4 ottobre Festa di San Petronio -storia e curiosità.

Petronio è attestato in forma documentata come ottavo vescovo di Bologna nell’Elenco Renano, un’antica lista dei vescovi bolognesi. In base a considerazioni storiche, il suo episcopato va collocato tra il 431 e il 449. Un periodo storico difficile, venne da subito definito «difensore e padre» di Bologna.

La reale esistenza del personaggio è suffragata da due testimonianze a lui coeve: Eucherio di Lione lo cita in una lettera come esempio di persona che aveva abbandonato una posizione sociale molto elevata per entrare nell’ordine sacerdotale; Gennadio di Marsiglia descrive Petronio, vescovo di Bologna, uomo di santa vita ed esercitato fin dall’adolescenza negli studi dei monaci inoltre ricorda sotto il suo nome il trattato De ordinatione episcopi pieno di ratione (razionalità) e di humanitate (cultura), forse da attribuire all’omonimo genitore, un Petronio che si sapeva uomo erudito e che svolgeva il ruolo di Prefetto del pretorio delle Gallie.

Patrono della città

A metà del XIII secolo (presumibilmente nel 1253) il libero Comune di Bologna decise di elevare Petronio alla dignità di principale patrono della città (in sostituzione di San Pietro, che incarnava il potere temporale dei papi).

Nel 1388 decise di innalzare in Piazza Maggiore la grande basilica a lui intitolata (la costruzione iniziò nel  1390 su progetto dell’architetto Antonio di Vincenzo ). Qui fu traslato il capo del Santo per volere di papa Benedetto XVI  (il concittadino Prospero Lambertini), che accettò la richiesta dei canonici di San Petronio. Solo dal 2000 l’intero corpo del santo riposa in San Petronio.

Nell’iconografia tradizionale Petronio viene raffigurato in vesti episcopali ed in età matura, seguendo l’immagine del vescovo con barba bianca e di aspetto saggio e paterno viene contraddistinto dalla presenza di un modellino della città di Bologna in mano, ai suoi piedi o sorretto da angeli. Le raffigurazioni artistiche di Petronio sono essenzialmente limitate alla città di Bologna.

La statua di San Petronio ricollocata in piazza Ravegnana

Il 4 ottobre 2001  la statua di San Petronio(realizzata nel 1683 dallo scultore Gabriele Brunelli per l’Arte dei Drappieri)è stata ricollocata in piazza di Porta Ravegnana, davanti alle due torri: era stata rimossa da questa collocazione originaria nel 1871 e a lungo custodita in una cappella della basilica di piazza Maggiore.

piazza Ravegnana

Galleria fotografica 04.10.2022

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Alla scoperta di BORGO ANTICO di San Pietro di Ozzano

Questo piccolo borgo con solo 43 abitanti (nel 2020)si trova ai confini con il Parco regionale dei Gessi Bolognesi sulle prime colline di Ozzano. Basta seguire la via Tolara di Sopra e poi girare sulla via delle Armi.

“Pilastrino” devozionale.

Davanti ad un casolare  troviamo un “Pilastrino” devozionale con lapide ormai illeggibile. Una legenda dice che in quel luogo nel 600 si sarebbe verificata, un’apparizione della Madonna che poi sarebbe stata posta un immagine della Vergine sopra ad un cippo situato nelle vicinanze.

Una volta qui sorgeva il castello ,ma oggi resta solo la torre.

foto dal sito Osteria San Pietro

Il piu’ antico documento rinvenuto sul Castello di Ulgianum – Castello di Ozzano, risale all’anno 1099 ed e’ un atto di donazione rogato da un notaio che si firma “Tabellio Martinus Ulzianensis Castro”; ovvero “Notaio Martino del Castello di Ozzano”.

Riedificato dopo le distruzioni del 1175, e passato sotto la giurisdizione del Comune di Bologna, nel 1366 venne preso dalle milizie di Bernabò Visconti.

Nel corso del XIII-XIV con delle epidemie pestilenziali, innumerevoli morti hanno causato regresso demografico. Dopo si aggiunsero gli assalti delle milizie al soldo delle signorie bolognesi e dei mercenari del Papa, al comando di Braccio di Fortebraccio da Montone, che nel 1420 saccheggiarono e distrussero totalmente il Castello.

Chiesa

Pare che il borgo aveva due chiese .Nel 1575 la chiesa di S. Giovanni di Pastino (1117): parrocchia e pieve, assogettata alla quale si contavano, sul finire del XIV secolo, ben 24 tra chiese e monasteri, fu declassata e pieve divenne San Pietro di Ozzano; mentre della parrocchiale di San Lorenzo, soppressa nel 1456, oggi non esiste minima traccia.

Antiche Fontane

Non lontano dalla chiesa si trovano 2 fontane “Delle Armi”, risalenti al XV secolo, così chiamate per la famiglia bolognese che qui aveva una residenza signorile.

Torre

Torre recentemente restaurata, e l’unico elemento rimasto del castello medioevale .La Torre, di proprieta’ comunale, e’ sempre stata utilizzata come torre campanaria.Elementi storici e la posizione di prima difesa naturale del territorio circostante, hanno, da sempre, connotato la Torre, quale edificio-simbolo di Ozzano dell’Emilia; infatti, la torre compare anche nello stemma comunale ufficialmente dal 1881.

Oggi la Torre e il Borgo antico costituiscono un unicum grazie ad interventi di restauro e recupero conservativo effettuati negli anni dai proprietari privati e dall’Amministrazione Comunale.

Cimitero abbandonato

Piccolo cimitero abbandonato si trova non lontano dalla chiesa in via delle Armi .Una cosa curiosa di questo posto è una lapide ai caduti della seconda guerra mondiale con i 14 nomi dei abitanti di San Pietro. Di sicuro merita di trovare un posto migliore .Ho chiesto direttamente il parroco della chiesa per avere qualche informazione .

lapide ai caduti della seconda guerra mondiale 

Una risposta dalla parocchia di Ozzano

,,Il cimitero era per i defunti della Parrocchia di San Pietro di Ozzano, ma non si seppelliva più da moltissimo tempo e nel 2011 dopo il crollo delle mura non è più stato risistemato.
Quindi il cimitero non era dedicato a quanti di questa frazione hanno perso la vita ma la lapide ne ricorda i nomi di coloro che abitavano in quella frazione di paese.”

Dai giornali

Curiosità

Torre di S.Pietro in miniatura

Durante il lockdown di quest’anno tra gennaio e marzo appassionato di modellismo Mauro Margutti ha creato la torre in miniatura .La torre poi è donata al comune di Ozzano.

foto.Mauro Margutti

Antica Osteria

la tradizione “delle vecchine” -Trattoria era rinomata per essere l’unica cucina dove la sfoglia era tirata a mano, dove si vedeva bollire il ragù sul fornello e la carne alla brace veniva spesso arrostita dagli avventori, nel grande camino sempre acceso. Ancora oggi la tradizione continua .L’edificio conserva ancora le vecchie insegne.

