Leone RENO –Un ricordo del passato ai Giardini Margherita –Leone in rete mettalica 100x175x175cm 2020- è fatto da un giovane artista Michele Liparesi collocata sul tetto dove una volta si trovava la gabbia dei leoni . All’inizio degli anni 80 quando l’ultimo leone lascia la gabbia dei Giardini Margherita il piccolo zoo bolognese viene smantellato. Il titolo dell’opera prende il nome da uno dei due primi cuccioli di leoni che furono regalati, nel 1938, da alcuni reduci dalla spedizione coloniale di Etiopia.
Il nome di questa via è antichissimo, Prima documentazione : 1118 (Saragoza) documentato già all’inizio del XII secolo in un actum in Saragoza di manumissione (ovvero liberazione) di un servo.Tra i secoli XVI e XVIII nella via Saragozza venivano comprese le vie del Collegio di Spagna e Urbana. La confusione sull’estremo della via più lontano dalla porta fu risolto dalla riforma toponomastica napoleonica che fissò gli attuali limiti nella parte entro porta ufficializzando l’odonimo Strada Saragozza, che era in uso, in questa forma, almeno dalla metà del XVIII secolo.
Cambiò il nome in via Saragozza dopo la riforma toponomastica del 1873-78 l’origine di questo odonimo, non ha alcun ruolo con il Collegio di Spagna anche perchè l’uso ,,Saragozza ”precede la fondazione del collegio di più di due secoli.Sappiamo che la Saragozza spagnola derivò il suo nome dalla corruzione del nome latino Cesaraugusta, ipotesi fu applicata da alcuni storici anche per la Saragozza bolognese. Rinvenuti nel XVI secolo alcuni reperti di epoca romananei pressi del palazzo Albergati fanno riferimento alle terme volute da Augusto e ciò sembra essere un elemento a favore dell’ipotesi Cesaraugusta. Il toponimo Saragozza è presente in parecchi altri luoghi anche fuori di Bologna( porta Saragozza a Modena )e una contrada Saragozza a Castel San Pietro.Non si esclude la possibilità che l’odonimo sia nato da persone trasferitesi qui dalla città spagnola.
La street artist che ci ha dato la forma e colore alle storie di donne che hanno subito la violenza. Ale Senso è attratta dalle storie. Le assorbe, le rielabora e le comunica attraverso forme simboliche .Dipinti sulle saracinesche e sulle porte è un’iniziativa dell,Associazione Arti Povere Pratello . Tra tanti artisti queste bellissime opere di Ale Senso -rappresentano storie di donne che hanno subito la violenza .Due donne ,due storie diverse -la prima ragazza con i capelli corti , grigi e 2 topolini e il numero 269 attaccato al orecchio fa pensare a Peter Pan antispecista , Probabilmente il numero 269 è collegato con attivisti del gruppo animalista “269 Libération Animale”.La ragazza con i capelli ricci e rossi ,occhi verdi ,lentiggini con il viso innocente fa pensare alla bellezza rara di una donna .Entrambe con lo sguardo triste ,imprigionate in una pianta rampicante che piano piano si prende possesso del loro corpo .La pianta è simbolo della violenza che prima ti abbraccia piano poi più forte e alla fine per strangolarti .
Diavolessa – statua, simile ai gargoyle de Il Gobbo di Notre Dame si trova sotto il portico in via D’Azeglio 47 è una copia del diavolo in bronzo del Giambologna (Jean de Boulogne, 1529-1608), il cui originale è a Firenze, un tempo in un angolo di Palazzo Vecchietti e ora conservato a Palazzo Vecchio. L’architetto Tito Azzolini (1837-1907) restaura Casa Barilli, costruzione quattrocentesca in via D’Azeglio, presso l’ex Ospedale degli Innocenti(antico orfanotrofio della città (fino al 1800 circa)
Statua in ferro battuto dalle sembianze chiaramente femminili, ma dalla testa canina che rappresenta una figura femminile, una presenza inquietante ma nello stesso molto curiosa e affascinante .
