di velocità su strade pubbliche.

Dopo la pausa del 1939 nel 1940 a guerra iniziata, si riuscì a organizzare una nuova gara, chiamata ufficialmente Gran Premio di Brescia delle 1000 Miglia che consisteva in nove giri di un circuito chiuso triangolare che toccava le città di  Brescia ,Cremona, e Mantova  in modo da raggiungere la lunghezza di circa 1000 Miglia.

Tra il 1941 e il 1946 non fu possibile organizzare la corsa a causa della  seconda guerra mondiale. La corsa poté essere organizzata di nuovo soltanto nel 1947 due anni dopo la fine della guerra;

La Mille Miglia classica

Escludendo l’edizione del  1940(svoltasi su un veloce circuito stradale Brescia-Cremona-Mantova) e le ultime tre Mille Miglia del  1958 1959 e 1961  (edizioni di regolarità e velocità), le altre 23 edizioni della corsa – quelle che potremmo definire le “classiche” Mille Miglia – si sono disputate con partenza e traguardo a Brescia  e giro di boa intermedio a Roma su itinerari di lunghezza prossima ai 1600 km (approssimativamente 1000 miglia). Negli anni sono state ben tredici le variazioni apportate al percorso Brescia-Roma-Brescia, che ha avuto una lunghezza compresa tra un minimo di 1512 km (edizione 1953 ) e un massimo di 1830 km (edizione 1948 ) e che ha avuto un senso talvolta “orario” e talvolta “antiorario”.

La media della corsa

Poiché il tracciato ha subito nel corso degli anni parecchie variazioni più o meno rilevanti, un confronto delle prestazioni ottenute dai diversi vincitori, anno dopo anno, non è formalmente corretto, in particolare se ci si riferisce ai tempi di percorrenza. È invece invalso l’uso di prendere a riferimento la media oraria per stabilire l’evoluzione delle prestazioni. Ciò premesso, la media ottenuta dai vincitori delle diverse edizioni della Mille Miglia su questo percorso classico Brescia-Roma-Brescia è più che raddoppiata, passata nel corso degli anni dai 77,238 km/h ottenuti nella prima edizione della corsa 1927 dalla  OM 665 SUPERBA  di  Ferdinando Minoia  e  Giuseppe Morandi ai 157,650 km/h raggiunti nel 1955  da Stirling Moss e Denis Jenkinson : questa media oraria non sarà più superata e pertanto verrà unanimemente considerata la “media record” della corsa.

fonte ,,Wikipedia,,https://it.wikipedia.org/wiki/Mille_Miglia

2021Bologna

2019-Bologna

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Antico e particolare citofono di Palazzo Bargellini

Fin ora ancora nessuno ci ha parlato di un mascherone diabolico con la bocca spalancata , presente nel palazzo Bargellini in Strada Maggiore di Bologna che dietro il portone principale nasconde un segreto…. Una volta direttamente da quella bocca si poteva sentire i voci o al contrario ,si poteva parlare . Era un vecchio citofono di una volta.

Tramite un sistema si poteva comunicare con le persone a distanza .Da l’altra parte sulla parete esterna del palazzo si nota una casetta con la chiusura a chiave .Proprio da qui usciva il suono che raggiungeva il misterioso mascherone……..Nei tempi recenti il mascherone è stato trasformato in una lampada .Qualcuno ha inserito nella sua gola impianto elettrico ,ancora oggi troviamo li un attacco della lampadina .

Le prime notizie riguardanti strumenti di comunicazione a distanza risalgono al XV° secolo: Leonardo da Vinci, infatti, teorizzò un complesso sistema di tubi di rame che fungevano da reti “telefoniche”, mettendo in comunicazione due torri tramite altoparlanti

,,E’ interessante notare che Leonardo immaginava, molto prima dell’invenzione del telegrafo e del web, la possibilità di un collegamento in rete tra popoli per colloquiare con un linguaggio universale. A testimonianza riportiamo un passo del “Codice Atlantico” del 1500 dove lo scienziato italiano scrive: «Parleransi li omini di remotissimi paesi l’uno all’altro e risponderansi e parleransi e toccheransi e abbracceransi li omini, stanti dall’uno all’altro emisperio, e [in]tenderansi i loro linguaggi» ,,

Claudio Barontini, 15 apr 2003, “Il citofono di Leonardo da Vinci (foto Claudio Barontini)”,

I primi veri citofoni, installati in alcuni palazzi signorili, risalgono alla prima metà del 1800 ; alcuni di essi sono ancora presenti. Si tratta essenzialmente di condotti in pietra o metallo ricavati nelle pareti, in grado di trasportare il suono.