,,Meglio conosciuta come la trattoria delle “vecchine”, era rinomata in tutta Bologna per essere l’unica cucina dove sicuramente la sfoglia era tirata a mano perché si doveva aspettare che la Maria finisse di stenderla appositamente per il cliente; 

dove il ragù lo si vedeva bollire sul fornello per ore ed ore, sotto il controllo attento della Nina
Osteria San Pietro

 e la carne alla brace spesso era `l’affamato´ a doversi preoccupare della cottura nel grande camino sempre acceso. Il vino era spillato a cura dello Schicci , il fratello, con il tubo direttamente dalla damigiana e tutto era ruspante, anche le galline e i gatti che ovunque giravano liberamente.

Da questo indimenticabile scorcio di vita, l’Osteria San Pietro ha ereditato il compito di continuare la tradizione delle vecchine, impegnandosi a cucinare come un tempo per mantenere vivo il ricordo di quelle tagliatelle.,,- Osteria San Pietro

tutte le foto di osteria su https://www.osteriasanpietro.it/AlbumFotografico/Rassegna_fotografica/images/index.html

Osteria San Pietro
Via San Pietro, 35
40064 Ozzano dell’Emilia (Bo)

Tel: +39 051 796003

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C’era una volta Re Gino ,gatto straordinario di San Giovanni in Persiceto🐱

Sembra una fiaba ma è una storia vera di un felino speciale che viveva in San Giovanni di Persiceto in provincia di Bologna.

Gino era un gattone bianco e rosso di spirito libero ,affascinante ,sicuro di se  , con un sguardo furbetto ,con gli occhi quasi smeraldi ,con musetto simpatico e baffi bianchi .

foto Denis Zeppieri

Amava gironzolare da solo e rimanere per ore e ore a contatto con la gente . Passeggiava spesso ,ma anche spesso si addormentava un pò qua ,un pò la…. in vetrina della farmacia ,sul tavolo del bar ,sulla panchina ,ovunque dove voleva.

Era coraggioso ,gli piaceva salire sui mezzi ,un pò come Tom Cruise.

Era un gatto felice con un dono particolare .Con il suo modo di fare è riuscito ad unire l’intero paese ,perchè non si parlava d’altro che di Gino. Partecipava alla vita quotidiana di tutti abitanti non si poteva non vederlo era presente ovunque. Si prendeva le carezze da tutti era un micio più coccoloso e più amato del mondo. Ma certe volte quelle coccole erano un pò troppe e le rifiutava .

foto di Stefano Bignardi

Capitava che tirava fuori il suo caratterino e graffiava per dire : ma basta ragazzi ! Lasciatemi in pace!

foto Denis Zeppieri

Gino non si nascondeva affatto gli piacevano i posti movimentati .Gli piaceva essere in bella vista ad osservare ed essere osservato e coccolato. Un gatto molto socievole ma indipendente. Aveva una casa e la famiglia che lo amava ,ma lui adorava passeggiare e il contatto con la gente .

Si faceva ospitare da tutti ,anzi faceva le visite come se il paese fosse suo per controllare se tutto era a posto.

foto di -GINO FOR PRESIDENT FANS CLUB – official page FB

Un vero Aristogatto

foto Denis Zeppieri

Gino apprezzava la comodità ,spesso sceglieva bene i posti dove riposarsi

Era molto curioso ,si faceva salutare , visitava i negozi,

foto di -GINO FOR PRESIDENT FANS CLUB – official page FB

gli uffici e le case.

foto di -GINO FOR PRESIDENT FANS CLUB – official page FB

Mattina presto andava a fare un pisolino in edicola al banco dei giornali

foto di -GINO FOR PRESIDENT FANS CLUB – official page FB

,poi passava da un macellaio per farsi un spuntino di mortadella proprio buona da leccarsi i baffi ,

Spesso passava tutte le giornate in comune dove aveva già la sua poltrona nell’ufficio del sindaco. Oltre ad essere un RE era un Gatto politico.

foto di -GINO FOR PRESIDENT FANS CLUB – official page FB

Quando si stufava delle riunioni si metteva a dormire in vetrina della farmacia

foto di -GINO FOR PRESIDENT FANS CLUB – official page FB

Gatto non solo simpatico ma anche buffo .Gli abitanti del paese lo riprendono in situazioni divertenti sembrava di avere talento di un attore comico. Gino Fantozzi?

Cosi Gino è stato considerato a tutti gli effetti un cittadino , poi naturalmente chiamato anche “Re” Gino con un nome proprio della sua altezza. Camminava come se fosse una maestà con eleganza ,amato e rispettato da tutti .Non chiedeva mai permesso perchè San Giovanni in Persiceto era tutto suo……

foto Denis Zeppieri

foto di -GINO FOR PRESIDENT FANS CLUB – official page FB

Una vita di gatto intensa e piena d’amore, affetto e delle sorprese … E poi all’improvviso arriva quel giorno fatale…..

Purtroppo nel 2018 a novembre una notizia sconvolge tutto il paese…. Il gatto è scomparso (probabilmente investito da un auto) .Gino è stato trovato morto nel giardino di casa col musetto insanguinato. Viene pianto da tutto il paese….

Gino ha la sua statua

Quando il gatto amato da tutti è scomparso ,la gente del posto ha voluto ricordarlo con una statua dedicata a lui . Nel 2019 a giugno ha avuto non solo la statua ma anche un libro ,,Alla corte di Re Gino” e una mostra “Gatti a regola d’arte”.

Alla giornata dedicata a Gino sono venute molte persone anche da fuori paese come se il gatto fosse un vera celebrità . Agli eventi hanno partecipato, oltre agli autori coinvolti, il sindaco Lorenzo Pellegatti( Sindaco di San Giovanni in Persiceto)  il celebre attore persicetano Vito e l’assessore alla Cultura, Maura Pagnoni.

La statua in bronzo è stata realizzata gratuitamente dall’artista Claudio Nicoli. Ritrae il gatto che osserva la piazza dal  comodo cuscino di una sedia. La colletta era promossa e sostenuta dal gruppo FB GINO FOR PRESIDENT FANS CLUB – official page per le spese del materiale, bronzo e fusione hanno un costo elevato. Il ricavato rimasto è stato destinato ai associazioni animalisti (canili, gattili ) ed alla fondazione Sant’Orsola.

foto di -GINO FOR PRESIDENT FANS CLUB – official page FB

È stato un gatto ladro di cuori ha conquistato non solo paese e dintorni ma anche ha rubato il cuore di chi ha saputo solo della sua esistenza .Ha una pagina FB dedicata tutta a lui con tanti fan di tutto il mondo GINO FOR PRESIDENT FANS CLUB – official page https://www.facebook.com/groups/125029370918324

Un murales dedicato al re Gino

Gino è vivo nei social ,nei cuori della gente , anche oggi grazie alla sua memoria è diventato testimonial per una campagnia per raccogliere fondi per i suoi simili in difficoltà.