Gargoyle
Il gargoyle, o gargolla, è la parte teminale dello scarico delle grondaie degli edifici spesso costituita da figure statuarie, animalesche o fantastiche o mostruose nel medioevo .È un termine onomatopeico, legato al gorgoglio dell’acqua che passa attraverso un doccione. Gargoyle di via D’Azeglio è stato murato dopo il restauro di Casa Barilli, attigua al portico dei Bastardini. dove esisteva la ruota per i bambini abbandonati.
Qualcuno sostiene che la diavolessa fosse protettrice dei viandanti notturni in un periodo in cui camminare di notte per le strade bolognesi era un pericolo altri che sia stata posta come monito a ricordo della strega Caterina vissuta proprio in questo quartiere nel XV secolo. Caterina era la moglie di un commerciante di lana bolognese; era una donna di facili costumi e per fare i propri comodi, senza che l’ignaro marito la disturbasse, gli dava da bere degli infusi a base di oppio. Quando fu scoperta, venne accusata di stregoneria e non di adulterio e venne condannata a morte, ma il Cardinal Legato, le graziò la vita, poco prima dell’esecuzione.
Si pensa anche che è stata collocata all’ingresso dell’orfanotrofio per indurre i genitori che si apprestavano ad abbandonare i neonati a riflettere, infatti sullo stesso muro si può notare una Madonna che stringe al petto il proprio bambino, rimostranza delle gioie della maternità.
Foto di Aneta Malinowska ART – Polognese RIPRODUZIONE RISERVATARIPRODUZIONE CONSENTITA CON LINK ORIGINALE e CITAZIONE FONTE – https://arte-4-you.com/– ti…
Mortadella Delicata,saporita,gustosa eccellenza bolognese amata in tutto mondo
La Mortadella Bologna IGP è un insaccato cotto fatto esclusivamente con carne di puro suino , di forma cilindrica o ovale, di colore rosa e dal profumo intenso e leggermente speziato.L’origine del nome “mortadella” è tuttora fonte di dibattito. Due sono le scuole di pensiero più attendibili: quella che propende per una derivazione dal termine mortarium o meglio da murtatum, che significa appunto carne finemente tritata nel mortaio in cui venivano lavorate le polpe suine, e quella che deriva dalla parola myrtatum, il termine latino che designava il mirto che costituiva uno degli ingredienti di un insaccato chiamato, per questo, farcimen myrtatum.La mortadella è nata probabilmente a Salvaterra in provincia di Reggio nell’Emilia intorno al 1500.
Una prova dell’esistenza già all’epoca di produttori di mortadelle è il ritrovamento di una stele di epoca romana imperiale raffigurante sette maialetti condotti al pascolo e un mortaio con pestello, attrezzo solitamente usato dai Romani per lavorare le carni.La prima ricetta. Si parla della mortadella già nei libri di cucina del trecento , anche se è probabile che esistessero diversi tipi di mortadella confezionate con carni di vitello e di asino, mentre del 1644 è la prima ricetta scritta della “vera” mortadella grazie al celebre trattato del bolognese Vincenzo Tanara L’economia del cittadino in villa.Il libro del marchese Tanara, che scrisse il trattato nelle sue proprietà terriere della villa del Castellaccio di Calcara (Valsamoggia) vicino a Bologna, ebbe un successo grandissimo come testimoniano le diverse edizioni successive alla prima e stampate in tutta Italia.
Se la testa brucia,bruceranno i piedi,ogni passo che lascia la cenere ….se sei sulla stessa barca scappa presto buttati nel mare che il fuoco li non ci arriverà mai .Non per forza devi condividere lo stesso destino invece di bruciare impara a nuotare ,meglio essere naufragi della propria vita che i schiavi della vita degli altri AnetaMalinowskaART
Oggi rimasti solo 7 – antichi portici della Bologna medievale con colonne lignee . All’inizio del XIX secolo ne rimanevano ancora 29 tratti.Per diminuire il rischio di incendi la sostituzione delle colonne in legno con colonne in muratura fu avviata fin dal XIV secolo .