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Regalati un angolo di Bologna -quadri d’autore

Bosco fiabesco del Poranceto della montagna bolognese.

Poranceto è bosco secolare con antichi castagni maestosi all’interno del parco dei laghi di Suviana e Brasimone . Uno dei più suggestivi della montagna bolognese che rievoca atmosfere magiche e fiabesche. Non è un semplice castagneto da frutto ma è un bosco con i sui giganteschi castagni, contorti e cavitati veri e propri monumenti verdi viventi…..Purtroppo alberi secolari che rischiano di morire presto senza un intervento .

Piano per salvare alberi secolari

,,Questo non è un bosco qualsiasi , si parla di “un luogo monumentale, solenne e fantastico al tempo stesso”, racconta David Bianco, responsabile dell’Area ambiente dell’Ente parchi. A cospetto di questo patrimonio, “da un lato noi vogliamo conservare ma dall’altro siamo costretti ad accendere la motosega“, perchè “se non intervenissimo quel castagneto sarebbe condannato” e questo è un elemento “che va comunicato, perchè quando si accendono le motoseghe qualcuno giustamente si preoccupa”. Salvare alberi vecchi e malandati. Come? Abbattendone di giovani e sani. Può sembrare un paradosso, ma è questo il progetto promosso per conservare il castagneto del Poranceto a Camugnano, nel Parco regionale dei Laghi di Suviana e Brasimone , sull’Appennino bolognese. L’intervento, a cura dell’Ente parchi Emilia orientale, è stato illustrato oggi in conferenza stampa: saranno interessati otto ettari di superficie forestale e il costo dei lavori, che andranno avanti fino a marzo, è di 70.000 euro finanziati dalla Regione Emilia-Romagna. ”Il problema è che i giganteschi castagni più vecchi, piantati anche diversi secoli fa, soffrono la concorrenza dei ‘colleghi’ più giovani e selvatici. In più, si sono indeboliti per la mancanza delle tradizionali potature di alleggerimento. Problemi nati a partire dagli anni ’60, spiega l’Ente parchi, quando il boom economico favorì lo spopolamento dell’Appennino. Il risultato è che oggi i castagni secolari cadono uno ad uno, molti sono già morti in piedi e quando il vento tira forte si susseguono gli schianti. Da qui la decisione di eliminare molti degli alberi più giovani: un taglio non produttivo, sottolinea l’Ente parchi, che non comporterà vantaggi economici. L’obiettivo è “salvaguardare un patrimonio unico per il nostro territorio”

Agenzia DiRE» «www.dire.it»)

Museo del Bosco

Museo sfrutta lo spazio recuperato di vecchi edifici rurali inseriti in un magnifico castagneto secolare: stalla, fienile, essiccatoio per le castagne. La piccola sala presente al piano terra propone un allestimento che introduce alla conoscenza dei caratteri botanici, vegetazionali e selvicolturali dei quattro principali boschi montani: i querceti misti, il castagneto, la faggeta, i rimboschimenti a conifere; sul ballatoio, con fondo chiuso da un’ampia e suggestiva vetrata che guarda sul bosco, si trova un diorama incentrato sul rapporto bosco-animali, mentre al piano sottostante, all’interno del suggestivo ambiente della stalla, si approfondisce il rapporto uomo-bosco nel suo sviluppo storico: la gestione tradizionale (la legna, il carbone vegetale) e la civiltà della castagna (gestione del bosco, trasformazione, prodotti), con l’usilio di due modelli raffigurati carbonaia e essiccatoio per le castagne.

Centro Visita Museo del Bosco
Via Porancè 8 – Loc. Poranceto – Baigno
40032 Camugnano (BO)
Tel. 0534/46712

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Una gita spettacolare sui colli bolognesi- CAMMINO DI SANT’ANTONIO.

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Una gita spettacolare sui colli bolognesi- CAMMINO DI SANT’ANTONIO.

Cammino è veramente molto suggestivo con paesaggi mozzafiato e la natura che ci circonda .

Cammino di Sant’Antonio si sviluppa tra Toscana , Emilia Romagna e Veneto con un percorso che unisce importanti centri di spiritualità e di fede e luoghi meno conosciuti dove il Santo visse e professò la fede agli inizi del XII secolo. Un paesaggio e la natura spettacolare con le fioriture e colori di ogni stagione .Sul percorso troveremo anche obietti di valore storico,borghi,monumenti. Per esempio sul percorso verso Settefonti troveremo una chiesa abbandonata .