Con aiuto di Gino e della sua popolarità è partita una raccolta dei fondi per i gatti nel Gattile ENPA, sezione di San Giovanni in Persiceto. Ente Nazionale Protezione Animali  http://www.enpa-persiceto.it/?fbclid=IwAR2ue22ssfOgrbnNDyhekuMlhR9K6fDDnzgRndYKgXUJ5bwtYFmMg8BANj0

Raccolta fondi

Si possono acquistare i calendari ,libri ed adesivi a lui dedicati,

Calendari a cura e stampa di Enpa con Raffaella Scagliarini coordinatrice del progetto editoriale. Tutti i ricavati vanno a sostenere il gattile ENPA sezione di San Giovanni in Persiceto.

foto di -GINO FOR PRESIDENT FANS CLUB – official page FB

Adesivi realizzati da Raffaella Scagliarini che alla base delle sue fotografie ha fatto un disegno poi stampato gratuitamente dal amico .Vanno venduti con un offerta libera, un prezzo minimo .Ricavato va interamente ad EMPA

foto di -GINO FOR PRESIDENT FANS CLUB – official page FB

Libri stampati con le spese di editoria -ricavati vanno alle associazioni persicetane e una gran parte alla fondazione Sant’Orsola per un progetto per i bimbi con il sindrome Down ,si aggiungono anche le rimanenze del ricavato dalla statua.

http://maglioeditore.it/?s=alla+corte+&submit.x=19&submit.y=4

foto di -GINO FOR PRESIDENT FANS CLUB – official page FB

Un ringraziamento speciale al gruppo di FB GINO FOR PRESIDENT FANS CLUB – official page – ed alla amministratrice del gruppo Raffaella Scagliarini ed al fotografo ufficiale della pagina Denis Zeppieri .

https://www.facebook.com/groups/125029370918324/posts/3153911764696721

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Casa Graziani un tesoro dimenticato

CASA GRAZIANI POI REGGIANI era la casa natale di Augusto Righi (1850-1920)

La casa dal esterno non dice niente ma l’interno è una vera sorpresa. Un tesoro nascosto in centro della città ,dimenticato che sta decadendo.

,,Questa casa apparteneva ad una famiglia di mercanti, ed è singolarissima imitazione, in dimensioni minime, di un atrio magnifico con scalone da palazzo patrizio. L’idea architettonica del ricco interno è attribuita ad Alfonso Torreggiani (1762 c.), e la decorazione in stucco, con rilievi e statue delle Virtù Cardinali, si deve a Gaetano Lollini, che realizzò anche i dipinti illusionistici nel vano della scala.,,

La casa si trova in via di Borgo San Pietro 3 a Bologna.Realizzata nel XVIII per la famiglia del mercante Giovanni Battista Graziani. Probabilmente sorge su strutture di servizio del vicino palazzo Bentivoglio. Casa edificata intorno al 1762, su progetto di  miglior  architetto bolognese Alfonso Torreggiani .(1682-1764) l’edificio è ritenuto tra i più interessanti esempi settecenteschi di Bologna, in particolare,  per l’apparato decorativo dell’interno, gli stucchi e le pitture illusionistiche del vano d’ingresso e della scala. Per realizzare il progetto sono statti utilizzati materiali poveri per esempio il cotto usato per i gradini e 4 figure in stucco di Antonio Schiassi (1723-1278).

 

Sulle pareti del vano troviamo alcune finte finestre racchiuse da eleganti cornici in stucco dipinte da un ignoto pittore con tecnica “trompe l’oeil” .

La sua l’opera però non è citata nell’elenco di Alfonso Torreggiani del 1756*, ne’ viene ricordata nelle guide antiche. L’attribuzione all’architetto è stata avanzata dagli studiosi dell’architettura bolognese Corrado Ricci e Guido Zucchini nel 1930, che la datano intorno al 1762.

Il piccolo atrio sviluppato in altezza con uno scalone importante che raggiungeva l’altana del tetto, trasformata così in cupola. Le decorazioni e pitture sono di Gaetano Lollini. La loggia inferiore è ornata di stucchi fatti di sua mano e per termini le quattro virtù cardinali, grandi statue di stucco al naturale.

Nella scala vi fece un medaglione con la Madonna, bambino Gesù, San Giuseppe, mezze figure ,quattro puttini di rilievo e tutti gli ordinamenti di detta scala.

Per un breve periodo vi abitò Giuseppe Ferratini, che fu, anche Presidente del Dipartimento del Reno della Repubblica Cisalpina dal settembre del 1800 ai primi mesi del 1801 (fonte “Diario delle cose principali accadute nella Città di Bologna dall’anno 1796 fino all’anno 1821” di Tommaso de’ Buoi – Bononia University Press)

Il risultato è davvero straordinario . Purtroppo la manutenzione di atrio, scaloni ,portali, finestre e pitture murarie , siano malamente mantenute.

Nel 1850 vi nacque lo scienziato Augusto Righi. Nel 1869 la Famiglia Righi e Augusto, qualificato nel registro della parrocchia di San Martino come impiegato, si trasferì in via Repubblica 3 (ora via A. Righi). Nel primo anniversario della morte di Augusto Righi il Comune di Bologna volle porre una lapide sulla facciata della casa

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Monte Delle Formiche🐜-posti da scoprire -Santuario e castello Zena

Si erge fra le valli del torrente Idice e del suo principale affluente del tratto montano, il torrente Zena Il Monte delle Formiche con i suoi 638 metri è il punto più alto della Val di Zena. Occupa il territorio dei comuni di Pianoro e di Monterenzio .Dalla vetta del Monte si ammira un panorama bellissimo.

Il curioso nome di questo monte è legato a un fenomeno naturale qui particolarmente accentuato, si verifica annualmente dai tempi più remoti. Intorno all’8 settembre, il giorno della festa della Madonna (cui è dedicato un santuario presso la cima della montagna) sciami di formiche alate (Myrmica scabrinodis) raggiungono la vetta per accoppiarsi e subito dopo i maschi muoiono in massa nei pressi della monte ,le femmine invece daranno la vita a nuove colonie.. L’evento, di cui si ha testimonianza fin da tempi antichissimi, giacché nel Quattrocento la chiesa era denominata Santa Maria Formicarum, ha assunto col tempo una valenza quasi miracolosa, una sorta di omaggio della natura alla Madonna.