Come sono nati i portici?-I portici sono nati in maniera spontanea dalla necessità di aumentare gli spazi abitativi . In un primo periodo si aumentò la cubatura delle case ampliando i piani superiori con la creazione di sporti in legno sorretti dal prolungamento delle travi portanti del solaio e – in caso di forte sporgenza – da mensole dette “beccadelli”. Con il tempo gli sporti aumentarono in grandezza e fu necessario costruire colonne di sostegno dal basso perché non crollassero, venendo così a creare i portici. I portici offrivano riparo dalle intemperie e dal sole, permettendo di percorrere le strade con qualsiasi condizione atmosferica. Inoltre, costituivano anche mezzo per l’espansione di attività commerciali e artigiane, e rendevano meglio abitabili i pianterreni, isolandoli dalla sporcizia e dai liquami delle strade. La prima testimonianza storica risale giá all’anno 1041 .Nel 1248 uscito il primo regolamento che stabiliva di costruire un portico davanti a tutte le abitazioni sia di quelli già esistenti che di nuova costruzione perche incrementava popolazione dovuta all’arrivo di studenti e dotti ma anche alla immigrazione . Costruzione dei portici doveva rispettare le misure standart che permettevano il transito di un uomo a cavallo.Invece nel 1567 esce un decreto che obbliga di sostituire tutte le colonne in legno con colonne in pietra…..
Casa Isolani (Strada Maggiore 19) Tipica casa del XIII secolo- Il portico, sorretto da altissime travi di legno (circa 9 metri) fu eretto intorno al 1250. Si tratta di uno dei pochi esempi superstiti delle costruzioni civili bolognesi del XIII secolo ed è in stile romantico-gotico Le travi sono in legno di quercia e sostengono lo sporto del terzo piano dell’edificio.
Casa dell’ex orfanotrofio di San Leonardo (via Begatto 19)-Piccolo fabbricato del XIV secolo, presenta portico a colonne con puntoni in legno e un forte pilastro in laterizio nell’angolo. Fu restaurato nel 1903.
Casa Azzoguidi (via San Nicolò 2) -Casa risale al XIII secolo ed originariamente fu degli Albari che possedevano nei pressi anche una torre ed avevano qui la loro corte (la piazzetta retrostante la chiesa di San Nicolò degli Albari), secondo un modello comune di corti gentilizie di cui rimane oggi cospicuo esempio la Corte de Galluzzi. Le colonne in legno sono state recentemente rinforzate da putrelle in acciaio (poco) nascoste dietro alle colonne stesse.
Palazzo Grassi (via Marsala 12) – restauro tra il 1910 e il 1913 ha eliminato la parte orientale del portico ligneo, che copriva tutta la facciata dell’edificio, lasciando le sole quattro colonne esistenti oggi.La famiglia Grassi probabilmente non costruì questo palazzo, ma ne fu proprietario e lo abitò ampliandolo ed arricchendolo fin dal XV secolo.
Casa di fronte palazzo Grassi (via Marsala 17),
Casa Gombruti (via de’ Gombruti 7), il più giovane portico ligneo è quello di via Gombruti 17, realizzato nel XV secolo.
Casa Ramponesi (via del Carro 4) Edificio costruito nel XII secolo con un tipico portico a pilastri in legno con doppi puntoni. Nel sottoportico si possono osservare resti dell’antico basamento della casa-torre Marcheselli con mensoloni in selenite sull’antica porta.Una curiosità – resti di torre del XII secolo -I resti sono mensoloni in selenite originali, posti sulla parete esterna di casa Rampionesi,
Descritto come animale piccolo (a rappresentare l’umiltà) ma invincibile.Simbolo di magia ,purezza e saggezza, nell’immaginario cristiano poteva essere ammansito solo da una vergine, simbolo della purezza,è considerato in tutte le tradizioni una delle creature leggendarie più belle e affascinanti di sempre.
