10 curiosità sui Giardini Margherita -Bologna

Giardini Margherita il parco cittadino più frequentato di Bologna, si trova a due passi dal caos cittadino. Con 26 ettari di terreno offre un rifugio nel verde dove  rilassarsi, riposarsi e ritrovare un contatto con la natura. L’apertura ufficiale venne celebrata nel 1879

1.Solitario -Albero monumentale ai giardini Margherita

Questa Sequoia sempreverde con la circonferenza fusto: 520 cm e
altezza: 37,4 m. è una dei pochi osservabili in ambito locale. Le sequoie sono piante poco frequenti nei giardini del nostro Paese e questo esemplare è una rarità . Per questo l’ho chiamato SOLITARIO

SOLITARIO

Lontano dalla sua terra ci ha preso l’abitudine .Cresciuto tre volte di più dei suoi amici verdi . Si sente importante e protetto .Qua ci si vive bene ,acqua sempre in abbondanza ,ci si diverte guardando via e vai della gente ,le tartarughe e le papere .Solitario solo perchè raro ma in realtà mai stato solo e abbandonato .cit-Aneta Malinowska

A Bologna in totale ci sono 7 alberi monumentali inscritti al elenco-
AMI -alberi monumentali d’Italia .

2.Strane presenze alle Serre dei Giardini Margherita – create con materiali di recupero

Alle Serre troviamo sette strane creature in varie pose 4 femminucce e 3 maschietti . Il primo maschietto sembra capo banda messo davanti a tutti con una posa amichevole come se salutasse dicendo ciao !.

Una è proprio una femminuccia in posa per farsi un selfie ..!

Le altre sculture sono in posa come se fossero la prima volta sulla terra per scoprire,curiosare ed esplorare …

Non sono solo i ominidi ma arte fatta dai rifiuti umani con un forte messaggio che porta a riflette sulla umanità e del futuro…..

Ma chi sono queste creature?

“L’alba dell’uomo” (2001)cosi si chiama il gruppo di sculture esposte alle sere di Giardini Margherita .Progetto era ispirato al film del regista statunitense Stanley Kubrick (1928-1999) “2001, Odissea nello spazio”.

Con questo complesso scultoreo scopriamo una versione degli ominidi in procinto di evolversi. La metafora dell’origine dell’uomo viene ripensata con gli scarti della sua tecnologia, attivando un confronto fra una tradizione che lavora al suo rinnovamento e un’avanguardia che riassembla i rifiuti del reale.

Opera è di scultore, designer e scenografo teatrale Simone Bellotti, nato a Bologna nel 1967, dove vive e lavora. Le sculture esposte rappresentano gli scimpanzé che stanno per trasformarsi in umani, rinascita dell’uomo dal degrado e disastro ambientale a partire dalla spazzatura con cui ha avvelenato la terra.Tutte le sue opere sono state fatte con materiali di recupero (ferro riciclato, sedie rotte, vecchie porte, travi, mobili vecchi ,vari pezzi di elettrodomestici ecc. .) Riciclaggio artistico di oggetti abbandonati che vengono utilizzati con uova nuova funzione e danno la vita alla creatività.

,,Con questo complesso scultoreo, Simone Bellotti ci offre una sua versione degli scimpanzè in procinto di evolversi, nel film “2001 Odissea nello spazio” di Kubrick, mobilitando una metafora dell’origine dell’uomo ripensata coi relitti della sua tecnologia, dove una tradizione che lavora al suo rinnovamento e una avanguardia che riassembla i rifiuti del reale, ci offrono la possibilità di attivare un fruttuoso confronto estetico, e forse perfino ontologico.”
(Tratto dalla presentazione del Professor Giorgio Celli tenuta in occasione dell’inaugurazione di una mostra il 9 luglio del 2004

3.Leone RENO

.

Un ricordo del passato ai Giardini MargheritaLeone in rete mettalica 100x175x175cm 2020- è fatto da un giovane artista Michele Liparesi collocata sul tetto dove una volta si trovava la gabbia dei leoni . Nel 1939 vennero donati, dai reduci africani della Decima Legio, due cuccioli di leone catturati in Etiopia, dove avevano combattuto. All’inizio degli anni 80 quando l’ultimo leone lascia la gabbia dei Giardini Margherita il piccolo zoo bolognese viene smantellato.
Il titolo dell’opera prende il nome da uno dei due primi cuccioli di leoni che furono regalati, nel 1938, da alcuni reduci dalla spedizione coloniale di Etiopia.

4.La capanna villanoviana ai giardini Margherita

Delle abitazioni della Bologna etrusca del periodo più antico (IX – metà del VI secolo a.C.) non rimane quasi nulla: erano infatti costruite con legno, argilla e canne, materiali fragili, che nel corso del tempo sono andati distrutti. Tuttavia il terreno ha conservato la traccia dell’abitazione sotto forma di una macchia di terreno scuro con ceneri, frammenti di vasi e resti di cibo: da questi resti gli archeologi riescono a ricostruire forma, dimensioni e struttura delle capanne.

L’idea di ricostruire un’antica capanna villanoviana a grandezza naturale è nata dall’esempio dei parchi didattici realizzati in tutta Europa per consentire al pubblico di cogliere con immediatezza ed efficacia aspetti della vita quotidiana dei popoli antichi.

La capanna è a pianta circolare, con un diametro di 4 metri e pavimento interrato per 80 centimetri. Per la costruzione delle pareti e del tetto sono state utilizzate tecniche tradizionali, in uso nelle campagne padane fino a poco tempo fa; probabilmente queste tecniche non differiscono molto da quelle adottate nell’antichità.