Il Santuario Del Monte Delle FormicheSanta Maria Formicarum

La tradizione popolare ha attribuito una valenza quasi miracolosa, una sorte di omaggio della natura alla Madonna: sotto l’immagine della Madonna è riprodotto un scritto in latino che recita: “centatim volitant formicae ad Virginis aram quo que illam voliant vistmae tatque cadunt ” ( ansiose volano le formiche all’altare della Vergine, pur sapendo che ai suoi piedi moriranno).
E’ tradizione che gli insetti vengano benedetti e donati ai fedeli (la credenza popolare vuole che curino alcuni malanni).

Le prime notizie di una chiesa cristiana in questo luogo risalgono al 1078 quando il territorio apparteneva a Matilde di Canossa proprietaria di questo territorio, la donò al Vescovo di Pisa. Allora si chiamava Santa Maria Barbarese. Nel 1400 invece la chiesa appare con il nome di “Santa Maria Formicarum proprio per l’arrivo delle formiche .

La chiesa è stata riedificata più volte: L’ultima volta nel 1957 è stata ricostruita dopo essere stata completamente distrutta durante la seconda guerra mondiale.

 La chiesa è affiancata dal campanile originale risalente al 1727

Castello ZENA

Alla base del Monte delle Formiche si trova il Castello di Zena, nome dell torrente che gli scorre a pochi passi.


Il castello viene nominato nel 1177 .L’edificio è di origini medioevali, ma la sua architettura ha elementi compositi del XIV e XVII secolo. In esso nel 1270 venne tenuto prigioniero il Conte Guido Selvatico di Dovadola, caduto nelle mani dei conti di Loiano in un agguato a San Lazzaro, e poi liberato dai Bolognesi.

Le sue origini si perdono negli ultimi secoli prima dell’anno 1000. Situato su di un piccolo terrazzamento di arenarie plioceniche, che permette un’ ampia visione della sottostante valle in ogni direzione, anticamente era ricordato come Castrum Genae. Nei secoli ha subito varie traversie con distruzioni e ricostruzioni, per cui, oggi, si presenta con diversi corpi di fabbrica aggiuntisi in epoche diverse.

Curiosità

Grotta dell’Eremita o “Tana del Romito”– All’interno dello sperone di roccia su cui sorge il santuario della Madonna delle Formiche, vi è una grotta. Dentro di essa nel XVI secolo visse in penitenza un eremita di nome Barberio appartenente all’ordine dei Gesuati. Sulla parete della grotta si poteva leggere la firma incisa dallo stesso eremita: “Barberius iam ex religione Jesuat 1551” (Barberio, già dell’ordine religioso dei Gesuati 1551). Esistono più racconti leggendari su questa figura religiosa: una vuole che l’asceta assistesse alle funzioni che si celebravano nella Chiesa sulla vetta del monte da una fessura praticata nella roccia; un’altra narra che, il giorno della sua morte, le campane del santuario suonassero da sole per accompagnare la sua anima pura in Paradiso. Il 18 giugno 2003, purtroppo, una frana ha provocato un crollo che ne impedisce la visita.

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Museo Casa Carducci

Si trova in piazza Giosuè Carducci 5 a Bologna , inaugurato il 6 novembre 1921. Fu residenza del poeta Giosuè Carducci ,oggi sede di un Istituto culturale a lui dedicato che comprende la dimora storica con giardino e monumento inaugurato nel 1928 a lui dedicato dallo scultore Leonardo Bistolfi .

La casa, con gli arredi originali, dove poeta ha abitato dal 1890 fino alla morte (1907) .Biblioteca e archivio, casa-museo, raccolta di oggetti e documenti carducciani, centro di informazione specializzata sull’opera dello scrittore, centro per gli studi letterari del XIX e XX secolo. L’istituto è sezione speciale della Biblioteca dell’Archiginnasio.

Per quanto riguarda il patrimonio conservato, la biblioteca di Casa Carducci possiede attualmente più di 35.000 volumi (di cui 880 cinquecentine), 3.300 opuscoli, ritagli tratti da giornali e riviste con articoli di e su Carducci, i manoscritti del Carducci, l’epistolario del poeta costituito da 37.796 lettere inviate da circa 9.000 corrispondenti.

L’istituto cura e promuove la conservazione, la fruizione pubblica e lo studio dell’archivio letterario dello scrittore, nonché la valorizzazione della dimora storica, della casa museo e del giardino monumentale che la circonda.

L’edificio è stato costruito al primo decennio del XVI secolo, sul lato interno delle mura furono addossati una chiesa e oratorio . L’edificio rimase luogo di culto fino alla fine del XVIII secolo quando a seguito dell’occupazione napoleonica, la confraternita fu soppressa e il complesso devozionale, espropriato e venduto a privati .Dopo 1870 stabile va trasformato in casa per appartamenti .Nel vano di ex chiesa è stata costruita una scala a chiocciola per dare accesso ai diversi appartamenti.

Nel 1890 arriva Carducci con la sua famiglia , vi abitò, con la moglie Elvira fino la sua morte (1907)

Sala da pranzo con il quadro di Raffaele Santoro sopra la credenza e il quadro co l’immagine di Carducci nel dipinto di Vittorio Corcos . Salotto tutto in rosso con ricca documentazione fotografica con volti dei famigliari e amici.

Nel 1902 la dimora col il giardino compra Margherita di Savoia .Poeta era gravemente malato e bisognoso di un sostegno finanziario. Nel 1907 Margherita dona la casa biblioteca alla città di Bologna .In foto la sua sedia a rotelle e la fotografia di moglie Elvira Menicucci.

Il giardino e il monumento

Il spazio verde attorno la casa è stato trasformato in giardino nella prima metà dell’Ottocento. Il monumento eseguito nell’arco di quasi vent’anni da Leonardo Bistolfi terminato nel 1927, inaugurato nel 1928.Monumento il marmo di Carrara con la figura di Carducci seduto ,dietro di lui  l’altorilievo.

La composizione e suddivisa in tre campi che raffigura una sintesi dell’opera letteraria carducciana co due gruppi statuari ai lati : 1.Natura e il poeta e 2.Libertà sul sauro destrier della Canzone .

Secondo l’interpretazione di Bistolfi simboleggiano le componenti principali della poetica carducciana .Nel primo il sentimento della natura ,nell’altro la storia e la fantasia evocatrice .

Dietro del monumento troviamo dei arbusti e alberi ;allori, pioppi, cipressi e un bagolaro secolare. https://arte-4-you.com/2020/07/23/albero-monumentale-il-bagolaro-2/

SALA PIANO TERRA – MUSEO CIVICO DEL RISORGIMENTO

Il museo civico del Risorgimento è uno spazio espositivo dedicato principalmente al Risorgimento. La datazione dei reperti è ascrivile a un periodo compreso tra la prima discesa di Napoleone in Italia (1796) e la prima guerra mondiale (1918), con particolare attenzione ai cimeli legati al territorio.