Andiamo alla scoperta
A Bologna troviamo diverse tracce di questo animale mitologico la prima scoperta è stata in via Marsala su un portone -Battiporta di bronzo che risale al XVI secolo tipico motivo ad anello, con il nodo in alto.
battiporta in via Marsala
MUSEI
Museo Civico Medioevale
Al museo troviamo il “simbolo” dei Musei Civici d’Arte Antica. il versatoioinbronzo (XIII secolo) L’opera raffigura un cavaliere su di un cavallo armato (a causa di un foro sulla fronte si ritiene fosse in origine un unicorno) è stato trovato un pezzo metallico vicino alla gamba dell’animale poi fissato provvisoriamente proprio sulla testa . Restaurato nel 2013.
La scultura appartiene ad un particolare tipo di oggetti, prodotti in Europa a partire dal XII secolo con la funzione di versatoi, che venivano utilizzati non solo in ambito profano -quotidianamente durante i banchetti dell’aristocrazia – ma anche nella liturgia della messa, quando nella parte finale dell’Eucarestia, prima dell’offertorio, il sacerdote si purificava le mani, pronunciando i versi del Salmo 25.6 “lavabo inter innocentes manes mea”.
Al museo troviamo anche
zanna d’avorio -Corno dell’unicorno
Zanna d’avorio con solchi obliqui che le conferiscono la caratteristica forma tortile. Il piedistallo in legno scolpito e dorato, è formato da quattro teste di montone.
La zanna è conosciuta come il “corno del mitico unicorno” in avorio, intagliata come un dente di narvalo, mammifero marino dei mari artici. L’opera, incastonata in una base lignea dorata decorata con teste caprine, è databile tra il 1660 e il 1670 ed era parte del Museo delle Curiosità che il cardinale collezionista Flavio Chigi aveva allestito a Roma. Il corno di unicorno era considerato un oggetto particolarmente prezioso da collezionare perchè nella tradizione occidentale non solo era il simbolo della castità, ma gli venivano persino attribuiti poteri taumaturgici.
Una curiosa scoperta è stata di ritrovare un altro unicorno del XVI secolo
Veneto XVI sec. Applique con unicorno di bronzo
Pinacoteca Nazionale di Bologna
Nel affresco trasportato su tela 1548 / 1550 del Abate Nicolò possiamo osservare Ruggiero che giunge al castello di Alcina, cavalcando un bellissimo unicorno….L’episodio è tratto dal canto VII dell’Orlando Furioso . ,,Quì Ruggero, in viaggio verso il castello di Logistilla, accompagnato da due giovani a cavallo di liocorni, viene ricevuto dalla maga Alcina sulla porta del suo palazzo. Sullo sfondo è rappresentato il duello tra Ruggero e la gigantessa Erifilla posta a guardia di un ponte. L’affresco manca di tutta la parte del basamento e dei motivi decorativi che lo legavano al soffitto.”
Museo di Palazzo Poggi
l’unicorno. Non è proprio un vero unicorno ma un dente di circa 2 metri e mezzo! Apparteneva a un narvalo . Questo dente era stato lavorato e per lungo tempo era considerato il corno del mitico unicorno. Giuseppe Monti, responsabile dell’Istituto delle Scienze,nel settecento , già riteneva che il corno fosse in realtà una prominenza di una specie di cetaceo.
Ma cos’è questo narvalo??? Sembra di essere un mostro marino con unicorno .Infatti è cetaceo che vive nel Mare Artico di grandi dimensioni di circa 5 metri (esclusa la zanna).Il suo nome deriva dal norvegese narhval – che significa “balena cadavere“! – Nel maschio il dente di Narvalo fuoriesce dal labbro superiore per formare una zanna in grado di raggiungere fino 3 metri circa.