Cammino di Sant’Antonio è lungo 410 km ,solo in Emilia Romagna raggiunge 258 km è un itinerario a piedi realizzato dai frati della Basilica di Sant’Antonio di Padova. Il percorso è diviso in 22 tape .Il cammino nasce dal tragitto compiuto nel giugno del 1231 da Sant’Antonio che si sentiva prossimo alla morte, su un carro trainato da buoi per essere portato al suo convento in Padova. Il cammino è stato ripercorso in forma di pellegrinaggio dai fedeli seguendo la strada carrabile. In seguito alla motorizzazione e all’aumento del traffico automobilistico, il percorso era diventato troppo pericoloso: per questo motivo nel 1995 padre Alberto Tortelli, con l’aiuto di alcuni fedeli, decise di tracciare un percorso pedonale che collegasse i Santuari Antoniani di Camposampiero alla Basilica del Santo a Padova. Il cammino fu poi esteso, in accordo con i frati della Basilica del Santo, a sud, dapprima in direzione di Montepaolo e nel 2015 sino al Santuario della Verna.

Tapa a Bologna – Bologna – Settefonti -18 km che poi segue con la tapa Settefonti -San Martino in Pedriolo 18 km ,con la vista a 360 gradi sui colli e verso la pianura .

Tratto più bello in assoluto troveremo partendo da via Mercatale Sette fonti da sopra Ozzano che fa la parte della tapa Settefonti – San Martino in Pedriolo Con questo percorso basta fare circa 1, 2 km per godersi il panorama spettacolare.

.https://www.google.com/maps/@44.3919739,11.4528933,3a,90y,235.49h,79.05t/data=!3m6!1e1!3m4!1sAwWdjWJNSNQu-xCeRvJrNg!2e0!7i13312!8i6656

Tutto percorso – https://camminiemiliaromagna.it/it/cammino_s_antonio

Proseguendo per circa 1 kilometro ci troveremo in cima della monte per ammirare a 360 gradi un spettacolo paesaggistico dei colli bolognesi dove l’aria è pulita e si respira la libertà lontano dai rumori della città. Contatto con la natura rende felici .La natura ha un effetto diretto sulle nostre emozioni quelle negative si riducono . Una ricerca olandese condotta su quasi 350.000 persone dimostra che vivere a meno di un chilometro da un’area verde è protettivo per molte malat­tie: dal mal di testa ai disordini dell’apparato digestivo, da quelle cardiovascolari alle respi­ratorie, fino ai dolori muscolari e, soprattutto, all’ansia e alla depressione.

Tutte le foto sono scattate – sul percorso Settefonti -San Martino in Pedriolo entro 2 km dal inizio del percorso.

Purtroppo non mancano le brutte sorprese…..

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Castel de’ Britti -rovine di un antico castello

La frazione o località di Castel dei Britti dista 4,85 chilometri dal comune di San Lazzaro di Savena di cui essa fa parte.

Oggi rimangono solo le rovine dell’antica rocca di Castel de’ Britti (appartenuto a Matilde di Canossa) della quale rimane soltanto un grande arco .

Castello situato in una posizione strategica probabilmente per questo motivo venne più volte distrutto e ricostruito. In particolare, nel 1137 fu assediato ed espugnato, saccheggiato e distrutto dall’imperatore Lotario III; nel 1175, fu incendiato da truppe dell’arcivescovo Cristiano di Magonza, arcicancelliere dell’imperatore Federico I Barbarossa; nel 1361 i soldati del comune di Bologna lo abbatterono. In seguito fu ricostruito e distrutto nuovamente per decadere definitivamente dopo il secolo XV . Del castello rimangono pochissime testimonianze, porzioni delle mura di cinta e lo scheletro dell’arco d’entrata situato davanti alla chiesa trecentesca consacrata a San Biagio.

Accanto ancora oggi c’è la chiesa parrocchiale, San Biagio che si vede da lontano sulla collina.

Chiesa di San Biagio -Edificio ecclesiastico risalente al trecento e consacrato a San Biagio è arroccato su una rupe gessosa. Dirimpetto a essa, gli esigui resti di una fortificazione medievale.