Venne inaugurato il 12 giugno 1893 in una sala appositamente del palazzo Galvani. L’idea della creazione del museo era seguita al successo ottenuto dal “Tempio del Risorgimento” realizzato nell’ambito dell’Esposizione Emiliana del 1888. Fondatore e primo direttore fu l’ex-garibaldino Raffaele Belluzzi. Durante la prima guerra mondiale il museo raccolse testimonianze e memorie della “quarta guerra d’indipendenza” e soprattutto ricordi e documenti legati ai bolognesi caduti nel conflitto.


Nel 1990 il museo, affiancato dai depositi dei materiali museali e dalle strutture didattiche, venne trasferito nella sede attuale, al piano terreno della Casa Carducci, che fu l’ultima abitazione del poeta padre del mito del Risorgimento.

Nell’occasione venne realizzato un nuovo percorso espositivo.
Le vicende della città fanno da filo conduttore all’esposizione di cimeli, dipinti, armi, uniformi, bandiere, oggetti “patriottici” vari, corredati e completati da manifesti, stampe e opuscoli, provenienti dalla biblioteca annessa al museo. La biblioteca-archivio, specializzata in storia contemporanea (dalla fine del XVIII secolo alla Seconda guerra mondiale), raccoglie migliaia di volumi e opuscoli, periodici, centinaia di fondi archivistici, carteggi, stampe, fotografie cartoline, manifesti, documenti di storia postale e una ricca raccolta di tesi di laurea.

Porta Sant’Isaia eseguita da F.Biavati nel 1905 ,Modello in scala 1:50 .Oggi la Porta non esistente è stata demolita nel 1903.


La datazione dei reperti parte dall’età napoleonica (1796-1814), e passa alla Restaurazione (1815-1848), per giungere alle Guerre d’indipendenza italiane (1848-1866) e ai primi anni dell’Italia unita (1861-1914). L’ultima sezione è relativa alla prima guerra mondiale (1915-1918). Tutta l’esposizione è centrata sugli avvenimenti legati a Bologna e al suo territorio. Completano le collezioni una sezione di filatelia e di storia postale.

Festa dello statuo 1860 -il modellino ricostruisce parte di via Mercato di Mezzo(ora via Rizzoli) addobbata a festa e mentre è in corso una rivista militare realizzata dai studenti della scuola di scenografia dell’Accademia di Belli Arti di Bologna.

Cannone accanto al Museo del Risorgimento.

,,La casa dove abita Giosuè Carducci è quasi fuori della città, su le mura tra Porta Mazzini e Porta Santo Stefano. Si passa attraverso a via della Fondazza, a via del Piombo, ad altre ignote viuzze dai portici bassi, dal selciato tormentoso, a notte profondamente oscure e anche temute, così che mai gli amici lasciano oltre la mezzanotte il Carducci rincasare da solo. Ma in fondo a quella via stretta ed eccentrica un largo tra due siepi di verdura si apre, dando sùbito immagine di campagna libera: lì è la casa del Poeta. Al primo piano si passano tre camere dalle pareti coperte di scaffali e si entra nell’immenso studio. È una camera rettangolare che, a sinistra di chi entra, ha due finestre grandi su la valle del Savena senza vista di case. Come la porta rompe la parete da un fianco, proprio accanto alla porta è la lunga tavola dove il Carducci scrive, e presso la tavola in alto pende un ritratto grande della regina con la cortese dedica autografa. Tutto in torno, le mura sono coperte di libri disposti bellamente in ordine cronologico. Opere rare ed edizioni principi abbondano: massima gemma è una copia della Comedia nella prima edizione Aldina, dono di un ammiratore; la raccolta delle edizioni di Dante e di Petrarca è veramente cosa meravigliosa. Ma il Carducci più si compiace della sua collezione di opuscoli del risorgimento italiano, che è certo la maggiore d’Italia. Su la parete opposta alle finestre è uno scaffale a mo’ di [p. 8 modifica]cassapanca, che contiene i dizionarii; nel mezzo di esso sorge il busto di Dante, e dai lati in belle cornici i ritratti di Mazzini, di Garibaldi, di Hugo, di Mario e – reliquia dolcissima – una lunga ciocca dei capelli di Goffredo Mameli avvinta da un nastro di seta.” (Ugo Ojetti, Alla scoperta dei letterati, 1899)

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Tutte le foto sono state scattate al museo

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La coppia reale principe e principessa

Antica Abbazia di San Giovanni Battista di Valsenio

 Il complesso parrocchiale dell’Abbazia , costituito dalla chiesa, l’attigua canonica ed il cimitero è un luogo particolarmente attraente, ricolmo di pace, di serenità, di semplicità, spiritualità e di storia. l’edificio più antico dell’alta valle del Senio, conserva l’aspetto tipico delle chiese romaniche maggiori: struttura a tre navate con abside semicircolare. Si trova in provincia di Ravenna vicino ala strada principale a circa due chilometri da Casola Valsenio, in direzione di Riolo Terme. Appena passati sulla strada vi accorgerete senza dubbio della sua presenza.

Abbazia ha più di 10 secoli ma è tenuta benissimo grazie a tanti interventi di non solo ristrutturazione ma anche di ricostruzione fortemente voluti dalla popolazione locale. La chiesa è rimasta chiusa per circa 25 anni. Dopo che sono stati raccolti i fondi, grazie alla Regione Emilia Romagna, e con aiuto della gente locale nel 2009 cominciano finalmente lavori di recupero della chiesa. Dopo quasi 5 anni nel 2014 c’è stata una grande festa di inaugurazione…. Oggi possiamo ammirare il posto magnifico in tutto il suo splendore. Recentemente ci sono rivelati qui anche lavori archeologici che hanno portato alla luce  l’antica parte sotterranea in cui anche la cripta ,resti delle colonne e tre livelli di pavimentazioni ,vestigia della primitiva costruzione, databile tra tardo antico ed alto Medioevo. Inoltre sono stati ritrovati l’antico frantoio dei monaci benedettini in marmo rosso di Verona e una lastra marmorea d’epoca bizantina raffigurante una croce intrecciata sulla quale sono posati due uccellini.

I consistenti lavori di restauro effettuati nell’ultimo decennio hanno permesso alla Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Emilia-Romagna di realizzare una serie di indagini archeologiche .Per approfondire leggi 👉http://www.archeobologna.beniculturali.it/ra_casolavalsenio/abbazia_valsenio.htm

Monastero oggi splende anche grazie al lavoro di volontari. Si pùo visitare gratuitamente è gestito proprio dai volontari in cui il sig. Bruno Boni presidente della Pro Loco di Casola Valsenio vi accoglie con una grande gentilezza e vi racconterà la sua storia e vi farà da cicerone.