Archiginnasio
Tra le migliaia di stemmi inizialmente nel elenco di Archiginnasio c’erano ventidue con l’immagine dell’unicorno.
Incredibilmente ho scoperto un altro unicorno quindi unicorni saranno 23 ,ovviamente ho avvisato Archiginnasio che poi hanno aggiornato la descrizione . Stemma non sembrava di avere un unicorno ma guardando attentamente si nota appena sotto la corona del albero ed è stata inizialmente segnata come il cavallo .
Chiapporato è un piccolo borgo disabitato in mezzo a bosco sull’Appenino Tosco-Emiliano nel pressi del Parco Regionale dei Laghi di Suviana e Brasimone del comune di Camugnano (BO)Un paese fantasma che sorge nei pressi del Monte Calvi . Costruito in pietra all’interno del castagneto Raggiungibile solo a piedi o con bike .
Paese Immerso nel bosco si trova a quota 856 m s.l. al sud della frazione di Stagno . Le sue origini risalgono al primo secolo dell’anno 1000. Il toponimo Chiapporato è documentato per la prima volta nel 1145 quando qui aveva possessi l’Abazia di S. Salvatore di Vaiano. Abitato a lungo da boscaioli, pastori , carbonai.
Un po più su si trova la chiesetta dedicata a San Giovanni Battista, edificata nel 1793 e restaurata nel 2005.Una speranza ad un ulteriore recupero del paese ,in più finalmente arrivata anche l’energia elettrica, assente fino ad allora. Vicino la chiesa troviamo piccolo cimitero ( 1847 )dove riposano i pochi abitanti del borgo con poche lapidi e croci, alcune distrutte o inghiottite dalla vegetazione. In paese troviamo anche un particolare – un forno a legna dove si faceva il pane.
forno, borgo ,chiesetta
Segreti e curiosità del borgo
Sentieri del piccolo paese con l’erba alta in estate ci portano ai vari casolari .Dentro alcuni ci si può ancora entrare ma alcuni sono già pericolanti Troviamo li ancora le stanze arredate ,letti preparati per dormire i resti degli oggetti utilizzati dagli abitanti ,cassetti socchiusi , tavoli ancora pieni di utensili, stoviglie per la cucina sparse a terra, vestiti sul letto tra cui anche un piccolo maglioncino di lana (chissà chi lo portava ) ,sulle sedie e nei armadi capotti appesi al muro ,scarpe qua e la ,le bottiglie ancora piene di vino o amari , libri ,giornali ,legna pronta per accendere il fuoco ……
Comunque si trovano anche i scarti delle cose più recenti ,,bottiglie di birra Moretti,scatole vuote di riso Scotti ,carta Cuki ,cartone vuoto di tavernello ,detersivi,ecc. tutto in un disordine anche perchè i curiosi passanti frullano cercando dei tesori e fanno ogni tanto qui qualche banchetto portandosi da bere e mangiare.Dietro di quei casolari oggi abbandonati c’è una piccola storia …..
Chi ci abitava qui?
Il paese è stato abitato fino al 2013 da solo due persone madre e figlia Zelia e Vilma le uniche rimaste di una famiglia di pastori capeggiata da tre fratelli chiamati “gli Avvocati” per la loro passione per i libri. Uno di loro , marito di signora Zelia morì tragicamente nel novembre 1980 durante una bufera di neve…nel tentativo di riportare a casa gli animali che accudivano .
le due donne vivevano la dura vita con lavoro continuo con l’allevamento di conigli, pecore e galline , avevano un piccolo orto, facevano tutti i lavori di casa, filavano la lana,preparavano i legni per accendere il fuoco.Insomma non ci sono mai annoiate ,coi passanti erano sempre molto gentili e scambiavano volontieri qualche parola.
Regalo del sindaco
Ogni tanto le donne veniva a trovare il sindaco. In una delle sue visite promise loro che se avessero lasciato la casa, il Comune si sarebbe fatto carico di sistemarle in un bel appartamento giù in paese; la risposta della signora Zelia fu che loro, a lasciare le loro comodità, non ci pensavano proprio.