Curiosità

  • Castello menzionato nel 776 in un atto di donazione del duca di Persiceto Giovanni e di sua sorella Orsa (copia manoscritta risalente al XII secolo)
  • in origine un borgo fortificato rientrante fra i vasti possedimenti della contessa Matilde di Canossa
  • Il borgo natio di Alberto Tomba 
  • Nell’area compresa tra la chiesa e via Piombarola si trovano 10 cavità minori e una grotta principale, denominata Risorgente di Castel de’ Britti,
  • All’interno della cavità, che ha una lunghezza di oltre 200 m, scorre un rio sotterraneo che si attiva durante i periodi piovosi. Il ritrovamento di una stazione dell’età del Bronzo testimonia che la località è stata frequentata sin dalla preistoria.

San Biagio

  • Il 3 febbraio è la giornata dedicata alla celebrazione di San Biagio. San Biagio era un vescovo e un medico armeno, vissuto nel III secolo d.C. 
  • San Biagio- invocato protettore per i mali di gola dal momento quando ha guarito miracolosamente un bimbo cui si era conficcata una lisca in gola.A quell’atto risale il rito della “benedizione della gola”, compiuto con due candele incrociate.
  • Martirologio Romano: San Biagio, vescovo e martire, che in quanto cristiano subì a Sivas nell’antica Armenia il martirio sotto l’imperatore Licinio.
Castel de’ Britti con la nebbia

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Regalati un angolo di Bologna -quadri d’autore

Bellissima insegna che non c’è più

Bagni di Mario(La Conserva di Valverde)Un tesoro sotterraneo di Bologna.

Questa Cisterna di epoca rinascimentale (1563) è stata riaperta al pubblico solo nel 2017

Eseguita da Tommaso Laureti(architetto palermitano), fu realizzata per alimentare la Fontana del Nettuno e l’Orto dei Semplici (oggi piazza coperta della ex Sala Borsa). La struttura è impostata su due livelli.

Il toponimo Bagni di Mario si affermò nel corso del XIX secolo quando la conserva venne erroneamente identificata con un centro termale romano  di età repubblicana realizzato all’epoca del console di Caio Mario

Livello superiore. Sala ottagonale con le vasche di raccolta dell’acqua. Il foro centrale mette in comunicazione il livello superiore con quello inferiore.

Livello inferiore. Le acque provenienti dal livello superiore procedevano all’interno di un cunicolo in mattoni. Bagni di Mario ne hanno 4

Particolari

Cisterna costruita nei anni di rinascimento quando si cercava sempre di rendere tutto più bello del necessario .Sulla parete una volta si trovavano 3 statue probabilmente ispirate a Divinità delle acque. Nella parte centrale della nicchia una volta doveva esserci Nettuno.

  • Un altissimo camino completamente ricoperto da incrostazioni calcaree secolari. Probabilmente si tratta di un antico pozzo .
  • Sui alcuni muri troveremo una patina che sembra la muffa bianca in realtà si tratta di salnitro, sostanza che fuoriesce dai muri a causa della troppa umidità, si sbriciola sui muri se la si tocca. Un sale di potassio privo di colore portato dall’umidità e della presenza di calcio.Salnitro è una componente fondamentale della polvere da sparo ,unico esplosivo conosciuto fino la metà del 800

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la Conserva di Valverde è aperta al pubblico solo su prenotazione.

Durata: circa un’ora
Info e prenotazioni: tel. 329 3659446 – associazione.vitruvio@gmail.com

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Giardino Martinetti

Questo bellissimo giardino si trova in via San Vitale 46 a Bologna accanto alla Chiesa dei Santi Vitale e Agricola- Un frammento del giardino paesistico ,in buona parte perduto, che Giovanni Battista realizzò per la propria abitazione -una piccola porzione con esedra decorata, statue, aiuole e grandi alberi. Giardino solitamente non è visitabile .Quest’anno per la prima volta si poteva visitare con Diverdeinverde – Giardini aperti della città e della collina

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Una foca in piazza Nettuno

,,Nell’estate del 1818 un articolo della Gazzetta di Bologna riferisce che in Piazza del Nettuno viene esposta una foca. La povera bestia, una novità assoluta in città, suscita grande curiosità e soddisfazione negli spettatori.Il 13 luglio questo “Mostro Marino chiamato Focca, ossia Tigre marina” dà alla luce un cucciolo di 30 libbre, che sopravviverà poche ore e sarà fatto imbalsamare dal proprietario. Spettacoli con serragli domestici, funamboli, camere ottiche, marionette a filo e burattini sono abbastanza frequenti nelle strade del centro. Il governo pontificio, volendo limitare il più possibile gli assembramenti di popolo, concederà ai conduttori ambulanti di operare solo in apposite “sale da esposizione”, che sorgeranno numerose nel Mercato di Mezzo e nei rioni intorno a Piazza Maggiore.” fonte -archivi di Sala Borsa ,