Bruno Boni

Visiteremo la chiesa ,la cripta, il chiostro e anche il presepe . Nel chiostro si trova un vecchio pozzo del 1500 con colonne che fornisce abbondante e fresca acqua sia per la casa sia per le cantine poste sotto il piano del chiostro.

Inoltre qui crescono varie piante in cui un bel albero di magnolia , lavanda che ha cresciuto spontaneamente ,altri fiori, le piante rampicanti ed piante spotnanee .Un microambiente dove stanno bene non solo le api ma anche un ospite molto maestoso -rospo comune (bufo, bufo). L’ho trovato immobile su un gradino delle scale che riposava al ombra .

,,Che bello ranocchio forse è un principe? Cosa dici se lo bacio?,, 😀- Ho chiesto il mio fidanzato .

Lui mi rispose un pò ingelosito😠 .Hmm ..Ce l’hai già !

L’ho preso e lo lasciato giù nel verde e gli ho detto ,,Si è vero io già ce l’ho mi spiace devi trovare un altra”….Ciao principe …….Cosi se ne andato ,mi sembrava anche felice fra le foglie umide e fresche.

Con la testa in su noteremo un vecchio campanile che rimasto intatto anche se la chiesa subì pesanti manomissioni durante i secoli .

A sinistra del chiostro si entra alla antica sagrestia ,cappella invernale e alla chiesa . La cappella nella sua rustica modestia, è uno dei pochi ambienti che ancora e rimasto indenne alle manomissioni; e infatti ancora visibile il vecchio pavimento in cotto.

Al interno della chiesa troviamo una statua della Pietà di terracotta di autore anonimo ,statua di S. Francesco opera di scultori faentini. (Ballanti e Graziani) e Madonna del Rosario.

A destra del chiostro ,dietro il portone si trova il presepe.

Storia

fonte-Comune di Casola Valsenio

,,Fu fondata dai Monaci Benedettini attorno all’anno 1000. Si pensa essere stato il primo nucleo abitato della Vallata del Senio. Non si sa da quanti monaci fosse abitato il monastero, ma la vasta mole della Chiesa e il fatto che si senta l’esigenza di creare alle sue dipendenze, a circa 600 metri a sud-ovest, una foresteria che si chiamerà “Il Cardello”, e che sarà, molti secoli dopo la casa paterna di Alfredo Oriani, fa supporre che si trattasse di una comunità di una quindicina di elementi sotto la guida di un abate.
Dal chiostro mediante una scala si accede alla canonica ristrutturata ed adattata ad abitazione del parroco, scomparendo così la sala capitolare e diverse celle dei monaci.
Sulla scala c’e un’edicola dov’era posta una statuetta della Madonna di foggia Bizantina, che ora è stata portata all’interno. Dal chiostro si accede, inoltre, alla vecchia sagrestia che oggi funge da “cappella invernale”. Pur nella sua rustica modestia, è uno dei pochi ambienti che ancora e rimasto indenne alle manomissioni; e infatti ancora visibile il vecchio pavimento in cotto.
La facciata della Chiesa, in stile romanico è stata recuperata dalle intonacature che l’avevano totalmente deturpata. Purtroppo la Chiesa subì pesanti manomissioni durante i secoli. Tutta la Chiesa era senza intonaco e non aveva che le tre facciate nude divise da otto colonne o pilastri per parte. La navata centrale terminava con il catino dell’abside affrescato. Oggi, in seguito a restauri non felici e rispettosi, è tuttavia possibile vedere il soffitto riportato a capriate, com’era in passato.
All’interno si conservano una pieta di terracotta in stile bizantino e una statua di S. Francesco opera di scultori faentini. (Ballanti e Graziani).”

Da questo link potete vedere in 3d tutta la chiesa

ABBAZIA DI VALSENIO-PARROCCHIA DI SAN GIOVANNI BATTISTA IN VALSENIO VIA CARDELLO 1448010 CASOLA VALSENIO

ORARIO APERTURA E VISITE GUIDATE:
orario estivo (maggio-settembre) tutti i sabati e le domeniche dalle ore 15,30 alle ore 17,30

LE OFFERTE RICEVUTE VANNO A SOSTEGNO DEL RESTAURO

PER VISITE INFRASETTIMANALI:
Informazioni Don Sante Orsani cell. 335 6534176
oppure Bruno Boni cell. 347 1714411 – Claudia Cavallari  335 6666744

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Scale monumentali nei palazzi storici bolognesi .

Scale a chiocciola ,scale elicoidali

La scala a chiocciola è un tipo di scala il cui percorso, circolare, prosegue con un andamento elicoidale. Spesso, il percorso si snoda intorno a un asse centrale verticale ,altre volte, manca invece il piantone per cui la scala si limita a girare intorno al cosiddetto occhio. Le scale a chiocciola vennero ideate e realizzate in passato per accedere in cima a torri e minareti. Questo avveniva a causa della loro principale peculiarità, quella di occupare poco spazio rispetto alle scale a rampe, tanto da arrivare a essere usate anche all’interno di colonne monumentali o pilastri. Grazie a questa caratteristica, sono tuttora utilizzate. Una scala a chiocciola può essere ottenuta sovrapponendo due rampe, ad esempio riservandone una all’ascesa e l’altra alla discesa. È questo, ad esempio, il caso della famosa scala elicoidale del Castello di Chambord l’introduzione di questa struttura doppia viene attribuita a Leonardo da Vinci)Le scale a chiocciola possono seguire anche un andamento a pianta quadrata.

la scala elicoidale presenta una struttura meno compatta e più imponente ,non ruota attorno al piantone si sviluppa seguendo il suo cosiddetto occhio, formando due eliche – una esterna ed una interna – che sorreggono il tutto. La sua forma ricorda quella di una spirale irregolare.  Non c’è il piantone centrale, a parità di diametro le scale a chiocciola di tipo elicoidale diventano più ampie nella gradinata, determinando un maggior comfort nel passaggio.

Palazzo Isolani

Lo scalone elicoidale di Palazzo Isolani (1550)in via S.Stefano 16.L’edificio, progettato da Giuseppe Antonio Torri nel 1708 ha una singolare scala elicoidale che risale al 1550 ed è attribuita a Jacopo Barozzi da Vignola, detto comunemente Il Vignola (Vignola, 1507 – Roma, 1573

palazzo Boncompagni 

Le scale di palazzo Boncompagni in via del Monte . .Largamente impiegata nell’architettura romana e medievale quando si trattava di sfruttare ambienti angusti e nascosti per superare più piani senza interruzioni, la scala a chiocciola venne proposta in soluzioni più ampie fin dal Quattrocento .A Bologna sono attribuite al JACOPO BAROZZI IL VIGNOLA scale , come quelle di Palazzo Boncompagni ,di Palazzo Isolani

Museo Specola

Scala a chiocciola della torre della Specola(1712 e 1726)

Palazzo in piazza San Martino-la scala a chiocciola

le scale a chiocciola

Palazzo Malvasia

scala elicoidale fu realizzata da
Gian Carlo Sicinio Bibiena (1750 c.) e decorata con statue in
stucco di Sisifo e Minerva eseguite da Filippo Scandellari.