La luce elettrica arrivò solo nel 2005, in occasione del restauro della chiesa, e dopo l’arrivo della luce elettrica il sindaco portò allora alle due donne un televisore, che sembrava molto gradito ma qualche mese dopo, tornando a far visita il sindaco si accorse che il televisore non c’era più. Con molta delicatezza chiese che fine avesse fatto e la risposta fu che, dopo qualche giorno, era stato messo in soffitta, non potendone più di tutto quel rumore!
Anno 2013 -paese rimane abbandonato
Quando muore la madre Zelia Guidoni nel 2014 a 88 anni rimane una sola abitante la figlia –Vilma Marchetti .Successivamente la figlia si è trasferita nel vicino paese di Castiglione dei Pepoli, lasciando così il borgo disabitato con le stanze arredate e piene di oggetti personali ,vestiti utensili,anche perche tutta la roba di Chiapporato non ci poteva mai stare in una nuova casa molto più piccola di un borgo….
Da quel momento il borgo rimane abbandonato a se stesso e alla natura,finestre senza vetri fanno da ingresso ai piccoli animali ed insetti e anche alla vegetazione il bosco si sta prendendo il possesso delle sue case e delle mura di alcune case già in rovina .
Per raggiungere il borgo bisogna lasciare l’auto poco oltre Stagno e proseguire lungo una strada sterrata (2.5 km )raggiungibile in circa 1 ora a piedi .
Lungo il percorso troviamo quattrocentesca edicola con la scritta ,,Buona gente che di qui passate di salutare Maria non vi scordate” la scritta co la data del 1882 dove fin oggi i passanti lasciano qualche fiorellino . Alle porte del paesino si trova anche amena fontana con l’acqua cristallina e molto fresca che scorre da un sorgente dove ci si può rinfrescare un po dopo la lunga camminata .Abbiamo anche bevuta è veramente buona.
La natura
Per chi ama la natura,passeggiate,e paesi fantasma questa sarà una gita indimenticabile .Il borgo immerso nel bosco,passeggiando lungo la strada vedete subito biodiversità ,qui è veramente notevole . Fra i alberi acero, carpino nero, sorbo, biancospino, roverella, faggio querceti e castagneti spesso anche secolari .Troverete le ginestre , rose canine diversi tipi di fioritura dalle campanelle alle specie rare come orchidee .Fragoline di bosco e anche i funghi e vari tipi di farfalle e tutta quella bellezza senza neanche entrare nel bosco ma seguendo solamente il percorso .
In ex monastero di San Michele in Bosco al partire dal 1364 risiedevano i monaci olivietani responsabili della costruzione di questo complesso dal XV secolo.Qui in un corridoio lungo di 162 metri oggi ci sono gli ambulatori e gli uffici dove nel epoca cerano le celle dei monaci.Corridoio chiamato il ,,cannocchiale” a causa di un effetto ottico
Proprio qui è presente una meridiana realizzata dal Ferdinando Messiade Prado (1757-1810)di origini spagnole ,astronomo olivetano di Napoli .Nato da una nobile famiglia di origine spagnola trasferitasi a Napoli nel periodo del viceregno, il 30 agosto 1772 entrò nell’ordine dei monaci benedettini olivetani.Per la sua particolare esperienza in campo gnomonico, nel 1788, fu chiamato a Bologna dai confratelli del convento di San Michele in Bosco dove realizzò, nel corridoio maggiore una meridiana lunga 8 metri.
l’autore della bellissima Meridiana posta nel grande loggiato dalla lunghezza di circa la metà di quella del Cassini di San Petronio .Professore di Astronomia e Nautica all’Università di Napoli era anche socio dell’Accademia delle Scienze di Bologna. Messia improvvisamente morì a poco più di cinquant’anni.. colpito da un accidente apoplettico.