Foto copertina -fotomontaggio con la foca scattata da fotografo Johan Siggeson

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Madonna della Compagnia dei Drappieri,,Madonna del Campanello”

Dai bolognesi chiamata ,,Madonna del Campanello”, perché quando la tela che la copre viene alzata per mostrarla al popolo, è anche suonata la piccola campana appesa alla sua sinistra e ben visibile nella foto

Piazza Ravegnana-Questo Spettacolo possiamo osservare solo pochi giorni al anno .

La statua di solito non è visibile, protetta da una tenda rossa che viene tolta nei giorni in cui l’immagine della Madonna di San Luca è trasportata dal Colle della Guardia in Bologna. Scultura di Gabriele Fiorini, della seconda metà del secolo XVI. Si trova in una nicchia del palazzo dei Drappieri (o detto anche palazzo Strazzaroli), di fronte alle due torri. Il palazzo fu costruito fra il 1486 e il 1496, architetto Giovanni Piccinini da Como. Il balcone su cui si trova l’edicola è un’aggiunta posteriore.

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Villa Aldini un gioiello sui colli bolognesi

Antonio Aldini fece costruire tra il 1811 e il 1816 una grande villa in stile neoclassico, “palazzo di delizia d’ordine ionico perfetto”, dedicata a Napoleone, che durante una visita a Bologna nel 1805 cavalcò sul colle e, mirando dall’alto il panorama, avrebbe esclamato: “Ca c’est superbe!”.

Chissa quale panorama ha incantato Napoleone

vista parco Ghigi dalla via Osservanza sulla strada verso la villa Aldini

vista da Villa Aldini verso la città

La villa fu progettata dall’architetto Giuseppe Nadi e dall’ingegnere Giovanni Battista Martinetti, con la consulenza di Leopoldo Cicognara.

Villa è stata costruita in vicinanza della antica chiesa .Nel 1806 furono demoliti la chiesa e il convento della Madonna del Monte sulla cima del colle dell’Osservanza, acquistati alcuni anni prima da Antonio Aldini, segretario di stato del Regno d’Italia. La villa è costruita utilizzando il materiale ricavato dalla demolizione della chiesa e del convento dell’Osservanza, situati poco distanti e acquistati da Aldini il 20 giugno 1812.

La grande facciata “con frontone e colonne come un tempio antico”, a parere di Stendhal costituisce “in venti luoghi della città un punto di vista a piacere per la gioia degli occhi”.

E’ sormontata da un timpano con fregio di Giacomo De Maria (1787-1838), un “cammeo gigantesco”, eseguito con l’aiuto degli allievi Adamo Tadolini e Alessandro Franceschi, che raffigura l’Olimpo in stile neoclassico.

Interno da favola

Una parte più interessante della villa -un salone con le colonne di marmo e lampadari bianchi

Altre foto della villa

Villa fu salvata dalla demolizione

Nel 1831 Girolamo Bertocchi, ha acquistato l’edificio ,nel 1833 era pronto con un progetto di demolizione ma la Commissione Ausiliaria dei Professori di Belle Arti riuscì ad evitare l’abbattimento dell’edificio da parte del nuovo proprietario, dichiarandolo “nobilissimo e di ornamento cospicuo per le adiacenze della città”. Nel 1842, per opera di Antonio Serra, lo stabile ritornò alla sua integrità, ma dal 1848 al 1859 fu occupato da un Comando austriaco e ospitò un ospedale militare.

Progetto per una Stazione Astronomica 

Nel 1909 Michele Rajna il direttore dell’osservatorio dell’Università progetto di trasformazione della Villa Aldini come Stazione Astronomica in sostituzione della Specola di Palazzo Poggi (1725). Il progetto del nuovo osservatorio è firmato da Flavio Bastiani, direttore del Genio Civile, e prevede un riflettore di 325 mm ospitato in una cupola girevole costruita sul piazzale della villa. E’ prevista inoltre la ristrutturazione di parte dell’edificio come laboratorio, officina e casa del custode.