Casa Rossini -Strada Maggiore

scala elicoidale

altri scaloni

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Monte Sabbiuno-Monte della Memoria

Il monte Sabbiuno è una piccola cima del basso Appennino bolognese, compresa in un lembo meridionale del comune di Bologna, pertanto facente parte del cosiddetto gruppo dei colli bolognesi.

La vetta del monte Sabbiuno, posta soltanto a 391 metri sul livello del mare, è tuttavia più elevata rispetto ad altri rilievi localizzati nei dintorni. Essa è raggiungibile direttamente dalla città di Bologna, dal cui centro dista circa 9 chilometri.

Il monte Sabbiuno è tristemente ricordato per via dell’omonimo eccidio perpetrato dai nazifascisti verso i partigiani nel dicembre 1944; presso la frazione Sabbiuno di Montagna un monumento ricorda tale evento, insieme con le commemorazioni annuali che si svolgono in questo luogo.

L’eccidio di Sabbiuno di Paderno

Fu l’uccisione, avvenuta il 14 e il 24 dicembre 1944 di quasi un centinaio di partigiani e prigionieri .

Il 14 dicembre 1944 un primo gruppo di prigionieri, comprendente partigiani la cui identità ed attività erano certi, venne prelevato dal carcere e condotto a Sabbiuno di Paderno, collina a sud della città. Qui vennero uccisi in massa a colpi di fucile. Alcuni corpi rotolarono lungo i fianchi della collina verso il Reno……..

Il 22 dicembre diversi carcerati vennero deportati nel campo di transito di Bolzano e nel campo di concentramento di Mauthausen. Molti non fecero mai ritorno. Un terzo gruppo di prigionieri fu prelevato dal carcere di San Giovanni in Monte il 23 dicembre e ucciso a Sabbiuno con le stesse modalità del primo gruppo….

Si stima che furono almeno 58 le persone uccise, ma – date le difficoltà nell’identificare i corpi – non è da escludere che siano avvenute ulteriori fucilazioni anche nei giorni successivi. Nelle esecuzioni vennero fucilate anche persone che non erano direttamente legate alla Resistenza.

La precisa identificazione del numero e dell’identità delle vittime dell’eccidio è resa difficile dalle contraddizioni presenti nelle poche fonti disponibili, nonché dalla difficoltà nell’individuare e identificare le salme.

Monumento di Monte Sabbiuno

Monumento ai caduti di Sabbiuno uno dei più importanti luoghi della memoria dell’antifascismo bolognese si trova a circa 9 km dal centro di Bologna , è un sacrario ai caduti della Resistenza situato nel parco collinare di Sabbiuno, all’estremità meridionale del territorio bolognese. Situato in via Sasso Marconi, tra i calanchi del Monte di Paderno.

Inaugurato il 2 giugno 1973, realizzato dal Gruppo Architetti Città Nuova (Letizia Gelli Mazzucato, Umberto Maccaferri e Gian Paolo Mazzucato) fra il 1972 e il 1973 e commemora i circa 100 partigiani anche perché non si è potuto ritrovare tutti i corpi delle persone trucidate. Uccisi dai nazifascisti fra il 14 e il 23 dicembre 1944 in quello che è conosciuto come l’eccidio di Sabbiuno di Paderno.

53 sassi, su ognuno dei quali è inciso il nome di un trucidato, più un cinquantaquattresimo per ricordare i quarantasette caduti ignoti……

Gli edifici colonici della vicina Cà Croce ospitano una piccola mostra(fotografie ,oggetti) sull’eccidio.

Un muro curvo di cemento a vista, alto come una spalla, che rappresenta lo schieramento dei soldati tedeschi: dentro le feritoie, ancorate con supporti cromati, mitragliatrici fuse, ricalcate da un modello del tempo, con fari puntiformi innestati dalla parte dello sparo. Il precipitare dei corpi nel calanco è riprodotto da rulli di filo spinato rosso che scendono fino a valle, dove è posata una croce bianca. Null’altro.
Vicino al casolare, nel piccolo spiazzo del parcheggio, un impianto mangianastri trasmette il discorso sulla Costituzione di Piero Calamandrei: finisce affermando che “allora non è una carta morta, ma un testamento di centomila morti, un impegno per l’avvenire, e se vogliamo andare dove è nata la Costituzione, dobbiamo recarci nelle carceri e sui monti dove morirono i partigiani, perché li è nata la nostra Costituzione”.
I massi sono un dono delle cooperative: li hanno scelti, uno per uno, nel bacino del Brasimone, presso Castiglion dei Pepoli, e trasportati gratuitamente. Gli operai hanno lavorato anche nei giorni festivi per recingere i sassi con piantine da campo, come dettava l’estro, in modo naturale.
Gli architetti insistono: “Questo monumento non è calato dall’alto, è un prodotto collettivo. Non è finito, ma aperto alla nostra partecipazione, continuerà a vivere se noi la faremo continuare, se no è una carcassa vuota e in sfacelo. Se noi saremo capaci di venire qua, di ascoltare, di guardare, di perfezionare, di portare avanti questi ideali, il monumento grazie a noi vivrà: vivrà di pari passo col nostro senso di democrazia”.
Invano tentiamo di indurli ad un discorso figurale. Lo rifiutano: “Volevamo evitare la magniloquenza, ma anche l’assenza di espressione. Quindi abbiamo deciso di sottolineare i luoghi con segni leggibili. Del resto, i luoghi sono già scolpiti in modo così tragico che sembrano essi stessi il monumento reale dei nostri morti. Il filo spinato rosso spunta dalla terra e riaffoga nella terra. La croce bianca è appoggiata al terreno, come caduta ”.
In effetti, il visitatore non ha niente da contemplare. È coinvolto, deve rivivere. Scende dalla collina costeggiando i massi, proprio come chi andava alla fucilazione. Il muro cementizio gli consente di mirare la valle con gli stessi occhi di chi sparava; le mitragliatrici sono collocate all’altezza giusta,“Questo monumento è il punto d’incontro e confronto dei passi dei partigiani uccisi con i nostri passi pesanti su di loro, di quello che loro hanno visto con quello che noi vediamo, di quello che loro hanno pensato con quello che noi oggi pensiamo. Tutti questi valori, queste considerazioni, questa partecipazione collettiva, questa realtà collettiva hanno determi-nato il monumento, che non è più monumento perché nessuna cosa conclusa poteva contenere tanta ricchezza umana.
Il monumento ora non c’è più, e resta invece il vero monumento: il territorio e la partecipazione umana”. (…)
Monumento dunque che non esiste per sé, ma prolunga la propria storia di lotta al fascismo. Spiace che Einaudi abbia stampato “Spazi dell’architettura moderna” prima che fosse completato: il secolare itinerario critico-visivo poteva concludersi con questo frammento paesaggistico, celebrando i moventi topici dell’azione architettonica.