Alcuni fanno risalire il soprannome al colore “rosso” dei tetti della città ,altri, invece, fanno riferimento alla produzione di automobili e motocicli che hanno caratterizzato questa zona (Ferrari , Ducati ).Inoltre, molti fanno riferimento alla tradizione politica tendenzialmente orientata a sinistra che ha caratterizzato gli ultimi decenni della storia di questa città.
Bologna la “rossa” lo dicono tutti ma per me Bologna è arancione come uno spritz! Rosso di Bologna è presente sui tetti o sui mattoni di alcuni palazzi ma camminando sotto i portici non lo noti il rosso , solo se guardi in su alcune finestre con le tende rosse in alcuni palazzi …alcuni detagli….
Invece arancione con tante sfumature che vanno verso il giallo lo vedo ovunque partendo dai vari portici alle bici della città , tutti i luci di sera ,spesso anche tramonti sono proprio di spritz .Rosso solo completa la paletta dei colori bolognesi un dettaglio che non sfugge mai .Colori caldi ,rosso ,giallo e arancione come Bologna in agosto ,la città più bollente di tutta penisola .Si la Bologna è calda ma nello stesso tempo è calorosa e accogliente qua ti trovi proprio a casa
Poi lo spritz la sera guardando sui tetti della città solo completa la giornata e la gamma dei colori
In termine bolognese umarèl-era, utilizzato per indicare un uomo da poco, l’uomo della strada , ,,piccolo uomo ”. Neologismo è nato aggiungendo una “elle” e cosi è trasformato in umarell, parola usata per indicare gli anziani urbani con le mani dietro la schiena intenti ad osservare i cantieri.Inventati o chiamati cosi da Danilo Masotti esattamente il 2 febbraio 2005 ed oggi è molto diffuso ……
,,Gli umarells tengono spesso le mani dietro la schiena ,gli piace tantissimo” Proprio amano guardare i cantieri !Cosi nel suo libro ,,Oltre il cantiere ”spiega il fenomeno delle mani dietro la schiena Poi non è finita qui ci sono i vari posizioni delle mani….Poi umarells è anche una sorta di specie che si divide in varie sottospecie Amorells -quando umarell va insieme con la sua amata , stretta delle mani sempre dietro la schiena ,Umafriends -stretta delle mani
con un amico ,Bambinarells bambini in posizione di umarell , qua di sicuro la fantasia non manca! Poi non ci sono solo nei cantieri ma ovunque …in coop sono Coparells, davanti al negozio chiuso di mattina presto Primarells ,in posta Postarells dal medico Dottorells e tanti ,tanti ancora persino anche un cane davanti al cantiere non è un cane ma Canarells , un gatto Gattarells!!!!
Umarell sono cosi popolari gli trovate anche su wikipedia !
Umarell rivisitazione moderna della parola dialettale bolognese umarèl è un termine popolare a Bologna che si riferisce specificamente agli uomini in età pensionabile che passano il tempo a guardare i cantieri, in particolare i lavori stradali – stereotipicamente con le mani giunte dietro la schiena e offrendo consigli indesiderati. Il suo significato letterale è “piccolo uomo”
Attenzione ! Verifica se sei umarells anche te !
Dopo anni di osservazioni attenti e accurati Masotti conferma che i veri umarell hanno queste caratteristiche :
cammina con le mani dietro la schiena ,
è attratto dai lavori in corso ,
frequenta il bar e non compra nulla ,
partecipa speso al funerali ,
scrive cartelli di minacce ,insulti,consigli,
controlla e protegge il proprio territorio ,
trascorre le sue giornate a zonzo ,
in estate sparisce per 3 mesi al mare o in montagna
adora le previsioni del tempo
aiuta e consiglia chi sta provando a parcheggiare
fa colazione con pane e caffelatte
alla mattina si sveglia prestissimo
Alla fine umarells ci sono in tutto mondo
Comunqe ufficialmente volevo segnalare altre sottospecie –nonnarells