La realizzazione di questo progetto ha anche permesso alcune utili osservazioni sui modi di vita antichi. Ad esempio si è calcolato come utilizzando il lavoro di tre persone la costruzione della capanna sarebbe stata ultimata in non più di quindici giorni.

L’abitabilità è risultata eccellente: grazie alla forma circolare poco disperdente e ai materiali molto coibenti, l’accensione del fuoco nel focolare al centro della capanna permette di raggiungere rapidamente condizioni di benessere: poche braci sempre accese dovevano essere sufficienti per un buon riscaldamento dell’ambiente.

Inoltre questo tipo di costruzione ha una notevole durata: nella campagna ravennate infatti si conservano ancora capanne con il tetto di paglia costruite circa novant’ anni fa testo “Musei Bologna,,

5.Un sepolcreto etrusco

è ritrovato durante i lavori per la realizzazione del parco pubblico dei Giardini Margherita. Lo scavo condotto dall’archeologo Antonio Zannoni porterà alla luce 172 tombe etrusche, accompagnate da grandi stele funerarie riccamente decorate.

Tra il 1887 e il 1889 altre 22 tombe saranno scavate da Edoardo Brizio, tra le quali quella a cassone di blocchi di travertino, che rimarrà visibile sul posto.

In totale, nell’area dei Giardini Margherita, saranno individuate 236 sepolture, risalenti al VI-IV secolo a.C., spesso dotate di straordinari corredi, con vasi di eccelsa qualità.

In particolare, la cosiddetta Tomba Grande la più ricca del panorama felsineo.

6.Canale di Savena

Il canale parte dalla chiusa di San Ruffiflo e lambisce la base della collina di Monte Donato per poi distaccarsene e proseguire in direzione Nord-Ovest costeggiando le attuali via Toscana e via Murri), attraversando i giardini Margherita (alimentandone il laghetto)

Poi entra in città a porta Castiglione dopo avere alimentato, un tempo, alcuni mulini (tra i quali il molino Parisio ,il molino della Foscherara e il molino di Frino o “Tamburi”) oggi inattivi..

Molino Tamburi, ancora attivo negli anni ’60. Oggi è una scuola d’infanzia comunale.

,,Questo tratto scoperto del Canale di Savena, che attraversa i Giardini Margherita aperti al pubblico nel luglio del 1879,è stato oggetto di un intervento di sistemazione realizzato su progetto del 2019 dell’ingegner Roberto Ballardini su incarico del Consorzio della Chiusa di San Ruffillo e del Canale di Savena. ,,https://mappa.canalidibologna.it/giardini-margherita-2

7.Le Serre dei Giardini

Un posto perfetto pe chi vuole IMMERGERSI TRA ARTE E NATURA,PARTECIPARE AGLI EVENTI,LAVORARE,STUDIARE E STARE BENE tutti eventi sul sito https://leserredeigiardini.it/eventi/

Dopo un lungo periodo di abbandono questo spazio diventa un’oasi di verde e cultura con interessanti soluzioni architettoniche. Uno spazio rigenerato e centro culturale ibrido con 650 metri quadrati riqualificati delle ex serre comunali gestito da Kilowatt 

Il locale è stato costruito sul sito di ex serre, il cui scheletro è ancora ben visibile. È un posto dove gli studenti vengono a studiare all’aria aperta ,la sera c’è un’atmosfera molto bella, luci, musica in sottofondo con tantieventi organizzati . Nel bar si possono acquistare le bevande e cibo. L’offerta gastronomica è realizzata a partire da materie prime che rispettano la terrail lavoro – artigianale e manuale – di chi le produce e le stagioni. .https://leserredeigiardini.it/chi-siamo/

8.Chalet

Lo Chalet fino alla fine dell’Ottocento non esisteva. Questo sorgeva al posto dell’attuale Palazzina Liberty. Ma era stato costruito interamente in legno, così, poco dopo essere stato ampliato nel 1880, nel 1893 fu danneggiato irrimediabilmente da un incendio. Al suo posto venne realizzata la Palazzina Liberty. Il nuovo chalet venne costruito nel 1894 nella posizione in cui tutt’ora si trova.

9.La Palazzina Liberty  “Chalet Restaurant

La Palazzina Liberty viene costruita al posto dello chalet andato distrutto nell’incendio. L’idea era quella di creare un cafè-restaurant, molto più lussuoso del precedente, con sale sfarzose e terrazzi per ricevimenti.Progettata nel 1910 dall’architetto bolognese Edoardo Collamarini,

inizio del ‘900 immagine della collezione di Fausto Malpensa – Giardini Margherita – 2021

10.Statua di Vittorio Emanuele

 Opera del 1884 dello scultore Giulio Monteverde (1837-1917) –

Da allora la scultura sarà conosciuta come “il monumento all’erba”. Nel dopoguerra apparirà ricoperto da un grande mucchio di letame, ricordo dell’ultimo periodo di occupazione.

Con la fine della guerra nel ’45, la statua equestre di Vittorio Emanuele fu spostata da piazza Maggiore, come punizione ai Savoia per tradimento, e l’anno successivo si festeggiò la prima festa dell’unità.


Bologna, inaugurazione del monumento a Vittorio Emanuele, 12 giugno 1888. Foto Poppi, Fondo Belluzzi del Museo del Risorgimento di Bologna.

Scorcio di piazza Vittorio Emanuele nel primo decennio del ‘900. Foto della colezzione cartoline di Bologna di Fausto Malpensa

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