Nel 1938 Guido Zucchini condusse un restauro che riportò definitivamente alla luce la Rotonda, il santuario romanico della Madonna del Monte impropriamente trasformato da Aldini in sala da pranzo. Nei pressi della villa fu costruita una casa di riposo per i congiunti dei caduti in guerra.

Rotonda della Madonna del Monte è una chiesa sconsacrata in stile romanico a pianta circolare ,edificato intorno al 1116.Oggi è inglobata nella villa.La Rotonda – diventata sala da pranzo ai tempi di Aldini – e riportò alla luce sia l’originaria struttura dello spazio, sia gli antichi affreschi nelle nicchie al suo interno. 

L’interno della Rotonda della Madonna del Monte

fot. della chiesa di –Tesori Abbandonati

Foto 3– Nicchie affrescate all’interno della Rotonda della Madonna del Monte, sec. XII. Nelle nicchie, da sinistra a destra, gli apostoli: san Giuda Taddeo, san Giacomo e San Matteo.

Villa oggi (primavera 2021)

Fino qualche anno fa villa era utilizzata come comunità di prima accoglienza per minori. Purtroppo oggi villa è lasciata a se stessa .Portoni di ingresso spaccati, qualcuno ci ha messo la rete metallica dietro il portone che dovrebbe impedire di entrare ai intrusi ma facilmente spostabile …Segni di degrado ,l’odore di residui di cibo, ed escrementi….Ecco cosa troviamo al interno .Villa usata come un posto per festicciole ,qualcuno ci ha dormito ,qualcuno ha demolito insomma grande tristezza per un posto che merita un altra fine, merita di tornare a splendere, di essere restituita ai cittadini.

Sembra che qualcosa si è mosso

Matteo Lepore afferma la volontà di restituire la villa ai cittadini si pensa di Attività teatrali e culturali nella parte storica della villa. M.Lepore cmq una proposta ce l’ha: realizzare una scuole nel bosco.

Curiosità

  • Nel 1811 (14 ottobre), durante i lavori a Villa Aldini, avviene un tragico incidente: per il crollo di una impalcatura due muratori muoiono e altri tre rimangono gravemente feriti.
  • Cannoni austriaci contro la città 1849 .A mezzogiorno del 9 maggio ricomincia il bombardamento della città. Da via del Piombo un cannonaccio, ben mascherato e protetto, colpisce la postazione austriaca di villa Aldini.Dal 1849 al 1859 fu sede del comando austriaco e poi ceduta al comune.

Il 27 agosto la Pro Montibus organizza, a Castiglione dei Pepoli, la prima Festa degli Alberi mai celebrata in Italia, su modello di quella nata negli Stati Uniti nel 1872. La stessa festa si tiene a Bologna il successivo 26 ottobre. A Villa Aldini gli alunni delle scuole piantano alberi per rendere i colli più verdeggianti.Nel 1903 sarà fondata la rivista quindicinale “L’Alpe”, primo periodico italiano dedicato ai problemi forestali. 

1915-Colonie estive comunali-circa 400 ospiti frequentano la colonia diurna di Villa Aldini per i bambini poveri. I piccoli ospiti trascorrono il loro tempo all’aperto “sotto i boschi, sulle pendici soleggiate in mezzo al verde della città”. Oltre al vitto, il Comune offre loro anche il vestiario e le scarpe.

1938-Casa di riposo per i famigliari dei caduti in guerra -Sul colle dell’Osservanza, nei pressi di Villa Aldini, è costruita la Casa di riposo per i congiunti dei caduti in guerra. Può ospitare una cinquantina di ricoverati. Nel dopoguerra sarà affidata all’Istituto “Giovanni XXIII”.

1946- A Villa Aldini, sul colle dell’Osservanza, viene aperto un istituto per la cura e la riabilitazione dei “minori infortunati di guerra”. Fino al 1950 riceverà decine di “mutilatini” provenienti da tutta la regione.Sono bambini colpiti durante i bombardamenti o vittime dello scoppio più o meno accidentale di ordigni di vario genere, soprattutto le micidiali mine antiuomo lasciate dai tedeschi durante la ritirata.

1975-Pier Paolo Pasolini Il regista scrittore girerà nella sua città natale – in particolare nel parco di Villa Aldini – anche una parte del suo ultimo film, Salò o le 120 giornate di Sodoma, pochi mesi prima della sua tragica morte. Comunque dopo la presentazione ufficiale a Parigi, la pellicola uscirà nelle sale italiane nel gennaio 1976, ma sarà subito sequestrata.

-dal archivi di Sala Borsa

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