IL TESTAMENTO NEL MANGIADISCHI

di Bruno Zevida L’Espresso, 5 agosto 1973

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ZAP e IDA

Ho incontrato per caso questa simpatica coppia di vignettisti Zap e Ida, Vincenzo Zapparoli( 65 anni) e Ida Cassetta( 55 anni) con il suo ultimo libro Wikibolario ,davanti alla libreria di Mondadori in via D’Azeglio.

,,Buongiorno bellissimi questi fumetti…..veramente buffi ”.Grazie ma lei è una fotografa ? Sig.ZAP mi ha fatto la domanda vedendo sul mio collo la macchina fotografica.

Subito dopo con un sorriso birichino….. è partito con la mano a disegnare dei tipi fotografi.

Uno con lo zoom esagerato che fuori esce ….😂 si chiama FOTO AMATORE

Nel libro troverete tutti i disegni

dal libro WIKIBOLARIO

Io aggiungerei anche la mia versione del fotografo

Perchè no a un fotografo naturalista?

Libro creativo con i giochi di parole accompagnato dalle immagini e personaggi buffi che strapperanno il sorriso anche a chi non ride mai. Un libro pieno di umorismo , antidepressivo e rilassante che fa morire dalle risate.

MONDO VINO – dal libro WIKIBOLARIO

CANE

dal libro WIKIBOLARIO

BABBO

dal libro WIKIBOLARIO

Ma dopo questo libro saremo tutti seri ,come diceva Fryderyk Chopin ,,Chi non sa ridere, non è una persona seria

Comprando il libro si poteva avere una firma particolare -un fumetto personalizzato ☺️

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Lucio Dalla tornato in ,,Piazza Grande” seduto su una panchina.

Più di 50 anni fa Lucio Dalla comporre una canzone ispirata alla piazza Cavour  ,,Piazza Grande” ,composta da G. Baldazzi S. Bardotti , Ron  oltre allo stesso Dalla.

Diversamente da come alcuni credono, la canzone, dedicata a un senzatetto, non si riferisce a piazza Maggiore, bensì a piazza Cavour di Bologna dove il cantautore ha anche abitato da giovane. Un attento ascolto della canzone parla, infatti, di “panchine” e di erba che non ci sono in Piazza Maggiore a Bologna .

Giardino pubblico (giardino Cavour)

Si trova in centro della piazza , realizzato nella seconda metà del XIX secolo abbattendo alcuni edifici del Cinquecento, sostituiti da altri edifici dotati di portici che circondano la piazza medesima.

La statua donata alla città

La statua di Lucio Dalla è stata realizzata in bronzo dell’artista Antonello Paladino è stata collocata (10.07.2021 ) in ,,Piazza Grande” di Lucio cioè in piazza Cavour con lo sguardo rivolto verso la sua casa natale con un sorriso malinconico …

Un giorno qualcuno gli ha rubato gli occhiali …

L’opera è una donazione alla città di Bologna .Il donatore cugino del cantautore, Lino Zaccanti però non era tanto d’accordo per la scelta del luogo, preferiva la piazza dei Celestini ,il posto più vicino all’abitazione di Lucio.

Nel 2023 al marzo è stata affissa la lapide commemorativa, sulla facciata della casa natale dell’artista in Piazza Cavour, è stata voluta dai cugini di Lucio e curata da Lucio Dalla Fondazione

“𝙇’𝙤𝙢𝙗𝙧𝙖 𝙙𝙞 𝙇𝙪𝙘𝙞𝙤”🎷🦅

L’opera è di Mario Martinelli è stata dedicata a Lucio Dalla , installazione in tessuto metallico, di altezza di 3,5 metri posta nel 2013 accanto al balcone del suo studio in piazza Celestini .

,,𝒮𝓊𝑜𝓃𝒶𝓃𝒹𝑜 𝒾𝓁 𝓈𝒶𝓍, 𝒸𝒾𝓇𝒸𝑜𝓃𝒹𝒶𝓉𝑜 𝒹𝒶𝓁 𝓋𝑜 𝓁𝑜 𝒹𝑒𝓁𝓁𝑒 𝒹𝒾𝑜𝓂𝑒𝒹𝑒𝑒, 𝒾 𝑔𝒶𝒷𝒷𝒾𝒶𝓃𝒾 𝒹𝑒𝓁𝓁𝑒 𝒶𝓂𝒶𝓉𝑒 𝒾𝓈𝑜𝓁𝑒 𝒯𝓇𝑒𝓂𝒾𝓉𝒾,,

L’opera è stata inaugurata 10 anni fa al primo anniversario della scomparsa di Lucio,(1 marzo 2013) Inizialmente l’opera doveva essere un’installazione provvisoria, ma l’affetto dei bolognesi e dei turisti verso il musicista era cosi grande che la possiamo ammirare ancora oggi .Già sono passati 10 anni ma la memoria rimane sempre viva è la casa di Lucio diventa un simbolo del patrimonio musicale che Lucio lascia alla sua amata città natale.

Piazza Grande

,,Santi che pagano il mio pranzo non ce n’è
sulle panchine in Piazza Grande
ma quando ho fame di mercanti come me
qui non ce n’è.

Dormo sull’erba, ho molti amici intorno a me:
gli innamorati in Piazza Grande
dei loro guai, dei loro amori tutto so,
sbagliati e no.

A modo mio
avrei bisogno di carezze anch’io.
A modo mio
avrei bisogno di sognare anch’io.
Una famiglia vera e propria non ce l’ho,
e la mia casa è Piazza Grande.
A chi mi crede prendo amore e amore do,
quanto ne ho.

Con me di donne generose non ce n’è,
rubo l’amore in Piazza Grande
e meno male che briganti come me
qui non ce n’è.

A modo mio
avrei bisogno di carezze anch’io,
avrei bisogno di pregare Dio,
ma la mia vita non la cambierò mai, mai
A modo mio
quel che sono l’ho voluto io.

Lenzuola bianche per coprirmi non ne ho,
sotto le stelle, in Piazza Grande
e se la vita non ha sogni, io li ho
e te li do.

E se non ci sarà più gente come me
voglio morire in Piazza Grande
tra i gatti che non han padrone come me,
attorno a me.
A modo mio
quel che sono l’ho voluto io.”

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